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SECONDA VISIONE
La giornata di serie A sembra un film già visto: il calcio va rifondato completamente
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 4 maggio 2010
Una sceneggiatura perfetta, da film di Sorrentino (ma Paolo, giacché l’omonimo del Chievo si fa passare la palla sotto la pancia contro il Napoli…): in un colpo solo Lazio-Inter mette in dubbio e in crisi (se ci fosse ancora un minimo di facoltà appunto critica) la serietà del campionato, il senso dello stesso, la questione degli “orari-spezzatino” cioè la non contemporaneità per interessi televisivi, la professionalità dei giocatori, il teppismo minaccioso del pubblico, la credibilità del baraccone nel suo complesso, l’immagine del Barnum Rotondo all’estero proprio alla vigilia dei Mondiali e con gli stadi tornati a riempirsi. E per gradire, la continuità meravigliosa con Calciopoli e ciò che accadeva nell’era Moggi.
ERA PAOLILLO. Oggi invece, e chissà quanti ne saranno entusiasti, siamo nell’era Paolillo, l’amministratore delegato di Moratti che ha dichiarato a match concluso e senza sorridere affatto (l’ho visto, vi giuro, l’ho visto con i miei occhi): “Non è stato un incontro per niente agevole” (le due negazioni affermerebbero... ndr). Probabilmente non rendendosi conto, nel tripudio per uno scudetto che porterà a casa meritatamente (è la squadra più forte, con la rosa più forte, l’abitudine a vincere nei confini e lo sconfinamento tanto atteso in Champions), di dire la cosa insieme più ridicola e più offensiva del mondo. Per lui, il club, la squadra, i tifosi interisti, l’evidenza ecc. Ma torniamo al 2 maggio e ripartiamo dal 5 maggio 2002 quando nello stesso stadio, ma di pomeriggio e mentre in contemporanea si giocavano Udinese-Juventus e Torino-Roma, si ebbe un’altra Lazio-Inter, finita molto diversamente. Tanto per fare memoria, era l’epoca Moggi, quando si diceva che il Nostro, da me fino ai recenti anni di raggiro della pubblica opinione chiamato “Licio” e non Luciano magari non a caso... reggesse le fila di tutto.
FACCHETTI.
Di quell’epoca parla Facchetti nei suoi appunti auto-grafi consegnati di persona dal figlio Gianfelice otto giorni fa ai due sostituti procuratori dell’accusa, a Napoli, Narducci e Capuano. Dice testualmente (Gazzetta del 1 maggio scorso): “Basta con l’egemonia di Juve-Milan. Basta con i soprusi. Basta con la beatificazione di personaggi che nulla hanno a che fare con la Chiesa (Moggi-Giraudo-Galliani-Carraro)”. Interessante, molto interessante. E non tanto per il riferimento confessionale di un uomo pio come Giacinto alla Chiesa e alla canonizzazione dei “mercanti nel tempio ” (questa sulla simonia pallonara è mia…). Quanto perché in quel quartetto c’è Galliani (titolare del Milan con Berlusconi premier e in quegli anni presidente della Lega dei club) uscito solo impolverato dall’inchiesta sportiva
e
pulito da quella penale. E c’è Carraro, all’epoca presidente della Federcalcio con Abete vice, uscito indenne dall’una e dall’altra. Cioè lo stesso gup di Napoli De Gregorio, che ha condannato in primo grado con rito abbreviato Giraudo, ha archiviato la posizione di Carraro lasciandolo addirittura fuori dal processo. Ohibò, la faccenda si complica. E si complica in direzione proprio della “discarica Moggi”, cioè dell’ex Licio oggi Luciano a fare da recipiente di tutte le colpe. E questo a mio modesto parere non va per niente bene.
Per tre motivi: 1) Perché non è giusto; 2) Perché chi è rimasto fuori si sta spartendo il bottino di Moggi con le stesse modalità di ieri, se usava in buona sostanza gli stessi metodi nel medesimo calcio; 3) Perché quando in ballo ci sono traffici tra la mafia e “pezzi dello Stato” tutti noi uomini di qualche fede, e magari tutti noi de “Il Fatto”, pensiamo che sia più grave la seconda parte, cioè i “pezzi dello Stato”. E secondo Facchetti chi sarebbero i “pezzi dello Stato”? Su, un piccolo sforzo… E non a caso dopo quasi quattro anni la Federcalcio è incerta se radiare davvero Moggi oppure far finta di niente (lo sapevate? Non è stato ancora radiato, quello di mercoledì scorso era solo un “parere” della Corte Federale e se viene radiato lui, viene via anche il resto…).
C’è Maggio e Maggio. Ma torniamo a quel 5 maggio che poi ci porta al 2 maggio 2010. Allora pensai e lo dissi nell’intervallo a Gian Antonio Stella, in tribuna, con l’Inter in vantaggio, che la Lazio avesse fatto opera di beneficenza, contro la Juve e per i tifosi contro la Roma. Secondo tempo. Nel secondo tempo l’Inter crollò nel caldo e nella sconclusionatezza di un Cupér pieno di punte e con un Gresko formidabile, ma per la Lazio… Così Stella scrisse giustamente che i disfattisti o i dietrologi come me erano stati puniti e sputtanati. A dire il vero, mi venne il tremendo sospetto che un tipo alla Cragnotti potesse vendere il primo tempo all’Inter e il secondo alla Juventus, ma è indimostrabile, credo pensiate che bisognerebbe domandare a Moggi… Invece feci la mia piccola inchiestina e scoprii (cfr. “Indagine sul Calcio”, Bur 2006) che la settimana prima di Lazio-Inter era stata una vera bufala per la squadra.
IL SERGENTE. Di Biagio raccontò che era addirittura andato da Moratti a esternare la sua preoccupazione per un gruppo che già non si allenava più e si dava per scudettato. Invece che sculettato. Quindi se la mia ipotesi era fantascientifica, lo stato di quella vigilia – Moggi o non Moggi, Carraro o non Carraro – lo fu molto meno. Perse una squadra sfatta, che come a tennis soffocata dal caldo e da una minima reazione della Lazio di Poborský nel secondo tempo si squagliò per la paura di vincere. Domanda: fu più serio quel finale di campionato o questo? Questo in cui lo stadio è pieno e tifa contro la Lazio? Questo in cui i giocatori vengono minacciati se “non fanno passa’ l’Inter e fanno vince’ la Roma”? Che cosa c’era di calcistico domenica sera? L’impegno, i gol dell’Inter, l’arbitro Bergonzi che sfilava in tenuta fucsia? E se fosse successo al contrario, con la Roma al posto dell’Inter vittoriosa senza colpo ferire, i romanisti sarebbero stati orgogliosi dei loro “eroi”? E la Sensi avrebbe detto come Paolillo: “Partita per niente agevole”?
TUTTO DA RIFARE. In conclusione: è l’insieme del mondo rotondolatrico che andrebbe sottoposto a revisione, da questa “mostruosa” Lazio-Inter all’arbitraggio del miglior esecutore di Collina, Tagliavento, in Atalanta-Bologna, in cui ha combinato un autentico disastro. So già che l’obiezione è: mica c’entra Moggi e la sua mafia arbitrale, sono solo errori in buona fede. Perbacco, ci credo.
ATALANTA. Spiegatelo all’Atalanta. Come è in buona fede il popolo laziale che vuol far perdere prima di tutto la Roma. Come è in buona fede chi considera tutto ciò di scarso interesse perché “penalmente irrilevante”. Nel frattempo quella faccia malata di un prisma-Paese malatissimo che è il calcio continua a mostrare la sua espressione più butterata. Ma se va bene così, almeno non lamentatevi: avete visto il calcio del presente e del futuro alla moviola, una specie di catch, o di wrestling. Buon divertimento.
o.b.
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