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AZZURRO TENEBRA
La spedizione italiana in Sudafrica parte tra i fischi Diritti tv: ancora a Sky nel "sollievo" generale
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25 maggio 2010
Il sabato l’Inter fa sfracelli grazie a un Milito in più. La domenica la Nazionale va al Sestriere in una doccetta di folla scontenta. Il lunedì quadriglia e minuetti di allenatori e soprattutto la sentenza del Tribunale Civile di Milano-sezione proprietà industriale- che respinge il ricorso di Conto Tv contro l’accordo tra Lega (Beretta e Galliani, non Bossi…) e Sky.Cominciamo da quest’ultima sentenza. Sembra che tutti,meno immagino Conto Tv, abbiano tirato un sospiro di sollievo: i 1149 milioni di euro per due anni,sostanza del summenzionato contratto, erano salvi. Salva la Lega,salvi i club di A, salva Sky, salvo il pallone in generale con tutto l’indotto degli addetti. Se il Tribunale avesse accolto il ricorso, andato bene in primo grado e respinto in appello nei confronti di un contratto che non aveva previsto un bando per altri contraenti, sarebbe saltato il banco. Un banco già abbastanza rotto, vicino a unire sostantivo e participio passato, così:
”bancorotto”.
Ora, è vero che si è mormorato a voce alta che dietro la piccola Conto Tv, un’offerta a luci rosse niente male e qualche partita “europea” estemporanea, ci fosse Mediaset in eterna competizione con Murdoch. Ma insomma, siamo seri: su un piatto della bilancia tutto quel popo’ di roba,il calcio degli italiani,il maggior diversivo contemporaneo dei loro umori, disgrazie, depressioni, bollette ecc., con una valenza politica stratosferica; sull’altro piatto Conto Tv e la concorrenza del mercato in un Paese notoriamente staliniano... Quale piatto doveva pesare di più? E infatti tutto resta come prima, e certamente né il calcio né i suoi mandanti e comandanti attueranno serie politiche di austerity e di trasparenza. Non è nel loro Dna. Stavolta ringraziano i giudici, la prossima vedremo (non mi meraviglierei che tra le righe nella motivazione uscisse qualcosa di originale, del tipo interpretativo di “ma figurati se quelli avevano tutti quei soldi, mica potevamo mandare fallito il pallone con una sentenza di puro liberismo giudiziario…). Nel frattempo riconosciamo che l’esperienza azzurra dei Campioni del Mondo è cominciata sotto i peggiori auspici. Lasciando stare le non convocazioni dei Cassano e dei Balotelli e invece le conferme di alcuni iridati in cattivo stato, c’è da un lato il pessimo rapporto con i tifosi montando sul pullmann, per cui per un autografo in più (nel caso,in meno) si rischia il malanimo ambientale cui credo tutti volentieri rinunceremmo,e dall’altro la gestione neurodelirica del fattore C e T. Che insieme fanno il Commissario Tecnico della Nazionale. La Federcalcio cercava da mesi un sostituto dell’ingombrante Lippi “riscaldato”, che infatti a lungo è stato sul “resto/non resto” dando un’occhiata alla Juventus come se fosse lui a decidere.
In realtà decide il gruppo Abete, nel senso dei due fratelli, di Della Valle, di Montezemolo e del sofisticato(!?!) Picwick al quale sono iscritti. Non meraviglia dunque che alla stregua di un riciclaggio ambientale anche antiestetico a vedersi si siano presi quel Prandelli ormai in odio alla proprietà della Fiorentina,così che la Federcalcio ha fatto loro un favore. La dimostrazione è l’esiguo contratto offerto all’ex Maestro bresciano oggi in disgrazia, che equivale a quanto un Mourinho all’Inter o al Real Madrid guadagna in un mese, forse meno. E mentre la Fiorentina continua il suo precipizio dellavallesco in un habitat di mercanti, impazza Corvino eroe del mercato (che con lungimiranza perse Balotelli per un appartamento negato alla sua famiglia…): non a caso ha venduto un Pazzini oggetto pregiato di questa campagna a ben 9 milioni di euro dichiarati dal Corvino stesso. Oggi ne vale 25. Un genio della finanza, esattamente come il suo mentore della Tods che aspetta Cittadelle vantaggiose e taumaturgicamente pretende anche di essere amato dai fiorentini. Temo abbia esaurito il bonus di fiducia accumulato in cinque anni con Prandelli, quattro buoni e uno mandato in vacca prima di sbolognare (cioè di sfiorenzare…) l’allenatore che aveva comunque costruito un ciclo. Adesso via anche Mutu, qualche acquisto discutibile, soldi che entrano con Vargas e il “progetto” viene portato a compimento. Il progetto di guadagnare a Firenze con la Fiorentina in immagine, pubblicità e magari anche denaro. Chapeau.
Pensare che con Prandelli un anno fa, o con Dunga oggi e tre acquisti mirati senza cessioni potrebbero giocarsi lo scudetto. Deus amentat chi si crede Lorenzo de’ Medici. Della quadriglia di allenatori, detto di Mourinho e Prandelli, fa parte Mihajolovic rivelatosi un comandante Arkan del pallone in panchina,destinato forse all’Inter, Allegri per il Milan e un denso sparigliamento a colpi di Marino, Guidolin, forse Gasperini ecc. Ma non possiamo ignorare l’Inter, e il suo Principe di Madrid. Perché va ricordato che questo fenomeno ha 30 anni e aveva già giocato prima in B con il Genoa, poi in Spagna e di nuovo in A sempre con il Genoa da cui è stato acquistato per una cifra assai rispettabile. La domanda è: ma dov’erano in questi anni gli occhiuti operatori di mercato? Dormono, sono incompetenti, o aspettano che le cifre salgano per guadagnarci da mezzani?
L’Inter dunque, e la commozione generale. Coppa strameritata, anche se il rigore non dato all’inizio al Bayern ha fatto pensare almeno due cose: 1) La porcheria dell’arbitro Ovrebo contro la Fiorentina e a favore del Bayern è stata vendicata…; 2) Se invece che l’Inter di Moratti quel favore l’avesse avuto la Juve di Moggi veniva giù il teatro. O no?
Ma è grave che la grande festa nerazzurra abbia mietuto anche una vittima, un accoltellato sessantenne per la lama di un coetaneo, è grave che sempre di più il calcio sembra supplente di tutta la vuotezza che c’è in giro in una sorta di sudamericanizzazione anche milanese che forse è addirittura improprio ormai definire così.
Si tratta della calcistizzazione del pianeta. Ed è rabbrividente. Meglio, molto meglio i 150 mila suivers domenicali del Giro sui tornanti e sulla vetta dello Zoncolan. Hanno rispettato i corridori, la loro fatica “vera” (vuoi mettere Basso con Milito, lo sforzo da fachiro con l’invenzione dell’artista…), sono saliti in cima per il gusto della corsa chiunque vincesse, hanno dato l’impressione di essere “loro”, non dei replicanti di una passione chiamata a supplire altro. Beh, vi meravigliate se sto idealmente con “quelli dello Zoncolan” anche se depreco tutto il doping del mondo?
o.b.
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