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TUTTE LE SALITE DI CESARE
I Della Valle scaricano il neo Ct azzurro Prandelli Intanto l’ex dopato Basso vince il Giro d’Italia

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 1 giugno 2010


È successo allo stadio degli Euganei di Padova, a un quarto d’ora dalla fine dell’ultima di campionato di B in cui il Brescia si giocava (e perdeva) la possibilità di salire in A senza play-off (certezza di 20 milioni di euro di diritti tv per cominciare…) e il Padova tentava di evitare i play out: si è rotto l’impianto di irrigazione ed è cominciato uno spruzzo diffuso e all’apparenza interminabile. Dopo qualche minuto è stata tappata la falla. Sembrava la ripetizione della cronaca in farsa della tragedia eco-petrolifera del Golfo del Messico, una top kill alla patavina. Ma forse esagero, nella calcistizzazione del mondo… Calcistizzazione che adesso con i Mondiali sudafricani conoscerà una sua nuova fase, con spettacoli in altura forse non esaltanti ma con cifre in pianura da capogiro per la Fifa, i padroni del pallone planetario. Incasseranno nel vortice vizioso di diritti tv-merchandising-sponsor, il triangolo delle Bermuda dove sta scomparendo il calcio giocato, circa 3,4 miliardi di dollari, il 47% in più che in Germania, quattro anni fa.

Le spese previste arrotondate dicono di 1,5 milioni di dollari. Grande affare dunque, nella globalizzazione del marketing rotondocratico che passa dalla Corea-Giappone di otto anni fa al continente africano. Del calcio del quale a Blatter, il Platini della Fifa, non “gliene può frega’ di meno”, mentre gli fa gola il palcoscenico e il mercato allargato di cui sopra. Con che cosa rispondiamo noi dall’Italietta? Con la Nazionale di Lippi sempre poco generosa con il pubblico degli affeziona-ti e con quella del futuro affidata a Prandelli, mentre ancora era vincolato da un contratto con la Fiorentina. La cosa si può leggere così: in Figc Abete e i suoi consigliori non volevano rinnovare Lippi per non riscaldare di nuovo la minestra, non hanno trovato negli ultimi tre mesi nessun altro che rispondesse alle caratteristiche del Ct di una squadra che rappresenta un Paese che va indietro anche nel pallone e vince le Champions senza italiani, e hanno abbracciato in extremis l’ipotesi Prandelli. Cioè un nome presentabile per un buon allenatore che doveva diventare il Ferguson della Fiorentina e che invece i Della Valle bros hanno scaricato senza pudori per poter trasformare la Fiorentina in una sorta di Udinese alla toscana, ossia un club che guadagna dal calcio come Pozzo fa da anni. Mica male per il famoso “progetto” dei nuovi Medici “marchiciani” che si saranno pure fatti da soli ma rischiano di fare adesso da “sòle” (alla romana , l’astro non c’entra…) alla città. Così Prandelli, che non sembra avere le caratteristiche di assemblatore come Ct e anche come trainer non ha mostrato i connotati del vincente ma solo le ottime qualità del piazzato, si ritrova a far da faro futuro al buio o alla penombra azzurra presente. Bella prova federa-le, un ripiego presentabile in un calcio che fa acqua da parecchie parti (cfr. l’idrante di Padova, le metafore sono sempre illuminanti).

Calcio che ha sfigurato per gli Europei del 2016, come sapete, con Platini, il Blatter continentale, che gongolava e sarcasticamente ricordava il nostro pallone degli ultras, dei debiti, degli stadi inadeguati ecc. E del resto quando ti proponi come Paese ospitante, non valutano lo stato dei tuoi trasporti, la vivibilità, l’ordine pubblico ecc. insomma il sistema-Paese nel suo insieme? E questo non è al momento (ma per quanto, ancora?) un Paese pieno di buchi neri e grigi? Voi l’avreste affidata all’Italia questa organizzazione? O l’Expo 2015 a Milano? O le Olimpiadi del 2020 a Roma? Con tutto questo erompere di “cricche” e di “gelatine”? Ma su, prima rimpannucciamoci e poi si vede, altrimenti siamo (sono) comunque sospetti: di che? Ma di un calcio che in realtà sia solo pretesto per altro, per i “soliti noti” che ci hanno ridotti in mutande o nel caso in calzoncini.

Calcio che deve ancora finire di rivelare la maggior parte della verità su Calciopoli, oggi di nuovo in aula di Tribunale a Napoli, con la spada di Damocle impugnata la settimana scorsa a Milano: da chi? Dall’Inter? Ma no: dal giudice per l’udienza preliminare sul caso Telecom/Tavaroli/dossier illegali, Mariolina Panasiti, che ha sollecitato la Procura ad altre indagini su questa “spy story” e sui mandanti delle intercettazioni. Mentre il loro responsabile operativo, Tavaroli, infatti patteggiava, il gup si incuriosiva su chi c’era dietro, modello “non potevano non sapere”. E chi c’era dietro per quel che riguarda il calcio, lo spionaggio telefonico illecito a spese di Vieri e non solo sue? Chi vi viene in mente della Telecom? E chi dell’Inter? Su, uno sforzino… Oppure anche la Panasiti “tifa” per Moggi?

E a proposito di tifo, come non ricordare il Giro d’Italia e le sue folle a siepe e a radura a decine e decine di migliaia, una città, sui cocuzzoli delle montagne? Come non considerare la bontà di un tifo e di una passione per la bicicletta che non prevede il tifare contro e che ha voglia di vedere in Basso e Nibali dei piccoli Gimondi o Pambianco o Balmamion o Adorni se Coppi e Bartali giustamente vanno lasciati in pace per un motivo e Pantani per un altro? Con Nibali che è il futuro se non fa scherzi e Basso che è il presente di una dignitosa epopea, dell’atleta caduto e risorto, del Lazzaro del manubrio che ha deciso di resuscitare grazie a una squadra che ha fatto un lavoro raro, completo, come non se ne vedevano da tempo.

E poi un Giro ben sceneggiato dalla sorte, con il fango di Montalcino o le fughe “orarie” de L’Aquila, e una corsa che invece di ridursi all’ultima settimana è sempre stata viva. E credetemi, i dibattiti tv non le hanno reso giustizia. Purtroppo Zavoli fa ormai un altro mestiere, e anche se i suoi “spezzoni” hanno fatto epoca i contemporanei godono dell’incultura sportiva e non quanto Sergio sguazzava nei libri applicati. Anche il ciclismo, come il calcio, sono metri di misura efficaci (a solo volerlo) del livello di analfabetizzazione di ritorno del Paese che ha perso gli Europei del 2016…

Pensate che mentre il tifo per il sudore e la fatica di chi pedalava non faceva danni agli atleti montanti a pochi centimetri, gli ultras della Juventus brutta-vano anche il ricordo delle vittime dell’Heysel, a venticinque anni da una immane tragedia e da un trofeo che non doveva essere ritirato. Come è sacrosanto che lo scudetto di cartone di Guido Rossi ritorni nel cartone, così quella Coppa gronda troppo sangue e troppo ne contiene per stare in bacheca. Andrea Agnelli chieda verità per il primo e come ha detto disconosca la seconda. Sarebbe un segnale di decalcistizzazione assai ben accetto nel Paese di Mastella.

La verità è che oggi l’Italia è assai più calcistizzata che ciclistizzata, che si tifa contro mentre le due ruote contemplano i misteri gaudiosi (le imprese) e dolorosi (il doping) di moltitudini che tifano a favore. Forse va rimessa in scala una piramide anche dei valori sportivi, del sacrificio, del rapporto tra mezzi e fini, che nel calcio è ormai stravolto da un pezzo e che nel ciclismo ogni tanto riaffiora. Adesso che in un Giro all’apparenza “umano”, cioè non palesemente truccato e intossicato, questi valori sono riemersi, bè, teniamoceli cari. Perché tra l’altro se è vero che Basso non è Coppi temo che anche tra gli azzurri sudafricani non ci sia poi tanto da scialare… Forse per questo il governo non ha posticipato a inizio luglio la manovra “lacrime e sangue”, la distrazione non è prevista.

o.b.

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