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UN CALCIO A PARTE
L’Italia, tra bavaglio e bavaglini

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 18 giugno 2010


Se lungo un percorso ormai dannosissimo e mediaticissimo il calcio parlato sta prendendo il sopravvento sul calcio giocato, cioè Galeazzi e Costanzo sono più insidiosi di Gilardino e Iaquinta specie se stringono troppo i denti, adesso sul calcio parlato sta prevalendo il calcio suonato. Come leggere diversamente la sublime querelle ospitata sul campo in sintetico del Rizzoli Stadium di Via Solferino tra il premio Nobel per la pace, certo Tutu, e il più noto commentatore di vicende televisive nostrano, Aldo il Grasso? Il primo difende le “vuvuzelas”, le trombette, come segno distintivo di una tradizione. “Sono sacre”, dice. Il secondo, smontando sia l’arcivescovo che la sua teoria, afferma invece che non siano per nulla sacre né tradizionali, ma solo un prodottaccio cacofonico che rischia di “far ricordare i Mondiali 2010 più per le trombette che per il gioco espresso”.

La cosa più curiosa in questa lizza tra il prelato e il recensore è che mentre il prelato dei nostri telecronisti se ne è sempre fregato, e forse deve a questa sua sordida indifferenza la sua serenità e il Nobel vinto, al contrario il recensor dei recensor di Bruno (Vespa) ha sempre fatto a pezzi la professionalità dei commentatori calcistici (e non solo). Adesso che Tutu, la comune sudafricana, l’orgia di vuvuzelas gli danno una mano sostituendosi ai commenti tanto deprecati dal medesimo così da cancellarli dalle nostre orecchie, se ne lamenta: come se il livello del gioco espresso, certamente inferiore a quello del Torino per cui tifa l’anti-Tutu, si fosse abbassato per qualche centinaio di migliaia di trombette. Strano, strano davvero…

Come è curioso quello che è accaduto finora agli arbitri: l’unica vera lamentela ha riguardato lo svizzero Busacca, dopo una passerella più che decente di “fischietti” dell’Uzbekistan, per il vernissage, e delle Seychelles. E quello che sorprende, qualcosa di veramente inedito sia per la storia dei Mondiali che per quella di Tutu e immagino dell’anti-Tutu, è che il Busacca sia stato severo oltre misura con i “Bafana Bafana”, leggi la squadra ospitante. Fin qui la leggenda e la letteratura inerenti il pallone avevano raccontato quasi solo di “furti” o “furtarelli” in favore della squadra di casa. Se ripenso alla Corea del Sud - discreta ieri anche contro l’Argentina di Higuain e non di Milito, malgrado la quaterna subita - dei Mondiali asiatici del 2002, e alle ruberie non tanto a danno dell’Italia quanto della Spagna, devo ammettere che o è cambiato il vento oppure il Sudafrica è talmente scarso che Mandela o no è stato dato per perso fin dall’inizio.

Indifendibile, anche da Busacca… Ma c’è ancora una partita… E nel caso venisse smentita una accertata tradizione casalinga, dovrei ripiegare sulla sua versione continentale. Altrimenti detto, neppure una squadra africana nei quarti, se non addirittura in semifinale? Stupirei parecchio. Nel frattempo sotto gli occhi di tutti, specie gli occhi dedicati alle partite serali, in attesa che le tre quotidiane diventino quattro, ecco i Signori della Tv mischiare il calendario dei gironi. Non si finisce più prima il turno di uno per cominciare l’altro, bensì si serve una fricassea di orari in cui il miscuglio è garantito. Sarà una strategia per confondere il gusto e distrarre dalla critica dallo spettacolo fin qui abbastanza povero, oltreché un modo di garantire ascolti con la partita serale tra le Nazionali prevedibilmente più seguite?

Di sicuro il calcio giocato si allontana, e fatichiamo a convincerci davanti alla tv che sia “il più bel gioco del mondo”. Il più grosso business spettacolare, certo. Ma almeno a suon di trombette. Ci aggiungerei anche un poco di pirandelliani berretti a sonagli, così, tanto per gradire. E intanto l’Italia di Lippi si ricompatta nel buen retiro in vista della straperfida Nuova Zelanda, neanche fosse l’America’s Cup, e l’Italia del bavaglio prende tempo e resta quella del bavaglino…

o.b.

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