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UN CALCIO A PARTE
Gattopardismo eterna malattia italiana
I problemi del Paese simili a quelli del pallore: Lippi e Abete peggiori dei ragazzi incapaci di battere i kiwi pubblicato su
Il Fatto Quotidiano del 22 giugno 2010
Se si voleva uno specchio delle vicende italiane che rifrangesse istantaneamente per tutti i compatrioti lo stato del Paese, eccolo servito: la Nazionale italiana, goduta prima da venti e poi ier l’altro da quindici milioni di telespettatori, si sfalda di fronte alla Nuova Zelanda, ultima squadra del ranking in Sudafrica, mentre nel frattempo in Italia succede altro. Che cosa? La “cricca continua” di “laici” e “cardinali”, Berlusconi che ci definisce senza sghignazzare “i più ricchi d’Europa”, sacche di miseria che stringono occupati, precari e disoccupati, Bossi che gioca con Brancher al Ct della Nazionale federalista ecc. ecc. Chi si sfalda prima, la Nazionale di Lippi o il Paese che essa rappresenta come Campioni in carica? E che attinenza c’è tra l’accidia penosa che mandiamo in campo e la spaventosa insensibilità che dimostriamo nei confronti della crisi di una società? E che altro nesso c’è tra i due contro-sentori di un’Italia in mutande nei due sensi, oltre alle accuse di Marchionne agli scioperanti “per vedere l’Italia” di Termini Imerese (accuse montate ad arte perché i polacchi della Panda non hanno una Nazionale qualificata in Sudafrica?) Vediamo. Poco da dire sulla penosa esibizione di Cannavaro e c. L’avete vista. Una squadra senz’anima e senza gioco, una squadra asfittica e vecchia anche quando è anagraficamente giovane, una squadra che sembra sempre sul punto di perdere e mai di vincere, una squadra che ha paura, come adesso in coro ripetono un po’ tutti.
Molto da dire sulla reazione post-partita di Lippi e di Abete, un Ct e un presidente che hanno giocato assai peggio finora degli stessi giocatori in campo. Lippi è stato capace di essere più offensivo di Iaquinta, Gilardino e Pazzini schierati insieme: offensivo per i giocatori rimasti a casa. Ha detto che non ha lasciato in patria fenomeni.
Dopo quello che sta combinando lui, almeno il buon gusto di tacere. Abete dice invece che non è con Cassano o Balotelli che si fanno i gol.
Altra ottima occasione per un silenzio contrito ahimé mancato: se la banda sudafricana non fa gol e i due citati invece sì, dunque per segnare bisognava portare un idraulico e un elettricista? Sorvolo su tutti i “Falli di confusione” commessi dal Ct e dai suoi terminali in campo. Quando l’approccio alla partita è quello che si è visto, ci sono errori più gravi di qualche uomo sbagliato o schierato in ruoli anomali. Di sicuro l’impressione che dà questa spedizione è quella che dà la classe dirigente del Paese: senza ricambi, senza reale meritocrazia, senza gusto del rischio, senza umiltà, senza autocritica.
È raro che una situazione riassuma in sé uno status generale: mi sembra proprio che la Nazionale del secondo Lippi riesca a tracciare questo affresco pericolante in modo splendido e compiuto.
È come se dal Sudafrica ci fotografassimo come Paese con l’autoscatto.
Ma questo, dicevo, è il secondo Lippi, il Lippi di mantenimento, il Lippi che con Cannavaro pensa al Dubai, il Lippi congedato dalla Federcalcio alla vigilia dei Mondiali dopo essere stato “sopportato” per mesi da quello stesso Abete che tanto lo aveva voluto, il Lippi per cui il Mondiale vinto in Germania è oggi un alibi e un pallone al piede (che nessuno sbatte dentro?). Il primo Lippi, ricordiamolo in un empito semiserio di giustizialismo alla carbonara o alla vaccinara, ha creato il “miracolo tedesco” quattro anni fa perché c’era in giro un tintinnar non di sciabole ma di manette: era l’epoca di “piedi puliti”, dello scandalaccio che aveva trovato in Moggi il vaso di Pandora di tutti i mali del calcio, separando chirurgicamente il Provenzano degli arbitri dal suo allenatore di riferimento per tanti anni, appunto Lippi, e dai giocatori vincenti in Italia e asse portante della Nazionale (come accade in parte oggi tra un anziano testimonial di profumi come Cannavaro e giovani dal talento rosicato come Chiellini e Marchisio). Allora bisognava chiudere in fretta la falla, con Abete vicepresidente federale del Carraro implicato e della Federazione commissariata. Adesso la falla, turata alla male in peggio senza che gattopardescamente cambiasse nulla, è dimenticata o quasi, e la Nazionale non è più in emergenza “giustizia sportiva” in attesa della giustizia ordinaria. Adesso questa Nazionale dopo l’exploit tedesco ha raggiunto il Paese in coma e ne rappresenta l’elmo di Scipio che tanto piacerebbe a Napolitano e ai 150 anni unitari che fanno il solletico a Bossi. Peccato che dentro l’elmo non ci sia più la testa, né in Sudafrica, in campo o in panchina, né qui da noi. Ed è, come scriverebbero valenti cronisti sportivi che spesso in tv si divertono a torturare l’italiano inteso come lingua e come telespettatore, “un’assenza che pesa”.
o.b.
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