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UN CALCIO A PARTE
Provinciali travestiti da Mondiali
Si sostiene che è il torneo delle sudamericane: Uruguay già ai quarti, Argentina e Brasile in grande spolvero. Ma è la fisicità a vincere sulla tecnica
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2010
A guardarsi intorno nelle patrie contrade sembra che sparita l’Italia sia diventato un Provinciale, e non più un Mondiale. Intendiamoci, non che fino ad ora si siano viste cose miracolose, essenzialmente per lo scadente livello e il montante livellamento del calcio planetario, assai più fisico e tattico che tecnico. Ma insomma, via, non esageriamo. Possiamo – e dovremo – continuare a trastullarci con gli eredi dell’“abatino” (come Brera, colto ma non così competente come si crede, chiamava ingiustamente Gianni Rivera, ancora oggi con più stile parlante di quelli che vanno in campo con i loro piedi giocanti spesso analfabeti). Abatino diventato “ebeti-no” per il povero Giancarlo Antognoni, bellissimo paggio a vedersi ma non esattamente da fuga dei cervelli al Cern di Ginevra quanto ad acume. Ebetini diventati “abetini” oggi in quanto tutti figli e nipoti di quella famiglia di Abeti che è rovinata sui Mondiali azzurri per colpa dei taglialegna slovacchi . Tiene duro Abete Giancarlo, e fa bene: perché dimettersi se sono in arrivo fasci di intercettazioni su Calciopoli che potrebbero farlo congedare d’ufficio? Pazientate, gente, pazientate...
Nel frattempo mentre leggete se sarà uscito agli ottavi anche il Ghana “semplicemente” per piede americano, non avremo più tra le prime otto squadre neppure una del continente ospitante. Che rimarrà quello che era, un teatro vuoto noleggiato per l’occasione come studio televisivo kolossal a suon di vuvuzelas. Tecnicamente, si sostiene che è il Mondiale (provinciale...) delle sudamericane. Sarà, con l’Uruguay già ai quarti e poi Argentina e Brasile ovviamente in grande spolvero. Ma se poi dovesse vincere un’europea come la metteremmo? Quindi vale la pena di vedere se il freddo e l’altitudine contribuiranno a selezionare in meglio o in peggio le squadre del Vecchio Continente ancora in gioco. Intanto nei quarti comunque va una tra Inghilterra e Germania, e poi immagino l’Olanda e la Spagna. O comunque il Portogallo. Quindi in ogni caso saremmo certamente a tre sudamericane e tre europee con il Paraguay probabile. E il calendario che poi si diverte a sfogliare i due continenti. Nei quarti si affronteranno tra loro con le squadre rimaste, e ci potrebbero essere in semifinale in teoria anche solo squadre sudamericane, o invece almeno tre squadre europee.
Continuo a pensare che la banalità di un Brasile vincente non mi convince proprio, e casomai penso all’Argentina di Maradona se non calerà le braghe a eliminazione diretta e il suo Mister non rilascerà dichiarazioni contro la vendicativa Fifa di Blatter (gli arbitri rimangono dei perfetti “sicari” e lo si è visto dopo un inizio incoraggiante da alcune decisioni orientate e proibitive, per ora neppure troppo rimarcate). Oppure all’Olanda, finora a fari spenti, pur se a rischio quarti con il Brasile. Il Brasile è predestinato per i Mondiali del 2014, che ospiterà. Meglio, molto meglio la novità “boera” con tutto il portato storico che rappresenta.
Basta così con le alchimie. Rimane il fatto che i Mondiali, che moltiplicano le loro occasioni televisive con il primo turno all’italiana che le riduce da 32 a sedici, trovano un degno corredo di pathos tecnico, agonistico ed emotivo (per la felicità dei bookmakers) solo con l’eliminazione diretta. Con essa ci saremmo risparmiati anche l’agonia della Nazionale rientrata nel silenzio e nel risparmio degli ortaggi vista la crisi. Dentro o fuori da subito, e si pareva subito la nobilitate di chiunque. Così ci restano quindici giorni di Provinciali travestiti da Mondiali per i tassisti romani che insistono: ”A dotto’ ma ‘sto Lippi nun poteva porta’ armeno Totti, invece de lasciallo qua a gioca’ coi telefonini?”.
o.b.
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