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MONDIALI
Quando la palla è rotonda (troppo)
Paraguay, Ghana, Uruguay: si fanno avanti i comprimari. L’Italia di Lippi può solo mangiarsi le mani

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 giugno 2010


Il Mondiale va avanti non ancora avvincente tra errori e orrori, alcuni dei quali vistosissimi, altri invece sotto traccia magari nascosti dalla troppa evidenza.

Un esempio di quest’ultima osservazione: prima del modesto Paraguay-Giappone (a dimostrazione di quanto avrebbe potuto fare un’Italia accettabile finita in testa nel suo girone), in tutti gli ottavi di finale si era segnato già nel primo tempo.

Da subito o dopo, ma nel primo tempo. Obietterete: embè, che vuol dire? Al massimo che c’era una sproporzione tra le contendenti, come in Argentina-Messico o in Brasile-Cile, nella prima delle quali ci aveva pensato subito l’italiano Rosetti con un gol concesso in palese fuorigioco. Pensare che Rosetti non ha a che vedere secondo le carte con la beata storia di Calciopoli, pur essendo l’arbitro di Lazio-Fiorentina: secondo le telefonate intercettate partita di grande interesse oltre che per i presidenti delle due squadre di allora (2005) e di oggi anche per i due designa-tori di allora, Bergamo e Pairetto, e del presidente della Federcalcio di allora, Franco Carraro, e del vicepresidente federale di allora e attuale presidente, Giancarlo Abete. Vedremo dalle novità dell’inchiesta e del processo. Ma restiamo in Sudafrica. Il fatto di segnare subito o presto in tutti i primi sei confronti degli ottavi finalmente a eliminazione diretta ci dice un qualcosa di solare e comunemente ignorato: ci sono stati molti più errori delle difese che prodezze degli attaccanti. In questa edizione si sono visti strafalcioni a iosa, da parte un po’ di tutti, fuoriclasse compresi.

Sarà il pallone “jabulani” pare molto più refrattario a traiettorie prevedibili per chi calcia o chi stoppa piuttosto che per chi deve parare, come si temeva alla vigilia. Sarà l’altura, che annebbia presto i muscoli in debito d’ossigeno. Sarà il calcio impippito di oggi, tanto affidato alla tattica d’aver tralasciato i fondamentali della tecnica anche per i campioni o sedicenti tali. Fatto sta che abbiamo assistito a una sagra degli errori resa evidente dal “dentro/fuori” del turno eliminatorio. Gli errori della difesa inglese per esempio gridano vendetta, anche se l’arbitro uruguaiano ha fatto da killer al risultato. Ma vale un po’ per tutti, anche per le squadre che hanno passato il turno. Per cui la variabile “errore” nel senso di errore marchiano potrebbe influire più del previsto anche sulle eventuali sorprese dei quarti, giacché (scrivo senza aver visto la Spagna) per ora non si può parlare di grandi sorprese. Tra gli “orrori” invece metterei la politica sportiva. Quella del presidente Fifa, Sepp Blatter, che impiega due giorni a cospargersi fintamente il capo di cenere per gli errori arbitrali e promettere i sensori di porta, dopo il misfatto di Larrionda e del suo assistente in Germania-Inghilterra. Sarebbe il minimo e certo non intaccherebbe la “storicità” e la “semplicità” delle 17 regole basilari su cui si regge da sempre il pallone. Piuttosto, vi siete chiesti perché Blatter e un po’ tutti tra i dirigenti sportivi esitano a introdurre novità che condizionino gli arbitraggi in un altro modo?

È una domanda retorica, lo confesso, che ha incorporata la risposta: perché appunto li vogliono condizionare loro senza bisogno di dividere i vantaggi con una macchina che complicherebbe le cose. I dirigenti sportivi, internazionali e nazionali, sono spesso “mandanti” di arbitri “sicari” che dipendono istituzionalmente da loro. Per questo non mollano, né nel mondo né in Italia.

Controllare i giudici è un potere: forse qualcuno dovrebbe spiegarlo a Berlusconi che non sembra averlo capito appieno... E i “fischietti” sono comunque giudici in calzoncini. A proposito di orrori e di dirigenti sportivi, se ne è dimesso uno, e non di poca importanza. Abete? Macché. Jean-Pierre Escalettes, onomatopeico presidente della Federcalcio francese, che ha imboccato le scale dopo il disastro sudafricano della medesima Nazionale. La Francia ha fatto la figura dell’Italia, ma l’omologo di Escalettes non si vuol far segare. Abete ha detto: eroicamente non mollo. Difendo Lippi, che ho cacciato prima dei Mondiali, e dunque non mollo. Io non c’entro. E poi da chi andrebbe a dimettersi? Escalettes aveva un ministro dello Sport con cui farlo, Abete dovrebbe prima telefonare al presidente del Coni, Petrucci, e al fratello Luigi in Bnl per eventualmente dimettersi da quello stesso segretario Rocco Crimi che da mesi corteggia per la legge sui nuovi stadi. In questo senso sarebbe stata benedetta l’attribuzione degli Europei 2016, un buon pretesto per rivoluzionare piani regolatori e farsi uno stadio qua e uno là, dove conveniva. A chi? Ma ai padroni degli stadi. Esattamente come è accaduto per i Mondiali di nuoto di un anno fa, con rinvii a giudizio e il passato remoto Malagò presidente del Comitato organizzatore degli stessi nonché del Circolo Canottieri Aniene che ha goduto dei finanziamenti a tasso agevolato per i primi. Perché per gli Europei di calcio avreste ipotizzato un destino diverso con le stesse persone?

E dunque se non gli arriva qualche altra mazzata perché Abete dovrebbe fare come Escalettes?

Non gli conviene e dunque resiste soprattutto per conto terzi. La vera difesa di Abete sono gli interessi che murano le accuse contro di lui meglio di quanto Cannavaro e sodali abbiano fatto in Sudafrica con gli attaccanti avversari.

E poi Abete ha preso Prandelli per levare le castagne dal fuoco a Della Valle che non lo voleva più a Firenze. Dopo tutte le menate del “progetto” fiorentino e del resto, Prandelli voleva una squadra mentre il club vuole far cassa, come è normale che sia a condizione di dirlo pubblicamente. Ma lo devono dire i Della Valle bros, non Corvino che è un dipendente. I responsabili sono loro, e devono loro affrontare con trasparenza la piazza dicendo la verità: la gallina deve farci le uova, mica giocare e basta.

Quindi Abete junior sta facendo da garante. Non possiamo chiedergli di andarsene. Lui, come Scajola, in fondo è da anni prima vicepresidente e poi presidente “a sua insaputa”... Sapete come vanno queste cose, non è vero?
o.b.

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