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UN CALCIO A PARTE
Polpi, bavagli e olandesi volanti
A poche ore dalla finale tra Spagna e arancioni, bilancio delle troppe incongruenze di un Mondiale dove il bel gioco si è visto poco
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 10 luglio 2010
Sappiamo come andrà, almeno secondo il polpo Paul del giardino acquatico di Oberhausen, che ha azzeccato finora tutte le previsioni dando del filo da torcere agli allibratori di tutto il mondo e a Maurizio Costanzo: vincerà la Spagna sull’Olanda, e stasera la Germania sull’Uruguay.
Sono pronostici calcisticamente inappuntabili, che il polpo divide con la maggioranza degli addetti ai lavori che fin qui non ne hanno azzeccate molte ma che qui sono già al 50% per forza di gravità, e non è male...
La pornodiva olandese che aveva promesso delizie orali ai suoi accoliti di Twitter in caso di vittoria di Robben e c., starà pensando:
1) Che peccato, mi rifarò investendo sulla mia professione, il gratuito in fondo sarebbe stato uno spreco;
2) Ma questo Paul, questo polpo, che tipo è? Sarà iscritto a Twitter, avrà il suo sito, forse potrei combinare qualche affare con lui...
Tornando all’oralità ma del calcio parlato, il livellamento constatato finora da un lato rende comunque incerta la finale per il terzo posto, polpo a parte, e dall’altra la rende ancora meno interessante se tutto si concentra sulle due migliori squadre in campo il giorno dopo.
E comunque almeno per la finale piccola conta la motivazione. Se la si gioca come fosse quella grande, è un conto, se invece è una diminutio o vissuta psicologicamente e subliminalmente come tale, è un altro. Facendo dei nomi, per l’Uruguay il terzo posto sembra avere comunque più valore che per la Germania, che potrebbe aver dato tutto e con un giorno di recupero in meno. Non solo: sarà costretta ad attaccare giacché l’Uruguay difficilmente le darà campo in contropiede, e quindi se non ha recuperato energie potrebbe sovvertire in negativo i pronostici di Paul.
Di olandesi e olandesine parleremo domani.Invece mentre si esalta il successo economico di questi Mondiali, dal punto di vista dei Padroni della Palla e dei lorosoci,nonsièlettomoltosenon affogato tra le notizie “sportive” di ciò che avviene e avverrà in Sudafrica a Mondiali spenti.
Non parliamo poi di tv e radio: il silenzio quasi completo, lo sport separato dalla politica, dalla società e legato all’economia solo negli aspetti trionfanti e imbonitori.
Per carità niente di nuovo se ci si ricorda per questioni anagrafiche di quando l’inviato del Corrierone, Paolo Bugialli, descriveva nel ’78 dall’Argentina che ospitava i Mondiali di Menotti e di Videla come e qualmente le cameriere fossero linde, pinte ed efficienti negli alberghi, mentre fuori forse stava accadendo qualcosa d’altro.
Questo discorso torna a fagiolo scrivendo all’indomani del black-out dell’informazione contro la legge-bavaglio. Ho già notato qui (cfr. “Un terremoto nazionale”, ne “Il Badante” di mercoledì scorso) che avrei piuttosto pensato a sbavagliare il bavaglio, che a rimarcarlo imbavagliandomi . Ma insomma, al di là delle opinioni divergenti, forse prendere spunto da questa giornata, da questo pericolo, da questa politica del bavaglio per ragionare anche di informazione sportiva mentre infuriano i Mondiali sudafricani non sarebbe del tutto sbagliato.
Perché non domandarsi tra le pieghe del bavaglino se la qualità dell’informazione sportiva è all’altezza dell’importanza sociale, politica e culturale (cioè sottoculturale) del fenomeno che racconta? Se lo racconta bene, in un italiano pregevole ed evocativo, se lo racconta tutto, se lo racconta in modo autonomo oppure no, indipendente oppure no ecc.?
Qui, salvoil caso di Calciopoli, di scommesse, di nequizie da giustizia penale a volte travestita da giustizia sportiva, le intercettazioni c’entrano poco o niente. C’entra piuttosto il Beneamato Caimano quando diceva da Milanello mesi fa: “Tutta la stampa dovrebbe fare come voi, come la stampa sportiva”, rivolto ai giornalisti che seguivano pedissequamente la quotidianità della squadra. “Voi fate bene il vostro lavoro raccontando gli aspetti positivi, che attraggono i tifosi e fanno vendere il giornale. Così dovrebbero far tutti e sarebbero contenti tutti”.
In attesa che “così facciano tutti”, una riflessione sul livello di questa informazione non sarebbe male. Per esempio, tornando precipitosamente in patria da un Paese e un Continente nero che rimarrà lontano, lontanissimo anche dopo i Mondiali proprio per questa “avarizia” nel raccontarlo, nella capitale, dove si dipana il filo di Roma e Lazio, quanto la stampa sportiva racconta di quello che sa? E nella “capitale morale”, per Milan e Inter? E a Firenze quanto è autonoma dai Della Valle la stampa che tratta faccende della Fiorentina (sono stati chiesti danni per 500 mila euro a un tal Prizio di un sito legato alla Fiorentina, che ha sempre smaltato le unghie del Patron salvo un giorno esporsi pro Prandelli e non essere del tutto appiattito nei favori alla Cittadella, su terreni sotto sequestro: la libertà anche solo una volta costa cara)?
E via così. Solo che queste sono questioni profonde dell’informazione assai più vicine all’autobavaglio che al bavaglio parlamentare, e quindi tra cani non ci si mozzica. Salvo che non ci sia un gatto che miagola tra di loro, rischiando il suo proprio pelo...
o.b.
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