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MONDIALI
Spagna-Olanda, la storia bussa solo una volta
Questa sera tra arancioni e rossi una prima assoluta per proclamare il vincitore di un torneo modesto: Casillas & Co. favoriti. Forse troppo

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 11 luglio 2010

Adesso che al polpo Paul, a Maurizio Costanzo, a tutti gli addetti ai lavori e ai livori e naturalmente ai book-makers che pronosticano nettamente la Spagna campione del mondo si è aggiunto un guru del calcio giocato e allenato come Cruyff, molto olandese “ma anche” molto spagnolo per le sue stagioni a Barcellona, dire il contrario sembra un “affare da screanzati”.

Il virgolettato è di uno dei massimi scrittori italiani del Novecento, Tommaso Landolfi, e suona esattamente così: ”Succiare l’universo come un uovo è un affare da screanzati”.

È quello che mi accingo a fare con il tuorlo dei Mondiali sudafricani, un colore che prende sia dall’orange che dal rojo, sia dagli olandesi che dagli spagnoli, stasera se ho capito bene in blu.

Dico Olanda preparandomi allo scorno di un pronostico arrischiato. Sulla carta la Spagna è più squadra, più vincente negli ultimi anni, con una più definita identità tattica come la Germania ha potuto inverare sulla sua propria pelle, con un tasso tecnico un po’ superiore misurato singolo a singolo specie grazie a Xavi e Iniesta.

Ha dietro di sé, a quel che pare, un Paese che ricompone per una volta (e guarda caso nel calcio) le sue frazioni, con giocatori che soprattutto tra il castillano e il catalano si ricompattano davanti alla Regina Sofia e a Zapatero affermando “dobbiamo vincere anche per far sentire meno la crisi ai nostri connazionali”. Ha un robusto tessuto di calciatori che giocano quasi tutti in patria, a partire dal blocco Barça.

Si trovano come si dice a occhi chiusi e hanno un tasso di palleggio davvero sudamericano. E naturalmente hanno finalmente l’occasione per vincere un Mondiale, come non è mai accaduto loro nella storia della competizione pur essendo la Spagna una grande del pallone. E allora? Dovrebbe essere semplice, la Spagna tiene palla e prima o poi segna, magari con fatica, ma segna anche perché non è esattamente la difesa il reparto più valido dell’Olanda. Già, ma qual è il reparto più valido dell’Olanda? La difesa spesso scoperta, no. Dunque il centrocampo? Ma è proprio dove la Spagna signoreggia. Allora l’attacco?

E’ vero, ha due fuoriclasse sulla trequarti e sulle fasce, rispettivamente Sneijder e Robben. Ma come possono bastare, se l’occhiuto e navigatissimo anche su internet Del Bosque, il Del Neri della panchina iberica, li farà marcare a uomo o qualcosa del genere e non arriverà loro se non qualche sporadico pallone? Come può non perdere l’Olanda, condizione matematica per cercare di vincere anche secondo il talentuoso Odifreddi? Bisogna forse ricominciare dalla domanda preliminare cui per sé la Spagna ha già abbondantemente risposto: che tipo di squadra è, l’Olanda?

Non lo sappiamo bene. Ha vinto a metà tra la superiorità e la fortunosità fin dall’inizio, non ha mai lasciato un’impronta vera, riconoscibile se non quando ha rimontato un Brasile fermo e incredulo di sé nemmeno fosse stato impietrito dalla Medusa, non ha mai dato l’impressione di essere una squadra armonica che avesse il controllo di un incontro o di buona parte di esso. Sembra troppo scalfibile per essere un insieme che colpisce di rimessa, e spesso troppo squilibrata per tenere il pallino specie se si troverà di fronte chi lo fa da sempre e con convinzione molto meglio di lei/essa.

Non è tanto travolgente in attacco da far pensare di esser capace di segnare sempre un gol più dell’avversario, e fortunate coincidenze diciamo così l’hanno tirata fuori dai cacofonici guai dell’Uruguay quando erano sul pari. Tutti motivi che si accodano al polpo tedesco, al polpo Maurizio, ai polpi allibratori e al polpo Johann. Eppure... A parte la condizione atletica in cui forse un giorno in più di riposo sulla Spagna deve aver giovato.

A parte la leggerezza di chi ha contro tutti i pronostici ma non è esattamente un’accolita di pellegrini. A parte il fatto che sono giocatori quasi tutti espatriati che però giocano in campionati e in Coppe di alto livello e conoscono bene i loro avversari. A parte che l’allenatore sembra un giovane tecnico sereno, non sotto pressione, che ha alle spalle uno che è stato un eccellente giocatore dell’Ajax prima e del Barcellona poi insieme al gemello (dico di De Boer, Frank), il che non depone a loro sfavore.

A parte tutto questo, non è ipotizzabile che l’Olanda trovi gioco e identità proprio nell’ultima partita, e giochi più e meglio di come ha fatto finora, che insomma “giochi davvero” in una partita secca? Che trovi o ritrovi le distanze, che il portiere non sia inferiore all’omologo Casillas, che l’attacco spagnolo condensato soprattutto in Villa non faccia più male di quanto dall’altra parte non si proponga di fare Van Persie? Che a centrocampo siano più veloci e più “cattivi” agonisticamente della pur splendida “falanje mediocampista” spagnola?

Che infine Sneijder sappia addirittura giovarsi della marcatura eventualmente rigida per mandare in porta i compagni come è accaduto spesso nell’Inter di quest’anno? E se non hanno dietro la Regina in carne ed ossa in loco, né una crisi spagnola da cui distrarre il “pueblo”, i Paese Bassi hanno però un modo di affrontare i cimenti sportivi che spesso si è rivelato giusto nell’atteggiamento e nella sta-mina. E storicamente se la Spagna ha fatto la sua parte anche la costola degli Orange di estrazione spagnola mica ha scherzato, arrivando in Sudafrica molto prima di questi Mondiali.

Era il 1600, passato da poco… Dunque, saremmo al “ritorno dei boeri”, gli olandesi contadini e zoccoluti come le loro donne, anche per una sola sera. Gli spagnoli che pregano, gli olandesi che ridono, due facce per una partita che ha l’obbligo, l’onore e l’onere di riscattare Mondiali calcisticamente modesti e merceologicamente ipertrofici. Non so se ci sarà “Madiba” Mandela allo stadio, nel caso dubito che si schiererebbe diversamente dalla sfilza capeggiata dal polpo Paul di cui ho già detto. E dunque se andasse da “screanzati” gli darei un piccolo dispiacere. Perché neppure l’Olanda ha mai vinto un Mondiale, dopo averlo sfiorato con merito nel ’74 e nel’78 perdendo dubbiosamente dalle squadre ospitanti e in Argentina anche dall’arbitro italiano: do you remember Gonella? Oggi c’è Webb
o.b.

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