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LA COLLINA DELLO SCONTENTO
Arbitri, errori, imbarazzi Sembra di rivivere l’epoca di Moggi

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 ottobre 2009

Una domenica in Collina, a respirare aria buona. Di pomeriggio e di sera. Subito i fatti, separati dalle opinioni….Durante l’edizione domenicale del Tg3 delle 19, dopo le partite pomeridiane e prima del posticipo Milan-Roma, un commentatore a me non del tutto estraneo snocciola il rosario delle deficienze arbitrali.

Che sia un genio o un farlocco, il tale comunque si domanda: “Di fronte a tutti questi errori, dal momento che lo scandalo di Calciopoli era incentrato sulla dipendenza degli arbitri da Moggi, tuttora defenestrato, ci dovremmo fidare della buona fede degli arbitri”.

Ossia sbagliano come prima se non di più, ma in totale libertà e indipendenza. E’ davvero il libero arbitrio. Ma in base a che cosa ci dovremmo fidare? Del fatto che estromesso Moggi è andati tutto a posto? Del fatto che il designatore è il miglior ex arbitro in circolazione, Pier Luigi Collina, molto discusso per alcune strane coincidenze da intercettazioni telefoniche all’interno di Calciopoli e per frequentazioni di dubbia opportunità? Del fatto che Collina viene retribuito con 580 mila euro l’anno, più le spese per le missioni, e quindi se viene pagato così tanto, e tanto di più dei predecessori inspiegabilmente, sarà perché è davvero bravo e onesto secondo la logica perversa di questa insensata contemporaneità?”.
Diffidenza allo stato puro.

Non si fidava, il succitato commentatore, semplicemente perché non aveva motivo di fidarsi. Questa intemerata è stata dunque un “fatto” basato su opinioni e su perplessità di antico stampo. Poco dopo l’arbitro Rosetti, con Collina in tribuna al Meazza di Milano, ne combinava di tutti i colori sbagliando per lo più e clamorosamente a favore del Milan, ma non solo, e comunque sbagliando sotto gli occhi dello strasalariato designatore.

Si dice, con ragione: sbagliano i giocatori, e nella fattispecie era ridicolo il tasso tecnico-atletico e in parte tattico almeno sulla sponda milanista esibito in campo dalle due squadre, la mediocrità fatta persone, ripeto specialmente il Milan dei nomi berlusconiani, volete che non possano sbagliare gli arbitri? E ho capito, ma i giocatori che sbagliano troppo vengono venduti, mentre temo che gli arbitri che sbagliano troppo subiscano la sorte complementare e opposta.

Tre ipotesi stordenti. Ci sono dunque tre generi di opzioni. La prima è quella che vuole i direttori di gara non abbastanza capaci, specie in un campionato spesso più equilibrato e livellato in basso dalla modestia generale di quanto non avvenisse in passato. Ma perché allora pago un Designatore tanto perché designi tanta pochezza? La seconda è quella classica, che ruota intorno non al sistema-Moggi come si riteneva e si ritiene nell’ignoranza e/o malafede, bensì al sistema-calcio, quello della politica sportiva, dei Carraro e degli Abete in una ideale (ideale!?!) continuità.

Gli arbitri si regolano secondo il loro senso di opportunità per fare carriera, come certi giudici,certi giornalisti, certi medici, come tante persone in ogni campo. Quindi hanno il fischietto viziato dalla loro sudditanza, come una volta, come sempre. Cercano la carriera all’interno del Palazzo, e tutto ciò è molto umano, assolutamente comprensibile.
Ma poi almeno non si parli di “regolarità del campionato”. Vince chi deve vincere, e di questo passo la categoria arbitrale sarà così omologata collinescamente che neppure un eventuale sorteggio totale garantirà il pallone dai suoi condizionamenti di partenza (di potere, di denaro, di mancanza di separazione tra poteri nella Repubblica Rotonda , esattamente come l’affabile Silvio vorrebbe che fosse nella povera Repubblica Piramidale).

“L’uomo delle istituzioni”. La terza ipotesi è la più affascinante e potrebbe anche contenere le prime due. Un “uomo delle istituzioni” come Collina di fronte ai rischi di ordine pubblico (al Meazza si preparava la bufera delle truppe cammellate milaniste, stufe del degrado calcistico della loro più autentica passione,una passione politico-elettorale a giudicare dagli esiti della cessione di Kakà…), di fronte al peso istituzionale di Palazzo (Chigi) del Milan, di fronte alla perdita grave per il sistema-calcio nel suo complesso di un Milan alla deriva, ha pensato di dover fare qualcosa. Una specie di “salvare il Paese”, o qualcosa del genere. E c’è chi l’ha fatto in vece sua.

Aridatece Moggi. E’ l’amara conclusione. Perché le nefandezze arbitrali non finiranno qui, né possono finire qui. Le squadre defraudate infatti cercheranno compensazione.

E sabato la Samp con il Bologna, e domenica la Roma con il Livorno tanto per dirne due a caso, se ce ne dovesse essere bisogno potrebbero, dico potrebbero, invocare un occhio benevolo, come dimostra l’ampio fascio di intercettazioni in Calciopoli, compresa la famosa telefonata tra Carraro presidente federale e Bergamo, con Pairetto allora designatore, in cui si spiegava che “la Lazio aveva diritto a…”. Basta consultare le intercettazioni, anzi propongo che questo giornale ne offra delle dispense in contemporanea al processo di Napoli sullo scandalo, tanto per fare un po’ di memoria.

Che fare, caro Lenin? Ah, difficile a dirsi. Ma in politica sportiva come nella politica tout court almeno questo si può sostenere: a salvarci non saranno coloro che ci hanno fottuto fino ad ora, è geneticamente al di sopra delle loro forze in una contraddittorietà che li polverizzerebbe. Ci vorrebbe un Cusani di dopo Tangentopoli, che ravveduto lavori per il volontariato assistenziale in carcere…Di sicuro sempre gli stessi, autentici o prestanome che siano, faranno seguitare il calcio nello stesso modo. Altro che tessere del tifoso!!! Contano le tessere di partito…Forse bisognerebbe chiedere a Moggi una consulenza vera...

E la Federcalcio? Nel frattempo archivia, archivia tutto con una solerzia operaia degna di miglior causa. Il farmaco dopante di Cannavaro? Archiviato con piccole code per i medici juventini (niente in confronto ai processi al medico Agricola, in latino contadino).

Il caso Papi, il guardalinee/commercialista di Prato, con Collina, un esercito di arbitri, una foresta di assistenti tutti nelle stesse carte tributarie? Archiviato. E via andare, come è già accaduto in passato quasi sempre, a meno che non convenisse fare come i gatti presciolosi, una zampatina e l’apparenza di aver fatto pulizia.
La verità su 4 ruote. Chiudo con Ecclestone in Formula 1, piena di pasticci come e più del calcio, con più soldi, assai meno sicurezza e la solita copertura-stampa.
Dice il tycoon amico di Briatore (con il quale non ha interrotto gli affari per una bazzecola come lo scandalo Piquet jr, di cui era certamente a conoscenza,come tutti o quasi temo…): “La morte di Senna ha reso ancor più popolare la Formula 1”. Una gaffe, poi smentita? Ma no, la pura verità di un branco di ottimati del Basso Impero che offrono il Colosseo ai plebei in cerca di emozioni forti. Forse ci vorrebbe Ecclestone in Federcalcio e Abete nel Barnum dei piloti...

o.b.

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