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    08
    mag.
    2017

    La gestione-Totti. È autolesionismo

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    Francesco Totti
     
    Francesco Totti

    Ormai da qualche settimana il calcio giocato è poco più che un pretesto per la campagna acquisti per giocatori e allenatori che ci aspetta in forze, con centinaia di milioni cinesi in arrivo. Ma a buon diritto forse l’epilogo di questo discorso dovrebbe incentrarsi su Francesco Totti, in uscita a quarant’anni da quella che è stata la sua casa marezzata d’erba. Non conosco bene né direttamente Francesco, ne ho una grande opinione come calciatore che ne fa fra i più intelligenti, se non il più intelligente, dell’ultimo quarto di secolo, ne ho vaga contezza di generosità e sensibilità sposata a un’ironia da advertising che negli ultimi anni, con o senza la moglie lo ha posto su un piedistallo mediatico. Certo, avesse evitato di sponsorizzare pure il Lotto avrei preferito, ma non si può avere tutto. Qual è il nocciolo di tutto il discorso? Che per avventura, fortuna, o caso, tu ti ritrovi in casa un bandierone che comincia a sventolare da teenager e non la smette più fino a quarant’anni rinunciando ad altre ipotesi di carriera più eclatanti e ricche (la sfilza potrebbe essere lunghissima in Italia, Spagna, Premier League…). E tu società AS Roma, la cui storia è costellata di qualche cosa buona e di altri aspetti vicini al ridicolo, non riesci in tutto questo tempo a “pensare” a Totti, pupone che sia, nel modo giusto, né per lui né per il club? Francamente non credo che ci sia stato un esempio di autolesionismo più clamoroso nella forma e nella sostanza come quello manifestato da parte della tribù di Trigoria, italo o anglo parlante che fosse, nei confronti del miglior manualizzatore con i piedi visto all’opera dagli anni ’90.

    Questo discorso non apre né chiude un “derby” a favore di Francesco o della Roma, derby nel quale l’ultimo che arriva mangiando un gelato dice la sua (questa non è mia, bensì di Diego Della Valle e rende l’idea): vuole solo stigmatizzare l’incapacità, l’inadeguatezza, la mancanza di scala di valori e molte altre cose ancora che la vicenda Totti ha evidenziato. Vi risparmio l’esegesi sulle incertezze del “Capitano”, che di errori ha avuto tempo per farne tanti, probabilmente illudendosi di essere circondato da gente migliore di quello che credeva. Così come, magari in una bella soffiata di calcio mercato, poco mi cale di contrapporre Spalletti a Totti, caratteristiche diverse, ruoli diversi, incertezze diverse, ego ipertrofici diversi. Credo comunque che siano stati capaci solo di farsi dei danni.

    Il vero motivo del recupero di questa storia, mentre il “pupone” ancora per poco fiuta l’erba del campo sotto gli occhi cagliostreschi di tal Monchi è che se hanno fatto questo macello con Totti, presumibilmente in grado di difendersi, figuratevi con gli altri: il calcio italiano è una landa opaca in cui competenze, sentimenti, emozioni, denaro, denaro, denaro finiscono in un buco nero in cui è difficile distinguere qualunque cosa. Mediaticamente non si ha nessun interesse a fare operazioni di trasparenza ed eccoci qua, con il caso Totti, dolente nota.

    Nel frattempo per il podio e per il terz’ultimo posto che ti mantenga in serie A, si continua a snocciolare il rosario. Di nuovo Napoli e Roma per la Champions, ormai agli sgoccioli, un friccico in più in coda per Genoa, Empoli e Crotone, matematicamente in ballo per salvarsi. Ci sarà chi si entusiasma al primo sangue per questo finale imprevisto, chi penserà a tutto quel mondo che si muove intorno al movimento calcistico facendo del campo il suo referente principale, ci sarà chi non potrà fare a meno di tenersi compagnia con i sospetti e gli “over” dei tanti gol segnati di recente, ci sarà chi gode della Spal in serie A dopo mezzo secolo perché ha fatto in tempo a veder giocare Dell’Omodarme. Tutto questo è calcio impastato insieme, “calciarie” che sostituiscono le primarie…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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