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EROS TERMINAL Eros Terminal
Il sesso, l'età, il potere


In libreria da giovedì 29 ottobre 2009
L’uomo senza nome, l’Innominato protagonista di questa storia, è sempre stato un uomo piacevole, anche oltre la soglia della maturità. Si è affidato a questa inafferrabile qualità della «piacevolezza» anche linguistica senza spigoli né contorni nel suo fortunato lavoro di pubbliche relazioni, e soprattutto nel suo rapporto con le donne. Una sorta di seduttore seriale, naturale e pressoché involontario. O forse un esploratore compulsivo di tutte le possibilità di eros, affidato a una leggerezza compiaciuta che lo allontani dal confronto con i buchi neri dell’esistenza e in definitiva da thanatos, la morte. L’avvento della Grande Recessione al suo esterno, e quella bestia insieme feroce e gentile dell’età dentro di lui, non hanno affatto cambiato il suo comportamento, e tuttavia sembrano pretendere da questo «eroe postmoderno» una diversa consapevolezza.

In un paesaggio da Blade Runner aggiornato e assediato dai replicanti di un’umanità svuotata, è come se la storia avesse fatto una inversione a U, o forse una semplice conversione, anche se la direzione resta incerta: perché il mondo si è fatto più brutto, più lento, più povero, più violento. Quello che lancia Oliviero Beha in Eros Terminal, nell’avventura psicologica e nella «fantascienza esistenziale» di ognuno di noi, è uno sguardo lucidissimo, affilato e compresso dall’autoironia sul nostro futuro prossimo. Un futuro interiore/anteriore talmente vicino da potersi scambiare per il nostro presente. .


I NUOVI MOSTRI
I nuovi mostriUn paese senza intellettuali, un'opinione pubblica imbalsamata, una democrazia svenuta
C’era una volta. C’era una volta chi si dava come compito quello di incalzare il potere e di controllarlo: un’élite temuta e ascoltata. C’erano una volta i “maestri”, i Pasolini, i Moravia, gli Sciascia, i Calvino, ma anche i Bobbio, i Galante Garrone, gelosi custodi del libero pensiero. E ora? L’Italia non potrebbe essere quella che è senza la complicità del sistema mediatico e grazie all’assenza degli intellettuali, “una categoria – scrive Beha – più del portafogli che del pensiero”. A cominciare dai giornalisti. Ma è il quadro d’insieme che preoccupa. (“Stiamo rispondendo a Obama con Geronzi”): un gigantesco concorso di colpa, che attraversa molte categorie professionali, in nome del denaro e in virtù di una normalizzazione della banalità da troppi accettata. Il resoconto di Beha, lucido ma non rassegnato, ci induce a reagire, così come molte associazioni di liberi cittadini hanno cominciato a fare. Contro il Golpe Bianco che ci sta svuotando. In appendice, le Resistenze ai Nuovi Mostri.

Prendendo spunto da questo mio libro abbiamo creato un gruppo in rete per le associazioni culturali che si oppongono all'avanzata dei "nuovi mostri" ovvero al degrado culturale che attanaglia il nostro paese.
Potete partecipare direttamente su www.inuovimostri.it

I nuovi mostri


COME SOPRAVVIVERE NELLA PALUDE DI ITALIOPOLI
Il la nuova edizione tascabile aggiornata, con l'introduzione di Beppe Grillo
Quando ho scritto questo pamphlet, nei primi giorni del 2007, e quando è uscito nella sua prima edizione, nel maggio successivo, tutto era già accaduto e tutto doveva ancora accadere. Come in un film western di una volta, nei miei ricordi di bambino, in cui dopo un quarto d’ora c’era già stata una strage di banditi e di sceriffi e tu eri autorizzato a domandarti che cosa potesse ancora succedere nel resto delle due ore canoniche, in sala. Succedeva, succedeva… E potevi uscire e scorrazzare per una Roma vivibile colpendoti il sedere con il palmo della mano per simulare il galoppo nella prateria…

Per scegliere il filone principale del discorso, una specie di sentiero nella palude che vi invito a visitare in queste pagine, mentre scrivevo c’erano già state le famose o famigerate scalate bancarie, da destra e da sinistra, con Fiorani o con Consorte all’ombra sempre di quell’integerrimo Governatore della Bankitalia che corrispondeva al nome del già prima indagato Antonio Fazio. C’erano già state quindi le intercettazioni nell’inchiesta su di esse, e stralci ne erano usciti sui giornali dell’anno precedente. Tutto ciò mi aveva finito di illuminare su di un concetto portante di “Italiopoli”, cioè la complementarietà oggettiva tra schieramenti politici di fronte ai loro vantaggi e privilegi. Non uguali, come origini, storia, formazione culturale, la sinistra e la destra nei due poli, ma peggio, ”complementari” nella realtà e più difficilmente percepibili come tali da un’esangue opinione pubblica: infatti se fossero stati avvertiti davvero come “uguali” tout court forse la reazione anche solo per disperazione alla “francese” con più di due secoli di ritardo sarebbe stata più vicina...
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IL PAZIENTE ITALIANO

Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi
Che cosa è successo in questo paese in due anni di governo Prodi dopo e prima di Berlusconi? Come abbiamo fatto a ridurci nello stato comatoso in cui siamo? Che ne è stato della politica, di maggioranza come di opposizione, ormai trasformata in vuoto marketing? E come reagiscono gli italiani a questa regressione di democrazia? Chi sono, oggi, questi italiani, o che cosa sono diventati? E che cosa si augurano per il loro futuro? Oliviero Beha porta in radiologia le "lastre" della realtà, quella vera e quella mistificata dai media, passando al vaglio un periodo fosco della Repubblica, a sessant'anni dalla sua fondazione costituzionale. La radiografia è impietosa, e coglie i passaggi tra politica e antipolitica, conflitti di interessi e svuotamento della giustizia, informazione-spettacolo e brutto spettacolo dell'informazione, patriottismo in calzoncini e Calciopoli, uno scandalo ancora tutto da decifrare.
L'Italia mafiosa di oggi, ma si teme anche di domani, che di solito viene occultata dalle convenienze e dalle dipendenze.

ITALIOPOLI, ROBA INCENDIARIA
Il libro che anticipa la Monnezza e Mastellopoli è giunto alla settima edizione
A partire dal mio pamphlet omonimo, quanto di meno anonimo esiste oggi in Italia... (leggere per credere, nda), vi propongo di intervenire per segnalare errori nel libro, sottolinearne aspetti, contestarne valutazioni, esaltarne (ollalà...!!!) risvolti particolarmente "ficcanti" ecc. Penserete: tutto in funzione della vendita di un volumetto. Errore madornale. Per vendere merce, provavo a imitare Moccia (ma sì, quello dei romanzi per ragazzi intesi come adulti previsti come consumatori vezzeggiati come animali da recinto, sia pure romanticamente concepito).
Così, invece, con roba incendiaria come Italiopoli, tento di non sprofondare nella palude anche questa omonima, per far circolare delle idee. Se non altro la mota intorno sarà meno immota, magari noteremo qualche guizzo.
Cose, animali, addirittura persone?
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Mah.
Aspetto notizie.
o.b.


INDAGINE SUL CALCIO - OLIVIERO BEHA, ANDREA DI CARO

BUR - 648 pagine - 12,00 Euro
Dai Mondiali del 1982 ai Mondiali del 2006. Una generazione di storie, personaggi, emozioni e bugie: un gioco appassionante trasformato in un intrigo industriale.

Dire la verità a volte è colpa gravissima.
Massimo D’Alema

Ho vissuto in un calcio corrotto, ho pagato stipendi in nero ed evaso le tasse. Ma ho fatto appena il 10% di quello che ho visto, a tutti i livelli. E sono l’unico finito in galera…
Ermanno Pieroni, ex presidente dell’A.C. Ancona


Se un arbitro è bravo a gestire la partita in un certo modo, tu perdi. E il 99,9% degli spettatori non capisce il perché.
Luigi Corioni, presidente del Brescia Calcio

L’Italia di Pertini e Craxi, ma soprattutto di Paolo Rossi e Bearzot. L’Italia di Berlusconi e D’Alema, di Totti e di Lippi. Che cosa è successo nel calcio e nel Paese negli ultimi vent’anni? Oggi come allora chi copre invece di scoprire? Partite truccate, arbitri venduti, calciatori drogati, morti sospette, inchieste insabbiate, affari sporchi ma anche leggende, grandi e modesti giocatori, storie di personaggi memorabili e dimenticati. Un romanzo di fatti e di sport ancora tutto da raccontare. Il diario di un tifoso deluso, che ama il calcio ma ne detesta la generazione.

Visita: http://www.bur.rcslibri.it



DIARIO DI UNO SPAVENTAPASSERI

Marco Tropea Editore
«Francamente, con tutto il bene che gli voglio, non capisco come possa Oliviero Beha pensare di lavorare ancora in televisione, o alla radio, o in un giornale mediogrande se continua a scrivere libri come questo.»
Marco Travaglio

Le cose accadono sempre più in fretta. Il pianeta, e il pianeta Italia, cambiano alla velocità del suono. La voce di un polemista di lungo corso del giornalismo italiano coglie e interpreta gli eventi che hanno segnato l’ultimo decennio attenendosi a un unico principio: il racconto più onesto possibile della realtà. Bush e Blair, il protocollo di Kyoto, l’11 settembre e la guerra in Iraq, gli ecoproblemi: ma se lo scenario mondiale induce a formulare ipotesi allarmanti, certo non si può trarre conforto neppure dallo spettacolo offerto dal nostro paese. Anzi, l’Italia raccontata in queste pagine sembra prigioniera di un movimento statico, per non dire che rimane ferma o, addirittura, che va all’indietro: nell’etica, nel senso civico, nella cultura, nella ricerca scientifica, nella modernizzazione, nel valorizzare il ruolo dei giovani e delle donne, nel costruire la propria classe dirigente. E il fallimento dello sport fa da specchio a ben altri fallimenti. In un resoconto che parte dallo scontro di dieci anni fa tra Berlusconi e Prodi – nel segno di un maggioritario imperfetto – per arrivare, oggi, alla sfida di Prodi contro Berlusconi con un maggioritario proporzionalizzato in extremis, non si tratta solo di chiedersi quale sarà il nostro destino dopo il voto della primavera 2006, ma soprattutto di rivedere ciò che sta dietro a termini come «destra» e «sinistra», in politica come nella società civile. Si tratta di ripensare i valori, i programmi, le priorità, i significati. Per capire come si può riscattare un paese sempre meno pensante, e meno allegro. Sempre più borghesuccio e reazionario. In questo diario minimo del nostro precipizio, Oliviero Beha combatte ancora una volta la sua battaglia contro la cattiva informazione, strumentale e asservita, e rivendica il ruolo cruciale del giornalismo vero, che non si piega alla necessità di schierarsi e neppure si lascia trattenere dall’autocensura politicizzata. Anche a costo di accettare l’esclusione, la ghettizzazione, a opera della stampa e della tv di regime. Anche a costo di far fare a chi lo pratica la figura dello spaventapasseri.

Visita: http://www.saggiatore.it



TRILOGIA DELLA CENSURA

Avagliano Editore
Trilogia della censura: vent’anni di inchieste tanto scottanti da finire al rogo
PER UN’APOLOGIA DELLA PAROLA LIBERATA
Oliviero Beha toglie finalmente il bavaglio a tre libri passati sotto silenzio
In tempi in cui la censura era più silenziosa e meno scandalosa, Oliviero Beha ne era già oggetto. È proprio a quel silenzio che viene ora sottratta questa Trilogia della censura (Avagliano, pagg. 440, euro 14,00), nella quale sono raccolti tre testi incandescenti, che finalmente tutti potranno leggere. Senza veli. Senza veti. Per riflettere.

Visita: http://www.avaglianoeditore.it



CRESCETE & PROSTITUITEVI

BUR - 176 pagine - 8,20 Euro

Io so. Io so i nomi dei responsabili [...]. Io so perché sono un intellettuale.[...]
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
Pier Paolo Pasolini

Manca l’aria. Un buio che oscura destra e sinistra senza distinzione. E una generazione orfana di valori e ideali. Che fine stiamo facendo? C’è stato un tempo in cui l’Italia poggiava su solidi pilastri. Era l’epoca della Ricostruzione, quella dei grandi “valori morali” su cui edificare un Paese nuovo. Dopo stragi, P2, mafia, scandali di ogni tipo, la nostra classe dirigente politica e intellettuale sembra incapace di uno scatto, alla ricerca del solo Potere, corrotta nelle parole e nei comportamenti. Questo libro è un accorato j’accuse contro l’immoralità che affossa il nostro Paese e che colpisce scuola, sanità, stampa, tv. La testimonianza di chi, come Beha, ha vissuto sulla sua pelle questo imbarbarimento. E giunge a una conclusione: ci stanno rubando il futuro. A meno di non fermarsi e recuperare quei valori assoluti su cui si fonda qualsiasi convivenza tra persone diverse: giustizia, libertà, cultura, onestà. Trovando un linguaggio per dirlo e crederci davvero.

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SONO STATO IO

Marco Tropea Editore
"In un’Italia ipercontemporanea, tanto caricaturale da sembrare vera, si aggira una strana figura di giornalista in crisi. In crisi esistenziale, per l’impatto con la cosiddetta età matura e le difficoltà del suo ruolo di padre. In crisi professionale, per la quasi matematica impossibilità di svolgere il proprio lavoro in condizioni normali, senza servire un padrone. In crisi politica, stretto com’è - e con lui tutto il Paese - nel referendum quotidiano pro o contro Berlusconi.
A un certo punto, la svolta. Un amico gli dà il consiglio giusto, compiere un’azione eclatante che serva da sfogo a lui e alla nazione: un attentato.
Da quel momento in poi la vicenda si snoda fra l’attesa e la preparazione, non solo simbolica, dell’impresa che dovrebbe cambiare tutto, dare un senso alla vita di chi la compie e della collettività che se ne gioverebbe.
Nella sostanza, Sono stato io è una ricognizione tra le macerie soprattutto culturali di un Paese che sta rapidamente regredendo, parte di un pianeta globalizzato, inaridito dal denaro, che sembra aver smarrito il senso del futuro, incapace di sopportare sia la guerra che la pace.
Nella forma è, invece, una sorta di montaggio cinematografico: come se un regista avesse deciso di girare un film i cui elementi - la trama, i personaggi, gli scenari - sono calati nella sua stessa quotidianità, dando vita a un “effetto realtà” che mescola di volta in volta in dosi differenti narrazione e riflessione. Difficile, quindi, decidere se Oliviero Beha abbia voluto scrivere un romanzo in forma di saggio politico oppure un saggio in forma di romanzo.
Certo il suo è un libro sincero e “impopolare”, che fotografa in presa diretta l’Italia che abbiamo sotto gli occhi, la stampa, la tv, il rapporto padri-figli, la degenerazione dei costumi e alla fine il gigantesco complesso di Edipo di un Paese schiacciato dal suo passato e alla ricerca affannosa di una strada, dritta o storta che sia."

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