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    17
    gen.
    2012

    Il Milan tiene Pato. Ma così perde la testa

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    La squadra più allegra della domenica è l’Inter, quella più triste è la Fiorentina: e se gli umori sono le conseguenze dei risultati ottenuti in campo, le cause rimandano immediatamente a fattori extra-campo, societari o parasocietari (o perfino “paraculi”, come vedremo). Nel caso dell’Inter, il club si è ricompattato intorno a Claudio Ranieri, il miglior meccanico riparatore che ci sia in circolazione, a qualunque latitudine. Dove arriva, Italia, Spagna, Inghilterra, ripara eccome. È competente, signorile, fermo, equilibrato. Raccoglie quello che semina e sa come trattare i giocatori. Sarà meno “nuovo” di Luis Enrique, meno spettacolare di Spalletti, meno vincente di Allegri (e forse di Conte perché la Juve resta in pool per lo scudetto), ma il testaccino dal capo di antico-romano continua a imporre proporzionalmente (a giocatori e situazioni) il suo laticlavio. Che c’entra con gli effetti extra-tecnici di cui sopra, lui che lavora sul campo in questo modo? Bè, direttamente c’entra con la sua capacità di tenere insieme le forze, nel club inteso nel suo insieme, come fece a Roma nel dopo-Spalletti. Il suo equilibrio consiste sì nel “riparare” meccanicamente il motore dell’automobile che guida, ma anche nel “riparare” cioè nel proteggere il gruppo all’interno della società e all’esterno di essa.

    Indirettamente il discorso si pone per gli sconfitti del derby, il Milan che poteva benissimo non perdere o vincere la partita essendo probabilmente superiore quasi sempre all’Inter. Quasi sempre: a condizione che giochi per vincere con la determinazione mostrata da Milito e soci, altrimenti può perdere. Poi elenca pure traversa, occasioni e possesso palla, elementi che non fanno primavera ma inverno. E di sicuro questo periodo il Milan l’ha passato mentalmente più in società (cfr. l’acquisto per ora mancato di Tevez, la cessione per ora rimandata di Pato…) che in campo. Non erano completamente nel derby, i campioni d’Italia, almeno di testa. E invece era tutta nel derby l’Inter smagagnata di questa stagione. Così è finita come forse doveva finire, e vedremo se con le squadre minori l’Inter saprà mantenere la stessa determinazione e concentrazione. Altrimenti per il titolo saranno sempre le due più forti in ballo, l’Imbattuta non Eroica e gli Harlem Globetrotters ad alto contenuto tecnico-tattico.

    Dietro, l’Udinese rimaneggiata ma sempre di alto livello spettacolare ha smarrito la strada. Ma nessuno a Udine ne fa una tragedia. È un incidente (evitabile) di percorso, ma il percorso è visibile e rispettato. Quindi non sono tristi. Casomai scontenti. Sostituite il sostantivo “progetto” a “percorso” e sarete arrivati in fondo alla delusione e all’incazzatura dei fiorentini (molto pericolosa perché non vogliono essere presi in giro) diffusa ormai in dosi industriali. Anche qui ovviamente il nocciolo sono i risultati e le prestazioni della squadra, che non migliora se non a lampi neppure con un maestro della panchina come Delio Rossi, almeno per ora. Sono però effetti di cause societarie, riflesse sul campo. Dall’autunno 2009 si è spaccata la proprietà della Fiorentina, perché non avevano avuto lo stadio come, quando e dove volevano. L’ho scritto qui allora, quando il cosiddetto “progetto” era in auge con Prandelli e la Fiorentina senza le mascalzonate dell’arbitro Ovrebo sarebbe giunta poi almeno tra le prime 8 di Europa in Champions: quindi andava tutto bene… Ma mi chiedevo allora, suscitando un Arno di equivoci da fiorentino esule, quale fosse in realtà il progetto.

    Ancora più chiaramente: se i Della Valle avessero chiarito pubblicamente “non siamo dei mecenati, non montatevi la testa, lo facciamo per guadagnare in termini di marketing e di immagine pubblica e pubblicitaria, ma ciò che conviene a noi lo faremo convenire alla Fiorentina, quindi ai suoi tifosi, quindi alla cittadinanza ecc. ecc…”, adesso la vicenda non sarebbe finita a proteste, minacce, reazioni, foulard a rischio incenerimento… Invece per tutto questo tempo dai a menarla col “progetto” invisibile che nascondeva un legittimo, ripeto legittimo affaire parallelo, senza un minimo di senso del futuro. Altro che Prandelli “Ferguson italiano”! Via via secondo il braccio di ferro con il Comune per un nuovo stadio magari travestito da outlet urbano si è andati avanti a fari spenti, lasciando solo compiti di “copertura” a dei mezzosangue dirigenziali palesemente incongrui. Puoi anche regalare Frey e Mutu, o come sta per accadere Montolivo, a parametro zero per risparmiare i loro stipendi, ma devi avere in testa qualche idea. Puoi cedere Gilardino per lo stesso motivo, ma devi aver pensato al buco prima, non dopo: sempre che ti interessi far funzionare la Fiorentina come veicolo (ripeto legittimo) del tuo “core business” aziendale. Ma lo devi dire. Se i tifosi arrivano a capirlo da soli, forse non sei così furbo, Batman…

    Postato da Redazione
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    luca .
    20/01/2012 alle 01:15
    E' vero lo dovrebbe dire anche sirvio, chè non è un mecenate. Infatti vuole vendere Pato (dopo aver venduto kaka), e non vuole mettere altri soldi nel calcio. Compra giocatori a prezzi stranamente ribassati per risparmiare sui giocatori.

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