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    24
    mag.
    2012

    Sorprese (credo positive) nell’uovo di Pasqua delle amministrative: ma di che qualità è la cioccolata?

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    ilboom

    “Il boom” è un film del 1963 di Vittorio De Sica, collegato ovviamente al periodo storico dell'Italia lanciata sulla strada dell'industrializzazione/modernizzazione (cfr. il mio “Il culo e lo Stivale”, in libreria): il protagonista, Alberto Sordi, si deve vendere un occhio per far fronte ai debiti di una vita al di sopra dei suoi mezzi. E' il film del “miracolo economico”, evocato (il miracolo, non il film…) dal presidente Napolitano per “recensire” il voto a Grillo e al M5S due settimane fa, al primo turno: conosco solo quello, ha detto il primo cittadino. Forse oggi, dopo il deflagrante successo di Grillo e dei suoi al ballottaggio, tra sindaci e voti, Napolitano dovrebbe dare un'occhiata ma appunto con entrambi gli occhi alla situazione, perché Alberto Sordi incombe…

    E' stato un fine-settimana bestiale, in cui la realtà si è come ammutinata contro se stessa e l'interpretazione che ne viene data,sia la realtà della cronaca che quella della natura. La bomba a Brindisi, la tragedia di una sedicenne morta così, l'escalation delle indagini fin troppo “mediatiche”, malattia da cui sarà difficile guarire, con grande smercio di opinioni di mafiologi pronta cassa magari incongrue di fronte ai fatti ma espresse lo stesso con clamore savianesco e tripudio di telecamere e microfoni con genitori affranti per quei tremendi “mi dica che cosa prova” che venivano loro domandati. Poi il terremoto: un Paese sismico fino al midollo ma tra i primi 8 del mondo (vedi Camp David) non riesce a scrollarsi di dosso una storia di costruzioni inadeguate, e c'era pure il rischio di una legge che per un pelo non ha fatto in tempo a trasformare gli evacuati in “non assicurati”, mutando il danno in beffa.

    E poi il voto: a sorpresa? Fino a un certo punto. Anzi è stato consequenziale al primo turno, che a sua volta aveva espresso un orientamento di ripulsa nei confronti dello statu quo, tanto caro alla classe politica e più in generale a quella dirigente del Paese (finanziaria, imprenditoriale, banchiera, giornalistica ecc.). Ma mentre il Movimento di Grillo raccoglie quello che ha seminato da anni pur tra polemiche, equivoci, contraddizioni ecc., forse un ragionamento sul voto va fatto oltre i lai (pochi) di chi ha perduto cercando di mischiare le carte e oltre gli squilli di tromba di chi ha vinto e scolla la vittoria dal contesto. E dunque: non è andato a votare quasi nessuno, i conti sono presto fatti. In confronto al primo turno, una “moria” elettorale. Chi può dire davvero di aver vinto in queste condizioni? Ma come, si affidano al voto come massimo strumento di democrazia, ai seggi non va quasi nessuno e chi ha vinto gode? Obietterete: anche Grillo gode. Non è la stessa cosa. E' più che probabile, e con ogni evidenza, che il M5S abbia attirato al voto molta gente che altrimenti non avrebbe votato, e mi rifaccio come esempio onnicomprensivo al nuovo sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che alle domande dopo il primo turno sul fatto che si aspettasse o meno i voti della destra, rispose testualmente (lo riportavo anche qui due settimane fa) che contava sui voti di chi non era andato alle urne.

    Ma per tutti gli altri, sia il Pd vincente che il Pdl perdente, si tratta invece come sempre di una ricognizione elettorale tra le macerie, purtroppo in Emilia oggi non solo metaforiche. E' una democrazia malata, malatissima, in cui la garanzia del voto sta sbiadendo dopo anni e secoli di “comitati d'affari” e forse va rivista tutta la situazione. Bisognerà pur continuare a chiedersi perché siamo finiti così male: se non lo facciamo ora, quando lo faremo? La cioccolata può diventare subito qualcosa dello stesso colore…

    jfdghjhthit45
    Postato da Redazione
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