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    21
    ago.
    2012

    Il cambiamento politico dietro il processo a Gu Kailai

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    Gu-Kailai

    di Francesco Sisci, Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2012

    Pechino. Gu Kailai era accusata di aver ucciso l’uomo d’affari britannico Heywood. Processo lampo in Cina: la moglie di Bo è colpevole. Dietro l’omicidio potrebbe esserci una questione di soldi ma non è da escludere che il businessman fosse una spia

    Poche cose marcheranno il futuro della Cina più del processo che si è aperto in questi giorni nella città interna cinese di Hefei, lontano dai media internazionali, contro Gu Kailai, moglie di Bo Xilai, l’uomo che avrebbe voluto riportare la Cina sul sentiero del neo maoismo.
    Dopo la morte di Mao, nel 1981, fu il processo ai suoi fedelissimi, la famigerata Banda dei 4, che sancì la decisione politica del Paese di avviarsi nella politica di riforme economiche.
    Una cosa simile accadrà nei fatti intorno a Gu Kailai, la cui condanna potrebbe suggellare dopo tante difficili polemiche e dibattiti interni la decisione del partito di lanciare le tanto sospirate riforme politiche.
    Ciò non toglie o toglierà che le accuse contro Gu – non contestate dalla diretta interessata – sono vere e ben fondate, perché hanno certamente dovuto passare il vaglio dei tanti alleati politici di Bo Xilai, messi all’angolo dalla quantità di prove. Gu è infatti accusata di un crimine nefasto: avere ucciso il cittadino inglese Neil Heywood.
    Il movente dell’omicidio è ancora incerto. La vulgata corrente a Pechino oggi afferma che sia stata una questione di soldi. Heywood mandava all’estero il denaro della corruzione di Gu e Bo e aveva chiesto una percentuale maggiore, per tutta risposta è stato ucciso. Segno di squilibrio oltre che di arroganza: perché uccidere qualcuno quando basta pagarlo? Si sa infatti che nel momento in cui si riciclano il denaro il servizio non è gratis.
    La storia potrebbe essere più complicata, secondo una seconda tesi. Heywood è in odore di spionaggio, a questo farebbe pensare il frettoloso silenzio con cui la diplomazia britannica accetta che il corpo di Heywood, uomo di 41 anni in buona salute, sia cremato ad appena 48 ore dalla morte.
    In un regime popolato di fantasmi e sospetti, come quello cinese, solo questo odore più o meno vago di spionaggio potrebbe essere stato sufficiente a mettere in moto la complessa macchina politica che ha deposto Bo e starebbe avviando le riforme politiche. Se Heywood è una sospetta spia infatti Bo diventa un sospetto traditore, colpa imperdonabile per qualunque cinese, tanto più per qualcuno come Bo, portabandiera di una ideologia nazionalista e populista.
    In altre parole Bo diventa l’uomo che si atteggia a nazionalista e anti occidentale di giorno per poi essere in combutta con spie occidentali, e quindi colpevole di alto tradimento, di notte.
    Vera o falsa, questa seconda versione è più che sufficiente a spingere il governo sulla strada delle riforme politiche e dell’apertura all’occidente, perché dimostra che i veri traditori della patria sono o possono essere i nazionalisti, e i veri interessi nazionali sono nell’abbracciare il mondo.
    Rimane però troppo delicata per esporla al pubblico in un’aula di tribunale o sulla stampa. Questa versione può essere ricavata da sospetti, flebili deduzioni, difficile, infatti, che Pechino abbia prove inconfutabili al riguardo o un’ammissione scritta da Londra che dica: sì era una spia, e anche in quel caso gli alleati di Bo potrebbero non crederci e pensare a un altro complotto dell’algida Albione. Inoltre, solo adombrare pubblicamente questo sospetto coprirebbe di fango l’apparato del partito, che si sarebbe fatto infiltrare da agenzie straniere.
    Probabile allora che il motore forte del processo in tribunale e in politica venga taciuto. Allo stesso tempo probabile che proprio per questo a Gu, nonostante l’omicidio, sia stata risparmiata la pena di morte sulla base del fatto che ha collaborato a «far conoscere i crimini di altri». Se fosse giustiziata, la pena di morte si potrebbe estendere automaticamente al marito Bo, colpevole quanto lei nell’avere quantomeno cercato di coprire l’omicidio.
    Ma il potere cinese, già parco di purghe sanguinose ai suoi vertici ai tempi di Mao, dall’avvento di Deng ha abolito i ripulisti a colpi di fucilazioni. Nemmeno nell’81, ai 4 della famigerata Banda maoista venne comminata una condanna a morte. Detto questo, Gu e Bo finiranno i loro giorni in prigione, dietro le sbarre o in una casa sotto stretta sorveglianza e senza il permesso di incontrare nessuno.
    Il fatto però che la sentenza affermi come ci siano anche «crimini commessi da altri» indica che la vicenda Bo Xilai è ancora non conclusa.

    Postato da Redazione
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