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    24
    ott.
    2012

    Storie di ordinaria barbarie

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    livorno-verona

    Quel che è successo a Livorno, con i tifosi veronesi contro Morosini, o a Torino, con la telecamera Rai in odore di razzismo, è davvero stupefacente? Forse è soltanto la normalità di uno Paese allo sbando

    Poco meno di quarant’anni fa Pier Paolo Pasolini obiettò (mi pare in polemica con Moravia, o con Calvino… ed effettivamente facendo il paragone oggi le polemiche strisciano come gasteropodi) su un titolo di prima pagina tipo “Mostruoso al Circeo”, a proposito del delitto arcinoto. Altro che “motruoso”, diceva il poeta poi presto assassinato, il titolo giusto sarebbe stato “Normale al Circeo”. Era un modo allora estremo, iperbolico, di entrare nel corpo vile di un Paese in via di disumanizzazione.

    In proporzione infinitesimale propongo lo stesso atteggiamento mentale per quel che accade nel nostro calcio. Davvero quel che è successo a Livorno, per i cori dei tifosi veronesi sul morto Morosini, è stupefacente? Davvero le risse, gli insulti, la barbarie dentro e fuori lo Juventus Stadium intorno a Juve-Napoli è sorprendente? Davvero il collega del Tgr che affonda la telecamera negli insulti ai napoletani è un razzista estremo? E per scendere al campo per destinazione, modello la voce rauca del compianto Sandro Ciotti, davvero un Preziosi che caccia anche De Canio dopo la sconfitta interna con la Roma può stupire qualcuno? Ma via… normale, normalissimo in un pallone finito nel buco nero sociale, culturale e politico di un Paese sbandato. Normale e quasi di scuola, tanto per ripartire dallo stadio (Ferraris…) più basso di questa catena, che un Preziosi categoriale tra i presidenti manager rotondocratici espella un allenatore perché “si è fatto rimontare troppe volte”.

    Il linguaggio come sempre spoglia le persone. Per rimanere all’iperbole, Preziosi doveva avere il coraggio di mandar via De Canio all’inizio del secondo tempo, quando la Roma, che aveva già rimontato un quarto d’ora da incubo pro Genoa, si è disposta centrando il pallone come la cavalleria di cavalleria di Radetzky, tutti o quasi pronti a riversarsi tra le linee nemiche. Preziosi doveva licenziarlo per telefono senza aspettare il secondo tempo, e allora sì che avrebbe fatto qualcosa di estremo, stupendoci almeno un poco. Così siamo alla solita pochade del tecnico “fusibile” di un corto circuito complessivo. Lo stesso corto circuito del Paese e del pallone, nel quale prende la scossa chi ci mette le mani. Perché Livorno-Verona non è stata sospesa? Insultare a cori ignobili il morto è come farlo morire due volte, se è stata sospesa la partita quella tragica prima volta e tutto il calcio si è fermato, come è pensabile che pochi mesi dopo si “normalizzi” questo scempio?

    Si normalizza appunto perché è normale, atroce ma normale. Altrimenti il potere federale, gli arbitri, le istituzioni di pubblica sicurezza, il sindacato calciatori e gli stessi capitani delle

    due squadre si sarebbero dovuti fermare all’istante, non solo per i regolamenti ma per uno straccio di sensibilità. Invece continuare a giocare è “normale”, maledettamente normale proprio come esagerare nei cori. E lo stesso metro dovrebbe funzionare per il teppismo da stadio, che invece è ancora e sempre una rubrica a margine della partita. E c’è voluto quel collega eroe, sia pure al contrario, per attirare l’attenzione su un modello di comportamento che secondo i commenti viene etichettato come “razzista”. Perché cassa di risonanza nei confronti dei napoletani o del Sud. Ebbene, forse bisognerebbe invece focalizzare il livello professionale un po’ di tutta la categoria. È la mancanza di una qualsiasi cultura sportiva che produce questi fenomeni. Se hai praticato (penso a un Giampiero Galeazzi su cui in tanti hanno scherzato come “bisteccone” ma che ha conosciuto direttamente il sudore e il valore nel canottaggio), è difficile che tu perda la bussola e ti lasci andare all’offesa. Se non hai praticato sport e hai almeno “studiato”, forse ti funziona il servofreno della conoscenza. Ma se finisci allo sport in una dimensione di totale analfabetismo specifico (spesso localizzato all’interno di un analfabetismo generalizzato che innamora…), bè, diventa normale, appunto “normale”, perderti nella spirale del tifo e della partecipazione, dello smercio del peggio “che si vende bene”.

    È l’equivalente delle migliaia di “Che cosa ha provato?” che in tanti colleghi ci regalano sbattendo microfoni e telecamere sotto il naso di genitori che hanno appena perso un figlio. È sempre una questione di cultura, e riguarda un po’ tutti. Non solo: adesso i soldi latitano in un ambiente dorato, viziato, privilegiatissimo fino a ieri ma in cui anche oggi succedono fatti strabilianti. I dati su coloro che continuano a entrare a ufo al Meazza davvero impressionano, perché sono tanti e forse soprattutto perché non desistono neppure oggi che dovrebbe essere cambiata l’aria.

    Se invece la crisi permettesse e spingesse verso una revisione dei comportamenti, forse anche questo periodo di vacche economicamente più magre anche per i viziati potrebbe servire. Se siamo ancora oggi ai cori sul giovane Morosini morto in campo, alle barbarie da stadio e ai razzismi/analfabetismi di cui sopra, è perché non è stato fatto nulla. Da sempre. Nessuno, a partire dal ministero dell’Istruzione e dal Coni, ha mai seminato davvero in questo senso. E questa arretratezza si paga nella normalità feroce di quello che accade. Sì, adesso la Rai ha scelto la linea dura e ha sospeso il collega “eccessivo”, ma nessuno prenderà lo spunto per una ricognizione di categoria. Magari squalificheranno “oggettivamente” il campo del Verona, ma i buoi sono scappati da un pezzo. Quanto a Preziosi, allora mi tengo un Della Valle con tutte le scarpe. Appunto…

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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