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    nov.
    2012

    La casa brucia: Renzi, gli amici, il Parlamento e 230 mila “statali” precari che a fine anno saranno a spasso

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    In “un fuori onda” in occasione di un’intervista a una radio, il sindaco di Firenze in pole position per le primarie del centro-sinistra insieme (o meglio dietro, secondo i sondaggi dell’antivigilia) a Bersani, ha detto con l

    odevole chiarezza che “se perde, porterà i suoi amici in Parlamento”. Nel frattempo la Cgil denuncia che a fine anno saranno a spasso per la fine dei loro contratti a termine 230 mila lavoratori precari nell’ambito statale, 160 mila nella pubblica amministrazione e 70 mila nella scuola. “Una bomba sociale”, come ha detto il segretario della confederazione, Susanna Camusso.

    Qualcuno potrà pensare che l’ultima è una notizia buona, per i tagli alla spesa di uno Stato spendaccione. Forse quando si parla di “spending review” e delle richieste dell’Europa affinché con i tagli scenda il nostro debito pubblico si cade in un equivoco. Certamente è un’Italia sprecona, infarcita di privilegi, ma tagliare in basso senza tagliare in alto, per esempio conservando i privilegi delle caste, lasciando marcire il fattore Province ridicolo, consentendo lo scandalo di cifre spropositate che saltano fuori ogni giorno senza aver nulla a che fare con il normale funzionamento dell’apparato statale ecc. ecc., significa far morire il cavallo di inedia brindando ai risparmi.

    Ma qui vorrei tenere insieme le due notizie, quella di Renzi e dei “suoi amici” e quella della “bomba sociale” rappresentata da 230 mila lavoratori e quindi 230 mila famiglie tra un mese a piedi, in una fase di crisi già acutissima così. Vi chiederete: che c’entrano due notizie apparentemente dissimili? Come e perché tenerle insieme? Intanto non è affatto sorprendente che Renzi intenda fare ciò che tutti hanno fatto finora, e in tutti icampi. Dico la politica intesa solo ed esclusivamente come potere, e quindi come dimostrazione di potere, e quindi di “do ut des” ai propri “clientes”, come nell’antica Roma. Ci sarebbe da obiettare che un “rottamatore” come Renzi, il cui afflato rinnovatore ha comunque avuto il merito di dare una scrollatina all’albero del Pd facendo cadere qualche frutto marcio d’antan e facendo traballare sui rami alti le sicurezze arroganti un po’ di tutti, proprio perché sedicente “nuovo” non dovrebbe fare come i vecchi esemplificando che cosa intenda anche lui per “potere”: semplicemente farsi gli affari suoi, suoi e dei suoi amici, per l’appunto.

    Ma non vi voglio tediare, neppure questo è il nodo cruciale in quanto purtroppo scontato, nel Pd, nel Pdl a colpi di sequestri da Franchi & Ingrassia come il “fattaccio Spinelli” e l’impresentabilità anche delle “primarie” di zona, in tutte le aree di potere politico-economico degradate da ogni punto di vista. Il nodo credo sia invece i 230 mila a spasso, ennesima deflagrazione sociale ed economica. Quindi politica.

    Ebbene, se si incendia la casa, pensare a salvare la cassaforte mentre stanno per bruciare famigliari e animali mi sembra criminale. Qui sta succedendo lo stesso. La politica continua a mandare segnali in questa direzione, amplificati da tutto l’ambaradan mediatico. Vogliono sempre e comunque pensare prima (direi esclusivamente…) al loro “particulare” come hanno sempre fatto. La novità (cfr. i 230 mila) è che adesso la casa sta bruciando con fiamme sempre più alte. Gli scontri di piazza ne sono un ancor minimo richiamo. E quello pensa agli “ amici in Parlamento”? Ma via, davvero “deus amentatquos perdere vult”, tradotto in fiorentino “hanno perso completamente la testa”, se mai l’hanno avuta.

    Postato da Redazione
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