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    05
    dic.
    2012

    Buone notizie per Napolitano dalla Consulta, ma sono buone notizie anche per noi cittadini?

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    napolitano_mancino

    La prima buona notizia che arriva dalla Consulta sul caso “Napolitano-Mancino-intercettazioni sulle trattative Stato/mafia-Ingroia ecc.” è di ordine temporale, e riguarda tutti. La sentenza è arrivata in fretta, molto in fretta, meno di 5 mesi dop

    o che il Quirinale aveva sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, un fatto praticamente inedito viste le lungaggini di rito. Si dirà: e grazie, c’era di mezzo il Presidente della Repubblica e un devastante contrasto tra massime istituzioni dello Stato. Vero, ma a questo punto tutti noi speriamo che rappresenti un segnale di svolta nella tempestività di tale importantissimo organo di controllo, dirimente sulle leggi discordanti: intendo un segnale di rapidità per ogni decisione della Corte.

    La seconda buona notizia è sempre per Napolitano, e quindi per tutti noi italiani che abbiamo a cuore la presentabilità e l’immagine del nostro Presidente: la Corte ha stabilito che ha ragione il Colle e torto i magistrati palermitani. L’indagato e quindi intercettato era l’ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex un po’ tutto Nicola Mancino, che però era al telefono con Napolitano, quindi “casualmente” finito nell’ intercettazione. Ma secondo sentenza odierna quelle intercettazioni che riguardavano ( e riguardano) il Capo dello Stato per una vicenda tremenda da ogni punto di vista come le indagini -vent’anni dopo- sui negoziati tra “pezzi dello Stato” e vertici di Cosa Nostra (con in ballo morti “eccellenti” e morti comuni…), andavano distrutte subito., dalla stessa Procura inquirente. Sentenza prevista da molti, se non da tutti, cito Gustavo Zagrebelski presidente emerito della medesima Corte Costituzionale, immediatamente dopo che in estate era scoppiato questo conflitto, esattamente come poi oggi è stato: troppo contavano il Primo Cittadino della Repubblica e “la sicurezza nazionale” perché le cose non andassero così.

    Ma questa buona notizia è tale anche per noi, al di là del nostro tifo patriottico per il Presidente? Vediamo. Se non è possibile intercettare di riporto Napolitano anche se sta parlando con un indagato, che quindi può essere intercettato su disposizione del magistrato inquirente, si pongono tante questioni, a difesa della legge, della sicurezza, del cittadino. Mettiamo che uno di noi venga minacciato di morte, che chi lo minaccia sia sotto intercettazione, che sia un cugino lontano di Napolitano ecc., e che gli scappi una telefonata con il Presidente di turno (nel caso Napolitano, ma domani, che so, Berlusconi/Prodi/Monti…): verrebbe per forza intercettato anche il suo interlocutore, nel caso appunto un Napolitano. Ci sentiremmo più o meno sicuri dopo una sentenza come questa?

    Potreste obiettare: ma magari hanno parlato della salute di un loro congiunto, o del tempo, o di calcio. Quindi che te ne frega, non per forza da tali telefonate ne deriverebbero informazioni preziose per te che sei appunto minacciato da uno dei due telefonisti, quello intercettato… Vero. Ma qui arriva un’altra buona notizia per Napolitano che non pare coincidere con una buona notizia per il cittadino. La Consulta ha deciso per la distruzione di quelle telefonate, finora secretate dai magistrati di Palermo, che neppure –sempre secondo la Corte Costituzionale- avrebbero dovuto conservarle in attesa del normale sviluppo delle indagini fino al processo bensì andare dal Gip per chiederne l’immediata distruzione. C’era o non c’era al telefono un Presidente della Repubblica, con relativa immunità ecc. ecc.?

    Dunque nessuno in teoria ( e per legge) verrà mai a conoscenza del contenuto di tali telefonate, la cui riservatezza Napolitano ha tanto difeso. Per tornare al mio esempio, il tizio che ci minaccia di morte avrebbe potuto parlare con il Colle sia del tempo che di qualcosa che ci riguarda da vicino magari nell’indagine sulle minacce, e non si potrebbe saperlo lo stesso. Non sembra una notizia rassicurante per alcun cittadino, salvo, appunto, che per Napolitano e chiunque parli al telefono con lui anche se intercettato dalla magistratura.

    Dunque qui non si tratta di tifare per la più alta autorità italiana né per i giudici di Palermo, da Ingroia a Messineo, ma casomai per la verità, la trasparenza, la sicurezza del cittadino ecc. I più lucidi tra di voi potrebbero eccepire: basterebbe che al di là del puro diritto e del conflitto tra poteri dello Stato Napolitano avesse comunque reso pubblico il contenuto di tali telefonate intercettate, rendendo così una questione istituzionale formalmente importantissima qualcosa invece di semplice e di lineare nei fatti per tutti. Dicendo semplicemente”io da Presidente vorrei essere garantito, ma non voglio nascondere nulla agli italiani. Conta dunque la figura mia e del mio ruolo, a maggior ragione quella della verità e della trasparenza. Ecco che cosa ci siamo detti con Mancino”. Già, ma non ha voluto farlo. Come la mettiamo?

    Postato da Redazione
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    freeskipper .
    05/12/2012 alle 12:24
    Lo sciopero della forbice! Quando si tratta di tagliare la carne viva della gente per bene di un Paese finito nel baratro per la pessima gestione del bene comune da parte di una classe dirigente corrotta e truffaldina, “loro” sono rapidi, efficaci ed efficienti. Quando però tocca a “loro”, fare dei sacrifici riducendosi sprechi e privilegi, allora certi provvedimenti diventano demagogici, la forbice s’inceppa e s’inventano di tutto e sono capaci di ogni nefandezza pur di “rinviare” i tagli che li riguardano. Puntualmente temporeggiano, rimandano, fanno melina, fino a far saltare il tavolo e mandare tutto a carte quarantotto! E’ ormai un fatto di “cronaca marrone”, tale per l’appunto il colore della “cacca” nella quale “loro” ci hanno cacciato e lì lasciato, che il Senato abbia rinviato da giovedì della scorsa settimana a domani il voto di fiducia sul decreto che taglia i costi della politica, a causa di - udite, udite - uno sciopero dei treni!!! E allora che fare? Semplice: slittare la data del voto perché altrimenti i "senatori pendolari" sarebbero stati costretti a rimanere a Roma. Perché, come noto, quando c'è uno sciopero dei trasporti i lavoratori dipendenti, i commercianti, i liberi professionisti e i comuni cittadini si prendono tutti un giorno di ferie e "slittano" pure loro. Certo che no! Nel mondo reale si va a lavorare lo stesso, nel super-pagato mondo di Palazzo Madama il presidente Schifani rimanda tutto a domani, martedì 4 dicembre. Ventimila euro al mese, vitto e alloggio pagato, benefit e auto blu non bastano a trattenere i "senatori pendolari" a Roma per un weekend, a votare una legge tanto attesa dall’opinione pubblica? Evidentemente, no! Ma domani, dopodomani, l’anno prossimo, cosa s’inventeranno di nuovo per evitare di “tagliarsi”? Magari uno sciopero della forbice, oppure un onorevole attacco di cacarella? In un Paese dove la gente per bene si spacca la schiena per racimolare quattro soldi, di cui tre vanno allo Stato per ripianare i “loro” debiti, non è certo un bello spettacolo quello dato da chi invece dovrebbe fornire per primo il buon esempio! Ma “loro” la forbice la usano solo per tagliare diritti e dignità del popolo italiano. Il bel gesto di “dare il buon esempio” evidentemente non gl’interessa affatto e forse non arriverà mai! Invece quel che arriva, e proprio dal Quirinale, è un altro sonoro schiaffone agli italiani: il Presidente della Repubblica si alza lo stipendio! Nel comparto pubblico, ormai è risaputo, il Quirinale gode di stipendi da capogiro e ci costa il doppio di Buckingham Palace! Ebbene, qui, il Primo inquilino di quello che fu il Palazzo dei papi è l'unico ad aver salvato la busta paga dalla forbice della spending review: nel 2013 ai 239.192 euro che già prende, ne aggiungerà altri 8.835!!! Fa una certa impressione scoprire che lo stipendio del Presidente sarà l’unico ad aumentare nel 2013 in tutto il comparto pubblico, dove da anni vige il blocco di salari decisamente più magri!!! “La notizia è nascosta fra i trasferimenti del ministero dell’Economia sui costi della politica raccontati dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità", spiega il vicedirettore di Libero nell’edizione di venerdì 30 novembre. Evidentemente, l'inquilino del Colle - che predica sacrifici per tutti, ma si guarda bene dal farli in prima persona - è sordo al grido di rabbia dei cittadini. E non c'è peggior sordo al mondo di chi non vuol sentire! Ma chissà se alle prossime elezioni ci sarà davvero quel grande botto capace di farsi sentire persino dal peggiore dei sordi?

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