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    06
    dic.
    2012

    Le smanie della comunicazione

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    comunicazione_primarie_bersani

    Il rapporto tra ciò che dici e come lo dici è questione vecchia quanto il cucco, ed è il cuore della comunicazione. Cambiano sempre più rapidamente i mezzi per farlo tecnologie alla mano, e questo rapporto resta sempre più sospeso: si è tanto

    preoccupati di comunicare bene, in modo efficace, che i contenuti impallidiscono affinché “non diano fastidio ai modi” del comunicare. Teoria? Vediamo. Ieri su alcune prime pagine campeggiavano affiancate due notizie. L’allarme di “Save the children” sui troppi cellulari e i troppo pochi libri dei nostri figli o nipoti, e l’aggiornamento tecnologico di Benedetto XVI che tra una settimana debutterà su Twitter con il suo account accattivante, @pontifex: lette insieme, due notizie che tiravano a sé la realta lacerandola verso passato e futuro. Ma poiché la comunicazione che sembra interessare quasi esclusivamente la stampa che ne dipende in dosi varie è quella politica, rimaniamo in quest’alveo. Nel mistero gaudioso delle primarie e del ballottaggio si celebra la vittoria di Bersani, un non-comunicatore, un afasico per eccellenza, un anticorpo del video, sullo sfidante Renzi, un giovane coboldo telegenico al passo coi tempi e rotondamente berlusconiano nell’eccellenza del messaggero sul messaggio come fu per il Comunicatore per antonomasia, che non a caso riscalda i motori un’altra volta. Ma lo fa in funzione di “che cosa” comunicare o di “come” farlo? La risposta era già nei titoli dei giornali vicini al Cavaliere Inarrestabile, che tacciavano Bersani e soci di anticomunismo. Come una volta, come sempre. Parrebbe la supremazia del concetto (guai ai “comunisti”) grazie al modo sintetico di comunicarlo. Non credo che sia così, grattando appena un poco.

    Dell’idea “comunista” e del suo alone non frega praticamente niente a nessuno, almeno nel campo d’Agramante che è la destra frolla di oggi. Quello che arriva in extremis in mancanza d’altro è uno slogan vuoto di contenuti nel presente ma foriero di preoccupazione per il passato, una specie di spauracchio alla moviola dietro le spalle. Davvero un titolo non un articolo, un urlo non un programma. Riassuntivo non di ciò che si vorrebbe, ma di ciò che si teme anche senza avere minimamente la voglia o l’intento di approfondire la questione. Del resto nessuno oggi ha tempo o forza per approfondire le questioni. Il ricatto del “come” prevale sempre di più sul “che cosa”. E vale per tutti, che siano forze politiche già strutturate come il Pd,o una volta in auge attorno a Silvio come il Pdl, o il centro montiano di Casini e c., o il Movimento di Grillo, trionfale per ora sulla sostanza di una politica da rinnovare radicalmente ma non per caso adesso alle prese con il “modo”, affidato alle primarie in rete. Un sistema di voto che sembra democraticamente taumaturgico ma deve ancora mostrare tutti i suoi lati oscuri. E persino per il nascente Quarto Polo la comunicazione politica pare scontrarsi più sul come che sul che cosa, non tanto sulle priorità di una resistenza allo sfascio quanto sulla logistica di un Movimento in erba dove pesa il passato come remora sul futuro e il fascino perverso del “reducismo” fa ombra alla realtà disastrata che di uno stinto “come eravamo” se ne frega bellamente.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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