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    09
    apr.
    2013

    Cominciamo dalle “larghe intese” ma tra di noi: linguaggio comune e uno straccio di fiducia

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    larghe-intese

    Giorni fa sulla tangenziale interna di Roma, la cosiddetta “Olimpica” di mezzo secolo fa, un tabellone luminoso avvertiva: “forti rallentamenti nella galleria Giovanni XXIII”, quella sotto Monte Mario, aggiunta ai tempi del Giubileo del 2000 con “forti rallentamenti” nella sua costruzione. Andando in quella direzione, ho dovuto decidere in un secondo se entrare lo stesso in galleria o credere al cartello dissuasore. Ho deciso masochisticamente di ficcarmi nell’intasamento annunciato. Bene, non c’era nessuno, dico forse tre/quattro automobili.

    Perché racconto questo insignificante episodio? Perché il diavolo si annida nei dettagli, perché io non mi sono fidato dell’avviso, perché non ci si può più fidare di nessuno, perché nessuno si fida più di nessuno ecc. Ne parlo spesso qui, e del resto se c’è qualcuno di voi che ancora legge davvero quello che scrivo moltissimi commentano senza neppure leggere, fermandosi a malapena al titolo. Ultimamente ponevo la “questione fiducia” in morte di Jannacci, e ne è uscito un guazzabuglio incredibile. Oppure, ultimo articolo in ordine di tempo, mi si è imputato di volere Giuliano Amato al Quirinale: e pensare che anche solo il titolo forse poteva servire a mettere sull’avviso, se recitava “Amato o Bisio sul Colle?“. Ma non importa – pare – niente a nessuno, si va avanti per la propria strada anche se spesso non è una strada, si chiedono ricette miracolose al giornalista (categoria che nel complesso è certamente correa dello sfascio circostante) come fosse un farmacista ecc.

    Me ne accorgo continuamente: se descrivo la situazione senza tifare per nessuno che non sia uno straccio di salute pubblica o senza investire su Tizio o Caio come accade a quasi tutti i miei colleghi, ecco che finisco sul banco degli imputati perché “starei dalla parte di Grillo”. Ma scusate, se dice una montagna di verità, come posso dargli torto “solo perché è Grillo”? Diversa è la questione se ci si domanda se è in grado di fermare questa rovina, che comunque non ha creato lui, e se si evidenziano le contraddizioni in lievitazione nell’organizzazione parlamentare del M5S. Cosa che faccio, evidenziare dico, ma per saperlo bisogna leggere.

    E grazie dunque che in un Paese così non si veda uno straccio di futuro: le “larghe intese” di Napolitano, Berlusconi, (forse) Bersani hanno un senso se posano su un minimo di fiducia collettiva, su un territorio comune che non sia solo quello degli “affaracci loro”, quasi sempre “sporchi”. Quest’ultimo virgolettato non è mio, o non è soltanto mio. Se avete fiducia in me, andatevi a rivedere la puntata su “Mafie, politica e gioco d’azzardo in Italia”, nel mio “Brontolo”, ieri mattina, lunedì, su Rai Tre. Le “larghe intese” a scapito del popolo italiano quando vogliono le trovano sempre. Anche qui, un po’ di fiducia se vi interessa: leggete, ascoltate e incazzatevi per benino. Poi vediamo insieme di trovare delle “larghe intese” tra gente per bene, di dx e sx, per ricominciare.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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