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    09
    apr.
    2013

    Mezzogiorno di fuoco fiorentino

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    Fiorentina - Milan | Galliani contestato
     
    Fiorentina - Milan | Galliani contestato

    Al Franchi va in scena il peggior difetto del calcio italiano: l’errore arbitrale “mirato” per compensazione. C’è chi pensa “in buona fede” che dirigere “in cattiva fede” sia contemplato dalle regole non scritte

    Mezzogiorno di fuoco domenica allo stadio Franchi di Firenze, con Artemio buonanima che si sarà rivoltato nella tomba. Dopo trent’anni, avrà pensato la salma di un dirigente internazionale di fama che sapeva come si truccavano palii (di Siena) e partite, il calcio è ridotto cosìi? Con questi dirigenti, questi arbitri, questi giocatori per lo più modesti? E sì, caro Artemio, domenica a fuoco anche abbastanza lento hai visto cuocere simbolicamente l’intiero reame sferico, in un tutto concentrato in campo e sugli spalti. Ancora oggi si discute a due giorni di distanza se Galliani, vice di Berlusconi nella gerarchia di Milanello, si sia confrontato con degli esaltati in tribuna d’onore o semplicemente con un bambino che gli mostrava la foto dello “zio Fester” della famiglia Addams. La simiglianza tra i due disturba molto e comprensibilmente un dirigente di cui parlavo a lungo qui, nella rubrica di una settimana fa, rimarcandone i meriti e le furberie. Ma è effettiva, e noi che colpa ne abbiamo? In più tutti gli occhi di riguardo di conio arbitrale goduti quest’anno dal Milan, peraltro in grande spolvero di suo, dovrebbero essere oggettivamente computati senza troppo scandalo. E neppure ci piove che poi l’accoglienza di alcuni facinorosi a Firenze a Galliani sia da deprecare, anche se si scoprisse come suggerisce la Digos che il nemico non era effettivamente un bambino ma un nano cattivo.

    Ma è tutto l’insieme che è grottesco. Il cammino del Milan benedetto dal potere viagra canada perché effettivamente fa piacere che arrivi in Champions è appunto solare, anche senza arrivare al mezzogiorno fiorentino. L’inadeguatezza dell’arbitro Tagliavento, omino smarrito nel campionato scorso dal non aver concesso un gol valido a Muntari in un Milan-Juve e oggi in bambola per aver cacciato maldestramente Tomovic, era condizione su cui scommettere. Poi ha rimediato non con due rigori alla Fiorentina sacrosanti (se fossero stati negati al Milan apriti cielo, basta rimontare il nastro di molte partite, cfr. ad esempio Milan-Udinese) ma negandone uno al Milan altrettanto evidente solo perché “non voleva avere altri guai”. Ne avrebbe forse dato un terzo alla Fiorentina anche se avessero – che so – sparato a Migliaccio? Aveva rovinato un match-clou, dirigendolo non a caso prima in direzione del Milan, secondo convenienza e reminiscenze debitorie, e solo “dopo” compensandolo con fatica.

    Domanda: e se la Fiorentina in 10 ne avesse presi 4 di che parleremmo oggi? Quindi Galliani ha tutto il diritto di risentirsi, ma del tifo minaccioso nano o non nano, non di un arbitro precondizionato da troppi fattori. Il punto non è l’errore arbitrale, ma l’errore arbitrale che paia palesemente mirato: è questo che continua a disturbare, come giustamente hanno rilevato prima Stramaccioni e poi Moratti dopo il rigore inventato per l’Atalanta, peraltro dimostratasi nettamente superiore all’Inter. Moratti non crede alla “buona fede”, e ha ragione. Sembra un sofisma, ma come ho scritto tanto spesso gli arbitri italiani sono “in cattiva fede” ma in buona fede: voglio dire che rapportandosi a un ambiente malato pensano “in buona fede” che arbitrare “in cattiva fede” sia oggettivamente contemplato dalle regole non scritte della Rotondocrazia, e quindi normale. Il boss degli arbitri, Nicchi, conferma senza rendersene ben conto l’assunto dicendo a Moratti “chi non crede alla buona fede arbitrale se ne vada dal calcio”. Siamo al dogma di Nicchi, che neanche papa Francesco. Pensate se Moratti dicesse: caro Nicchi, mi hanno fregato gli scudetti, poi ho fatto fuori Moggi e l’establishment veteroagnellesco e quindi gli scudetti glieli ho fregati io, poi me li ha rifregati Berlusconi e adesso è tornata la Juve, senza Moggi ma con Agnelli nuovi. E hanno ripreso a fregarmeli comunque…

    Sono marce le situazioni di potere, e quello che accade in campo ne è la pura/impura conseguenza. Tutti a lamentarsi quando sono incudine, ma pronti a godere delle stagioni brevi o lunghe in cui con sistemi analoghi riescono a essere martello. Mentre il tifoso pensa che il calcio sia in fondo Balotelli, o Jovetic, o Cassano, o Jack Bonaventura che sta a testimoniare che almeno nel calcio l’Atalanta può vincere con Milan e Inter al Meazza, mentre negli altri campi della vita non accade. Tutto vero, a maggior gloria del pallone, ma anche tutto finto se analizziamo l’andazzo arbitrale. Del mezzogiorno di fuochi e insulti, con Renzi che rottamava tifosi in tribuna e salvava (istituzionalmente, per carità) Galliani sfuggito alle grinfie del cattivo nano, rimarrà scolpito nel terreno di gioco per destinazione (formula meravigliosa, alla Sandro Ciotti, che ci manca specie al confronto con gli epigoni) l’orgoglio della Fiorentina. Evidentemente stufa del proverbio aulico sul cetriolo e l’ortolano ha invertito per un tempo le parti, dimostrando che cosa significhi la motivazione anche senza un Balotelli né un Montolivo. Hanno ragione i Della Valle: emotivamente una autentica “benedetta domenica”.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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