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    07
    mag.
    2013

    Il campo (santo) dei nuovi barbari

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    Ascoli, i tifosi ‘avvertono’ i giocatori: croci tombali al campo d’allenamento
     
    Ascoli, i tifosi ‘avvertono’ i giocatori: croci tombali al campo d’allenamento

    Nella notte i tifosi dell’Ascoli piantano 11 croci nel campo d’allenamento per avvertire i loro giocatori: “Salvezza o violenza”. Ma questa è l’ennesima prova che in mano a gente così il calcio non si salverà mai

    Meglio, molto meglio Andreotti, almeno “Il Divo Giulio” del pallone, il romanista inveterato che convinceva Falcao a non andare all’Inter negli anni dell’epopea di Viola e Liedholm (e di Biscardi, nell’orgia leggermente sconcia delle trasmissioni tv…). Meglio lui dei tifosi dell’Ascoli che nella notte piantano undici croci nel campo d’allenamento all’insegna di un significativo “Salvezza o violenza”: ma salvezza di chi, di quale club, quali tifosi, quale calcio sempre più sparito nel buco nero degli interessi, degli scandali e della supplenza sociale e politica che da un pezzo e sempre di più gli viene attribuita!? Uno con il cervello del defunto Giulio lo teorizzava da sempre, fino al punto di stabilire che “circensens per circenses, è meglio che lo scudetto venga a Roma dove quella storia è di casa dal Colosseo in poi…”. Ma a quei prodi ascolani il cervello sarà andato in fumo, anche perché si sono comportati da barbari estremi “come se” il pallone fosse vero. Non leggono, ma se leggessero…

    Breve ricognizione sull’esistente: a Marassi domenica è andato – pare – un solo tifoso del Pescara, già quasi retrocesso. Uno solo, nello stadio di quelli che “si dovevano salvare”. Bene, tenetevi forte, e che la cosa rimbalzi nelle sedi deputate altrimenti vorrà dire che l’omertà mediatica ricopre come sempre tutto l’ambiente, stampa tifosa e mercantile compresa. Domenica mattina, a poche ore dall’inizio di Genoa-Pescara, ero a vedere a Roma una partita di dilettanti. In tribuna parlando del campionato un signore assai distinto si è rivolto al vicino di posto e tra un “Ma ancora ce credete?” e un “Ma nun lo vedete che sta a succede’?” ha sentenziato distillando le frasi chiarissimamente: “Oggi a Genova non c’è partita, l’accordo è che entro il primo tempo deve segnare Sculli, poi tutto regolare, il Genoa ne fa tre o quattro” aggiungendo “ma sì, Sculli, che stava al Genoa, che l’anno scorso ha trattato con gli ultras, Sculli, il nipote di un boss della ‘ndrangheta…”. Capita l’antifona? Calcio pulito e trasparente, il calcio in cui non parla nessuno peggio che per le associazioni mafiose come si è trovato a commentare negli ultimi anni più di un sostituto procuratore indagando sulle scommesse e le partite truccate. Calcio credibile, con il 6-0 della Lazio al Bologna che ha inaugurato gli Internazionali di tennis, con la squadra di Pioli che si è battuta alla morte ma francamente faceva troppo caldo in questa primavera balzana e intermittente… Calcio lineare, con la direzione di gara di Fiorentina-Roma da parte del signor Mazzoleni, uno che aveva tutte le credenziali per dirigere una partita forse decisiva per il terzo posto e la Champions, ovvero i soldi della succitata: ma sì, non era lo stesso Mazzoleni che ha inaugurato a Pechino la meravigliosa stagione arbitrale dirigendo la SuperCoppa in agosto con una condotta di gara che i napoletani non scorderanno tanto facilmente? O era un omonimo? E sempre omonimo deve essere il Mazzoleni di Pescara-Chievo, di poche settimane fa, che dopo aver fischiato e non fischiato in modo nettamente sfavorevole al Pescara ai limiti dell’inverecondia, nel dopo gara di fronte al presidente pescarese e ad altri testimoni ha sintetizzato il concetto: “Biso – gna imparare a parlar bene in settimana…”. Non mi risulta che ci sia stata alcuna inchiesta in merito, forse semplicemente perché sono tutti d’accordo.

    L’omonimo Mazzoleni a Firenze ha dunque completato una straordinaria operazione di marketing politico-calcistica, che ha tenuto insieme in sei mesi il recupero elettorale di Berlusconi e il recupero della Champions da parte di una squadra prima solo discreta, poi motivata con gli aiutini arbitrali, quindi rinforzata a gennaio e spinta verso l’alta classifica grazie a un tecnico che ha saputo tenerla insieme e che non a caso Berlusconi sembra voler cacciare per non eccedere in gratitudine. Nel commovente “progetto” rigenerativo del Milan e del partito-azienda nel primo tracciato si è però messa di traverso la Fiorentina, assai più che il Pd nel secondo a quanto pare, analizzando la treccia tra le due piste. E dunque, mentre a Palazzo Chigi l’arcoriano impazza, a quattro partite dalla fine “il caso non era ancora chiuso” e quindi per dirla alla Galliani non essendo chiuso a favore del più forte in termini extracalcistici, trattavasi di “campionato falsato”. E qui chi ti arriva? Mazzoleni l’insospettabile, adattissimo alla circostanza. Non per favorire la Roma, occasionalmente carnefice, ma per tenere a bada la concorrente così vicina. La Fiorentina con grande merito e poca incisività (per favore, smettiamola con l’uso dell’aggettivo “cinico” sempre più a sproposito facendo trasalire i dizionari…) poteva benissimo subire gol in contropiede, giacché non ne segnava contentandosi di superiorità schiacciante e pali. Così come poteva sbagliare un rigore solare anche di notte, e quindi perdere lo stesso anche contro una Roma in dieci per l’espulsione di De Rossi per doppia ammonizione: è il bello del pallone, che è rotondo ergo aleatorio, nevvero? Ma Mazzoleni e la sua motivatissima equipe quel rigore non l’hanno dato, è solo questo il punto. E adesso interessi e passioni lievitano da una parte e pagano pegno dall’altra. E il massimo della dialettica parapallonara si avvita sul numero degli scudetti della Juventus, di nuovo e meritatamente campione: Calciopoli è stata una burla oppure no? E dunque quanti sono i titoli? Giriamola così: ma davvero vi sta bene un calcio che ci prende tutti per i fondelli?

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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