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    02
    mag.
    2013

    Storie di malagiustizia. Napolitano dove sei?

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    ministero_giustizia

    Riceviamo & Pubblichiamo

    Stimatissimo dott. Beha,
    dopo aver, ahimè, sperimentato – e duramente pagato – le inefficienze della nostra Amministrazione Penale ho inviato una lettera per raccontare questa storia incredibile ai principali organi dello Stato che hanno competenza in materia di Giustizia. Le ho provate tutte, facendo il bravo cittadino che rispetta per anni con pazienza e fiducia il “corso” della Giustizia. Risultato? Tempo e soldi – tanti – buttati inutilmente perché alla nostra macchina giudiziaria non interessa affatto concludere i processi, bensì coltivare la sua materia prima: il reato.
    Se può essere di interesse per un Suo intervento, la ringrazio infinitamente.

    Il testo della lettera
    Al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano,
    Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura
    al Vicepresidente del CSM
    al Presidente del Senato
    al Presidente della Camera dei Deputati
    al Ministro della Giustizia
    al Presidente del Tribunale di Melfi
    al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Melfi
    al Presidente del Tribunale di Potenza
    Oggetto: furto di Giustizia al Tribunale di Melfi, definito “un presidio di legalità”…
    Scrivo alle Signorie Vostre illustrissime scusandomi se il mio eloquio non sarà adeguato all’autorità ed alla carica istituzionale dei destinatari, ma le mie parole sono dettate dall’insanabile scoramento di chi si sente tradito dal suo Paese.
    Sono un imprenditore di Padova, persona offesa e parte civile in un procedimento penale presso il Tribunale di Melfi, il n°780/06 RGNR, ed ho molti fondati motivi per affermare che tutto si amministra in quel Tribunale, tranne che la Giustizia.
    Rappresento un’Associazione di Imprese che ha avuto la sciagurata idea di partecipare alla fine del 2005 ad una gara d’appalto per le forniture del Centro Culturale dedicato a F. Saverio Nitti, sede della locale Biblioteca comunale.
    L’Amministrazione ci aveva sollecitato a partecipare dopo che la vicina Biblioteca di Moliterno (PZ), da noi realizzata, nel 2004 era stata premiata dall’ANCI come la più bella biblioteca dei piccoli comuni d’Italia.
    I buoni propositi del Comune di Melfi di ottenere una fornitura di qualità si sono scontrati con le solite prassi che favoriscono soggetti a volte neppure capaci di fornire quanto richiesto.
    Fatto sta che, pur ottenendo – noi – il massimo possibile del punteggio tecnico nell’appalto, siamo risultati secondi, battuti dal ribasso anomalo di una ditta locale che ha potuto tranquillamente eseguire la fornitura ben due anni dopo la data della certificazione di utimazione fornitura.
    Ancor più sciagurata è stata la mia decisione di denunciare i fatti illeciti dell’appalto dando avvio nel 2006 ad un procedimento penale che, prima ancora della richiesta di rinvio a giudizio (13.12.08) ha visto avvicendarsi ben 5 (cinque!) Pubblici Ministeri, anche per l’astensione di un PM di quella Procura per rapporti di amicizia con persone indagate.
    Trascuro, per brevità, alcuni episodi davvero inquietanti relativi ad accertamenti svolti dalla PG (presumo) di cui sono venuto a conoscenza senza che in atti vi sia riscontro della specifica delega.

    Il processo è iniziato nel dicembre 2009 e, da allora, anche il Collegio giudicante ha cambiato composizione ben tre volte con le immaginabili ripercussioni sullo sviluppo di un processo che, pur avvicinandosi i termini di prescrizione, non è riuscito, e forse mai riuscirà, dopo 12 udienze, a chiudere il dibattimento.
    In spregio al principio che è il Giudice a decidere i tempi del processo e che questo si deve svolgere con continuità (sic!), come da prassi ormai supinamente accettata, sono stati messi in atto tutti i tentativi che il Codice di Procedura Penale consente per cercare di ottenere, con uno stillicidio di richieste di rinvio per impedimenti, legittimi e non, pretesti ed eccezioni, la prescrizione; obiettivo che, a Melfi come in altre parti d’Italia, non viene nemmeno nascosto dai difensori.
    Con il mio avvocato ho pazientemente seguito il lento procedere del rito, ma quanto accaduto di recente ha oltrepassato ogni grado di sopportazione.
    Due giorni prima dell’udienza dello scorso 24.4.2013 il difensore di un imputato ci ha comunicato in via “informale” di aver depositato un’istanza di legittimo impedimento per un ricovero ospedaliero risalente al 7 aprile. Solo recandoci a Melfi abbiamo appurato che l’impedimento non avrebbe mai potuto essere accolto perché il relativo certificato classificava il ricovero come “programmato”. Fallito il primo tentativo di rinvio, che confidava nella nostra assenza, per rendere inutile l’udienza è bastata la mancata comparizione di un testimone del PM, quel giorno impegnato in una seduta di Commissione del Consiglio Regionale convocata, in presenza del Consigliere, il precedente 17 aprile.
    Anche se il Tribunale ha rigettato il legittimo impedimento dell’imputato, l’assenza del testimone ha obbligato comunque al rinvio dell’escussione di altri testi presenti in aula poiché i difensori non hanno, ovviamente, prestato il consenso all’inversione delle testimonianze, conquistando un ulteriore e importante passo verso la prescrizione.
    La rassegnata demotivazione del Collegio giudicante e della Pubblica Accusa era palpabile; del resto come può funzionare un Tribunale nel quale si fa udienza, se va bene, solo di mercoledì ed il 90% delle udienze si risolve con rinvii ad oltre sei mesi?
    Sicuramente il prossimo 25 settembre, data di fissazione della prossima udienza (che il Tribunale ha definito “vicina” ) potranno succedere – a scelta – queste circostanze:
    - qualcuno dei difensori avrà un suo legittimo impedimento (nomina a commissioni d’esame dell’avvocatura p.e.)
    - qualche testimone della difesa avrà i suoi buoni motivi per non essere presente (terapie mediche, assistenza di un familiare, impegni di servizio ecc.)
    - il Tribunale di Melfi verrà chiuso e gli atti passati a Potenza, sede nella quale già si presume che non tutti i Giudici che compongono l’attuale collegio vorranno trasferirsi, con conseguente nuova formazione del Tribunale e automatico rifiuto del consenso all’utilizzabilità degli atti finora assunti.

    Appare chiaro che l’ormai scontata prescrizione dei reati renderà inutile un processo durato finora 12 udienze ed impossibile il mio risarcimento per la mancata aggiudicazione dell’appalto, le spese legali e le oltre 20 trasferte da Padova a Melfi (32.000 km!)
    L’amarezza, anzi, la rabbia del cittadino/imprenditore tradito da uno Stato incapace di controllare e sanzionare suoi funzionari quando violano la legge, si fa ancora più grande quando non si riesce ad individuare le responsabilità di una simile – orrenda – non-amministrazione della Giustizia, indegna di un Paese che ambisce ad un ruolo di leader nell’Unione Europea.

    Formulo quindi la mia richiesta alle Autorità interpellate affinché siano rapidamente posti in essere i provvedimenti necessari – che esistono – per impedire la morte per prescrizione di questo processo e pongo alle Signorie Illustrissime le seguenti domande:
    Perché mantenere un Tribunale che è in grado di allocare, nella sua Procura, solo pochi e provvisori PM che, appena possono chiedono il trasferimento?

    Perché la composizione dei Tribunali collegiali non viene bloccata fin quando tutti i processi affidati non sono conclusi?
    Che senso ha svolgere indagini, istruire processi, arrivare fin quasi alla fine e poi buttare tutto al macero per intervenuta prescrizione?
    Quante risorse si sprecano inutilmente in questo modo assurdo di gestire i procedimenti, la cui responsabilità non può più essere attribuita al destino?
    Perché le udienze dei processi vengono rinviate di mesi, addirittura di anni? Come è possibile scrivere nelle Aule dei Tribunali che LA GIUSTIZIA È AMMINISTRATA se intercorre un tempo così lungo dai fatti e tra le udienze e troppi reati vengono prescritti?
    Perché non vengono sospesi i processi per gli imputati irreperibili che intasano i tribunali, liberando così più tempo e risorse per gli altri procedimenti?
    Perché la legge concede ai difensori di opporsi alla rinnovazione degli atti anche quando non hanno alcuna intenzione di fare domande nuove ai testimoni già sentiti ed il loro riesame è richiesto a scopo palesemente dilatorio?

    Chiunque è in grado di capire quali danni esistenziali, ancor più che economici, procura questa non-giustizia, se anche i cittadini come me, che hanno fatto dell’impegno civile e del rispetto della legge un principio irrinunciabile nel proprio agire, si devono arrendere e constatare con profonda mortificazione di aver solo sprecato tempo, energie e risorse per non ottenere le risposte alle istanze di GIUSTIZIA che lo Stato non è in grado di garantire.
    Eppure basterebbe poco per cambiare le regole procedurali che ostacolano il rapido svolgersi dei processi: sarebbe questo il miglior deterrente soprattutto per i reati contro la pubblica amministrazione che, tra l’altro, comportano grande spreco di denaro pubblico. Denaro che è anche il mio, visto che lo Stato da me esige le tasse per redditi presunti – o non ancora incassati – con un anno in anticipo.

    Mi è molto difficile chiudere questa lettera con “rispettosamente”, essendo stata la mia vita ed il lavoro delle nostre aziende così disprezzati ed offesi, ma se ho deciso di scrivere è proprio per il rispetto che porto alle persone oltre che alle cariche pubbliche ricoperte.

    Giuliano Bastianello

    Postato da Redazione
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    Giuliano Bastianello .
    03/05/2013 alle 09:52
    Grazie infinite dott Beha per la pubblicazione purtroppo le vie della Giustizia spesso conducono al nulla. A volte la sensibilizzazione dell'opinione pubblica può cambiare il corso delle cose Ringrazio anche tutti coloro che condivideranno questa lettera GB

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