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    17
    dic.
    2014

    Comunicate, comunicate, qualcosa (forse) resterà…

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    renzi-malago

    Avendo conosciuto piuttosto bene Giulio Onesti, il più importante presidente del Coni del dopoguerra, posso immaginare senza sforzo che cosa penserebbe del duo Renzi-Malagò a proposito della candidatura di Roma olimpica 2014. Intanto ne sorriderebbe dietro i baffi, con quello spirito andreottiano applicato che non gli faceva sbagliare le battute teatrali sul palcoscenico italiano. Poi ritirerebbe fuori la sua definizione dei presidenti di calcio anni ’60, quella dei famosi “ricchi scemi”, essendo però costretto dalla temperie disastrata della nostra economia a cambiare almeno una delle due voci. Infine ne avrebbe di certo anche per l’intemerata del premier, “I ladri non ci fermeranno”, invocando magari il partito degli Onesti. Non credo che dedicherebbe più di uno sguardo – dall’alto – a Malagò, del quale gli è preclara la condizione di passato remoto (Onesti della saga Agnelli sapeva tutto…). Ma forse sbaglio. Di certo sarebbe curioso per l’aspetto della “comunicazione”, che è palesemente il valore aggiunto se non quello principale dell’annuncio di Renzi, come della sua politica complessiva.

    Sembra sempre che lui, il più bravo dei suoi, e i suoi sulla sua falsariga facciano politica per comunicarla e non comunichino la politica che fanno, invertendo così i termini della questione. Sono naturalmente affascinato dal Ministro Boschi, ma quando rispondendo a Bersani dice che “bisogna comunicare bene e che prima il Pd considerava di destra la comunicazione” la trovo leggermente superficiale. Che cosa ci vuol comunicare esattamente? E poi: lo sta comunicando bene? Intende dire che una interminabile stagione antiberlusconiana (nelle parole più che nei fatti) da parte della sinistra ha significato far coincidere la comunicazione in sé con il Maestro Silvio? E allora lo dica così, che capiremo meglio. Magari obiettandole che il reo di Cesano Boscone monopolizzava la comunicazione vuoi perché, in conflitto di interessi concesso dalla sinistra, aveva una qualche predominanza mediatica, vuoi perché la politica della sinistra scontava una mancanza di identità e di buona fede che polverizzava alla radice la propria comunicazione. Destra e sinistra c’entrano con la politica e solo dopo con la comunicazione di essa. Come pure non posso non restare invaghito dell’europarlamentare candidata alle regionali del Veneto, la bersorenziana Moretti: peccato che tiri fuori la modernità politica dell’andare dall’estetista mentre viene superato continuamente il tetto del nostro mostruoso debito pubblico e crescono i milioni di poveri e miseri di un Paese sfatto (che vorrebbe le Olimpiadi…).

    La domanda, ovviamente politica, è : non trova, la Moretti, una lieve discrepanza tra il “comunicare il diritto all’estetista” e le peste in cui ci troviamo? Detto altrimenti, che ce ne frega del diritto all’estetista? Ci vada e non ce lo “comunichi”. Dovranno passare un certo numero di anni per creare quella distanza che permetta di valutare appieno questa mania della comunicazione, che sembra aver travolto ogni argine, pubblico e privato. Esternare non è più soltanto un modo per far sapere delle cose, è il rovescio annichilente dell’interiorizzare, e anche questo è un elemento politico di cui a quanto pare non si tiene alcun conto. Non importa ormai più da un pezzo quello che dici e la corrispondenza con quello che fai, basta che tu lo dica e il circo mediatico lo riprenda e lo valorizzi senza distinguere i fatti dalle opinioni, i valori dalle cazzate che non sono più tali dal momento che sono assurte a dignità di cosa pubblica. E’ un meccanismo perverso da cui bisognerà pur uscire, indipendentemente da chi è momentaneamente al potere. Anche perché appena perso questo potere tale meccanismo lo triturerà, come è accaduto a tutti, negli ultimi tempi.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    19/12/2014 alle 00:45
    Rimanere osservati perennemente in questo grande cortocircuito mediatico che ci rende protagonisti della nostra storia agli occhi degli altri..( il negro che mostra il dito medio al marciapiede per indicare il costo del cappellino) come in un grande fratello addomesticato ai nostri piedi ( siamo noi che ormai scegliamo le inquadrature e le colonne sonore del nostro show)..pachidermi del sistema che strisciano regalandosi momenti di autoreferenzialita o di semplice svendita di se ( come i boss che si fanno venire a prendere)..tutti immersi in questo grande e misero limbo di compromessi senza scampo..il futuro ci ha già anticipati e fottuti tutti
    Dopp. .
    19/12/2014 alle 00:35
    Il cazzo di barnard ci dice che senza mostrare non puoi essere ( un cazzo..)

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