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    11
    dic.
    2014

    I ragazzi occidentali dell’Isis

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    ragazzi-jihad

    Riceviamo & Pubblichiamo l’articolo di Maria Grazia Enardu tratto dal sito InPiu.net

    A vent’anni si ama l’avventura – e quando, se no? Non ci sono giornalisti nei territori dell’Isis, rischiano la decapitazione, ma parecchi dei giovani occidentali arruolatisi per il neo-califfo usano benissimo internet. Mugugnano in rete, come tutti i soldatini del mondo: rancio, turni, soperchierie. Forse è anche un modo di esprimere paura, quando l’hanno finalmente provata, e non lo possono certo fare ad alta voce. Si parla molto dei numeri dell’Isis, pure la Cia ha ammesso di non sapere quanti siano. C’è di tutto: veterani detti afgani, dalla loro generica provenienza, o ceceni,  chiunque venga da una area ex Urss. Poi locali, sia i fedeli di vecchia data di al Baghdadi sia ragazzi delle zone occupate arruolati a forza, alle famiglie si chiede un pizzo speciale, un figlio. E questi non possono certo essere combattenti di prim’ordine.

    Ma sono gli occidentali, e qualche volta le occidentali, che ci preoccupano e ci intrigano. Perché sono andati lì? Perché hanno vent’anni e vogliono una scelta di rottura, a volte preceduta da una conversione per così dire veloce. Però quando si collegano tramite internet e cellulare viene fuori di tutto. Chi si lagna, chi chiede aiuto a mamma per tornare, chi più pragmaticamente consulta un avvocato: che mi succede se torno? Il decapitatore britannico è diventato famoso e non può tornare, ma che faremo con gli altri? Prima o poi torneranno, perché o l’Isis si spera fallirà o loro non si sentiranno più i cavalieri che fecero l’impresa. E perché il loro primo pericolo non sono i cosiddetti nemici, aviazione americana e iraniana compresa, ma i loro stessi compagni. La congerie dell’Isis ripropone i vecchi odi del mondo islamico, sia pure sunnita. Pare che i cosiddetti turcomanni, intesi in senso lato, detestino gli arabi. Sicuramente i veterani con esperienza di combattimento considerano carne da cannone i principianti, più pericolosi per i commilitoni che per i nemici. Quello che a noi pare un collante, la jihad, il fondamentalismo, addirittura il califfato, ha molte articolazioni e divisioni. Incoraggiate da tutti i giocatori locali, che sanno dove mettere le mani.

    I ragazzi occidentali sono un problema, e sarà bene cominciare a parlarne. Molti torneranno a casa, magari finiranno in galera, qualcuno potrà anche mettere bombe o usare il machete in strada ma per tutti loro varrà quel che è vero di tutti i soldati delle nostre regolari guerre occidentali. La percentuale di stress da combattimento e di suicidi, cioè di gravi problemi fisici e psichici, è impressionante, chiedetelo agli americani. Questa è la vera beffa dell’Isis, la guerra che di sicuro vincerà: rimandare indietro un piccolo esercito di disadattati che tali erano in partenza e figuriamoci al ritorno. Bisogna parlarne, e cominciare a togliere un bel po’ di glamour all’avventura.

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