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    07
    ott.
    2015

    L’elefante “Mondazzoli” nella povera jungla nostrana

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    Morto Henning Mankell, il giallista svedese "padre" dell'ispettore Wallander
     
    Morto Henning Mankell, il giallista svedese "padre" dell'ispettore Wallander

    Muore un grande scrittore nel giorno in cui si perfeziona l’operazione “Mondazzoli” nella quale il Ministro all’apparenza competente vede “rischi per il delicato mercato dei libri”. Dunque per Franceschini, anche lui romanziere di giornata, il mercato dei libri è “delicato”. Quanto, delicato? Un poco, abbastanza, molto, in un Paese in cui (dati Istat del gennaio scorso) una famiglia su 10 non ha neppure un libro in casa e scema paurosamente la percentuale di italiani che leggono, peraltro in un contesto planetario in cui il sostantivo “libro” perde vieppiù di valore e necessità? E che cosa avrebbe in mente il titolare del MiBACT per almeno correggere o rallentare la tendenza? E se non ha un’idea che è una il ferrarese, che idee di editoria per il futuro hanno alla Rizzoli Libri, venduta a buon prezzo sull’orlo del precipizio che probabilmente neppure tale vendita basterà ad evitare?

    Presumibilmente non molto di più che un’ipotesi di galleggiamento purchessia. E del resto, che progetti covano alla Mondadori, la parte acquirente divenuta un elefante nella miserrima jungla editoriale nostrana dove si aggirano esploratori sempre più sparuti? D’accordo, tale concentrazione a tutto sembra preludere meno che a uno sviluppo di un settore in agonia, soprattutto perché di Arnoldi Mondadori dell’epoca, con in testa ambizioni di acculturamento di una classe dirigente che ne avrebbe tanto bisogno come quella che abbiamo sotto gli occhi, davvero in questa jungletta non se ne vedono. Quindi il tutto si riduce a una querelle su un quasi monopolista che dell’editoria fa una questione esclusivamente finanziaria mentre il merito del nostro imbarbarimento culturale pare non fregare niente a nessuno. Del resto il magnifico “trend” del periodo, alla Nanni Moretti d’antan, sembra essere lo stesso in ogni campo, a partire ovviamente dalla politica dove in assenza della polpa si combattono i gusci.

    E il vuoto italiano non può non avere a che fare con la voragine culturale che si apre a partire dalla progressiva riluttanza alla lettura fin dalla prima scolarizzazione, per cui l’insieme resta una radura apparecchiata nella jungla in cui si accampano in pochi. Forse non a caso il grande scrittore di cui parlavo, che ricordava ieri qui impeccabilmente Fabrizio D’Esposito, non è italiano bensì svedese. Henning Mankell, agevolmente definito il Simenon boreale per le saghe del commissario Wallander, “inquieto” quanto era colmo di buon senso Maigret, proprio come Simenon è andato oltre il genere poliziesco, quello che secondo Borges “dà ordine al mondo” e piace per questo (fin troppo, in Italia nella penuria non si legge che gialli…).

    Tra gli altri c’è un suo romanzo, “Scarpe italiane”, assolutamente imperdibile per come riesce a miscelare vita e morte, psicologia e logistica ambientale, secchezza di stile e complessità di concetti, natura nei due sensi e cultura. I personaggi non sono tali, sono testimoni della realtà avvolgente che Mankell fotografa inventando e inventa fotografando. Stiamo parlando di uno dei più grandi scrittori contemporanei in assoluto. Qui il discorso sulla qualità potrebbe prendere il sopravvento su quello della quantità, reso bene in termini di mercato dalla neonata “Mondazzoli”. Ma per disboscare la vegetazione nella quale si muove l’elefante e far filtrare un po’ di luce ci vorrebbero dei machete alla Mankell. Stranamente, non se ne trovano…

    Postato da Redazione
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    3
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    Dopp. .
    08/10/2015 alle 23:15
    Marino teme che possa tornare la mafia, chi glielo ha detto..il papa? E al papà chi glielo ha detto? L'arcangelo gabrielli o il Salvatore della Pentecoste ruiiini?
    Dopp. .
    08/10/2015 alle 23:10
    ormai il paese non ha più niente da dire e da dare ai futuri generazioni, in questa deriva ormai ognuno si fotte la propria porzione di potere come se il domani non esistesse più..barista una birra ancora che domani non devo timbrare il cartellino piu
    Dopp. .
    08/10/2015 alle 23:00
    Sta cazzata del Nobel della pace..il più ruffiano da premiare..fa disgustare perfino i meno sensibili

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