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  • Oliviero Beha
     
    14
    ott.
    2015

    Marino, la palude e le oche del Campidoglio

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    marino-gabrielli-giubileo

    C’è davvero di tutto nella vicenda di Marino defenestrato dal Campidoglio, un tutto a cui certamente si aggiungerà via via dell’altro: ci aspetta un commissariamento, la battaglia delle primarie o facenti funzione, gli esiti politico-giudiziari di Mafia Capitale, ecc. ecc. Mi pare per certiversi persino troppo, tanto da farci perdere la trebisonda e confondere i vari livelli della questione, come se fossero tutti importanti nello stesso modo.

    Per capirci: conta di più lo stalkeraggio telefonico del sindaco andante nei confronti di Sua Santità e più in generale la diatriba sugli inviti negli Usa che ha fatto uscire dai gangheri il Pontefice, o la sua trascrizione dei matrimoni gay? Oppure, per dire, le attuali esternazioni del prefetto Gabrielli sulla tenuta storica della “città eterna”o il fatto che il medesimo non si sia dato per inteso, al debutto giudiziario dello scorso dicembre del caso “Buzzi-Carminati”, di ipotizzare seriamente lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose? E quanto alla voragine mediatica nella quale è precipitato lo sconcertante chirurgo prestato alla politica e non restituito, non c’è qualcosa di dubbio nei tempie nei modi in cui essa si è spalancata? Debbo esemplificare? Se un giornale manda un inviato a Pittsburgh per verificare che Marino era stato davvero costretto alle dimissioni per il vizietto delle note spese raddoppiate cioè truccate (come un qualunque inviato della stampa de noantri…), fa egregiamente il suo lavoro. La cronaca lo esige. Ma a pensarci un momento, i fatti risalgono a parecchi anni fa ed erano già ultra-chiacchierati anche se non schiaffati sotto i riflettori: perché tutto ciò non è venuto alla luce con la stessa evidenza mediatica quando Marino è entrato in politica, o è stato candidato alle primarie per il Campidoglio, o è stato eletto sindaco della Città eterna di Gabrielli? Voglio dire che al di là del derby pro o contro Marino, di cui fa effetto comunque la vocazione alla cialtroneria specie se contestualizzata in quello che doveva rappresentare simbolicamente “l’onestà civica” contrapposta alle nequizie della politica, purtroppo nell’insieme non torna nulla, né in alto né in basso.

    Domande cruciali come “chi comanda davvero a Roma?”, che scatenano una corsa confusa a risposte grossolane, quali la primogenitura del Vaticano, oppure della criminalità organizzata, oppure delle lobby di partito, non sembra vengano poste da nessuno. Come ancora si attende che qualcuno spieghi ai cittadini, risucchiati nella inefficienza, nella sporcizia e nella grande bellezza imbruttita di una metropoli sempre meno europea e sempre più terzo o quartomondista, quale è – se esiste – il progetto politico per la Capitale del Paese, a parte le tardo visionarie prospettive di ospitare le Olimpiadi… Altrimenti anche una vicenda serissima da ogni punto di vista come è questa “marineide” non porterà niente di buono a nessuno, al di là delle valutazioni meramente elettoralistiche dei sempre più scadenti addetti ai lavori.

    Per uscire dalla spaventosa palude romana, nella quale si mischia una poltiglia di interessi che copre ogni settore della città, il primo passo è distinguere le priorità, quello che si vorrebbe per il presente e il futuro di Roma, che idea se ne ha, con un impulso di trasparenza che è proprio il contrario dell’opacità capitolina. Priorità che di certo non coincidono con l’ “X Factor” dei papabili successori del defenestrato né con il livello poco più che gossipparo delle polemiche in scia del modesto ex primo cittadino. Insomma, cercansi moderne “oche del Campidoglio” per lanciare l’allarme. Di barbari, dentro e fuori, ne abbiamo fin troppi.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Gianni .
    14/10/2015 alle 16:19
    Non so se sia in gamba o no, ma se è arrivato li vuol dire che qualche numero l'aveva, visto che non fa parte dell'apparato. Probabilmente lo hanno fatto fuori perché nella sua tontaggine, avrebbe potuto aprire qualche altro sepolcro complicando la vita al malaffare.

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