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  • Oliviero Beha
     
    08
    feb.
    2016

    Il sabato del villaggio tra Juve e Napoli

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    Maurizio-Sarri

    È sport intensissimo quello del carabiniere Fabio Clementi, che vince in volata la Marcia del Gran Paradiso sotto la neve a raffica, per sentieri impervi, trascinandosi alle spalle circa 700 partecipanti di qualunque età. E sesso. Che ore dopo l’arrivo ancora pistavano tra le ombre. Il loro è probabilmente qualcosa di più che sport. Ma è sport applicato al business più ricco in circolazione nel genere anche quello di Claudio Ranieri, modello di professionalità e stile in panchina rimeritato dalla stagione eccezionale in Premier del Leicester che comunque vada sarà stata un successone: la vittoria al betting in estate la davano a 5000, ossia giocavi da supporter pazzo 100 sterline e ti ritrovavi benestante, in un Paese che fa delle scommesse un fatto di antichissimo, shakespiriano costume. Noi siamo riusciti a infondere questa pericolosa e (per noi) innaturale linfa, che ha messo a rischio la regolarità di tutto il sistema, in qualunque interstizio pubblicitario e addirittura la serie B, “il campionato degli italiani”, è sponsorizzato da un casinò on line.

    Eppure ha qualcosa di vagamente sportivo perfino il duello tra Napoli e Juventus, che con fatica e appiccicume atletico-tattico sono riuscite a vincere ancora, contro due neopromosse vive ma in odore di retrocessione come Carpi e Frosinone: sabato il redde rationem allo Juventus Stadium, occasione in cui per la capolista di Sarri sono comunque buoni due risultati su tre. Ci si interroga tra gli addetti ai livori – occhio, proto! – , che congetturano nelle varie Accademie dei Lincei oppure nella quiete del suo amareggiato studio torinista (cfr. il telerecensore Grasso), se sia o non sia decisivo questo sabato del villaggio di un campionato che pareva molto più incerto e che adesso si è ridimensionato al copione della Juve erga omnes, ovvero un antagonista per volta: dopo la disfida mancherà infatti comunque un terzo di torneo.

    E le Coppe valgono per entrambe. Ma mentre una sconfitta o un pari potrebbero non restringere l’autostima dei Campioni, abituati a risorgere, perdere per il Napoli potrebbe significare un colpo duro, più duro dei punti eventualmente lasciati sul campo. Ci si augura, in questo villaggio calcistico a misura di Paese con risvolti spesso sciagurati, che a Torino si evitino striscioni e cori contro i napoletani e contro Koulibaly in particolare, ieri riesumato in immagine da tutto il San Paolo. Dietro le prime due le circostanze più curiose riguardano la Fiorentina e il Milan: la prima come esempio inarrivabile di autolesionismo e incapacità gestionale, il secondo come luogo di intrighi internazionali.

    La squadra che appartiene ai Della Valle bros. di questi tempi fatica, come è ovvio: quel Conte portoghese che è Paulo Sousa non aveva chiesto a caso prima (e invano, a presa per i fondelli) un difensore di vaglia, in estate come in gennaio, e poi un potenziamento anche a centrocampo. Poiché fa capire il suo disappunto, lo danno in pericolo di lesa maestà nei confronti del duo mocassinico, che ne aspetterebbe le scuse. Ma di che? Di essere nel suo campo bravo almeno come Dieguito nel suo? Copione già visto, con Prandelli e Montella, e un seguito di stampa leccaculista da commuovere. Un po’ di sale in zucca vorrebbe che le parti conciliassero, e il tecnico fosse rispettato come non è avvenuto finora, quale che sia la posizione finale della Fiorentina. Per il Milan, si aspettano a quel che pare, nelle more della contrapposizione Galliani-Barbara Berlusconi con la sorellastra Marina oggi di riporto, cospicui interventi finanziari cinesi. Qualcuno ipotizza perfino che lo stesso buffo thailandese Mister Bee degli ultimi mesi non sia stato o sia nient ’ altro che un tramite con l’imprenditoria a mandorla di un impero interessato a penetrare economicamente e calcisticamente – dunque politicamente – nel Vecchio Continente. Di certo andrebbero analizzati i cinesi in coda per Sala alle primarie meneghine, meglio se bardati di sciarpa rossonera: non saranno anche loro d’accordo per lo sviluppo commerciale che va sotto la formula del “nuovo stadio”?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Francesco Calabrone .
    10/02/2016 alle 19:43
    E' se mistr B (e' non bee!)vorrebbe trovare un modo legale di rientrare un mezzo miliardino delle ingenti somme nei paradisi fiscali...no? Se non sbaglio, anche l'Avvocato, ivi aveva un tesoruccio di 3 miliadini ora finiti nelle grinfie dei poteri occulti! Quei poteri occulti capacissimi di intrappolarlo nel bilderberg, per poi fregargli tutti i beni e il potere... no?

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