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    11
    feb.
    2016

    Un Festival/camicia di forza

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    sanremo-2016

    Il parere del sociologo

    Con San Remo non si scherza
    E’ una questione di fede
    Domenico De Masi, www.inpiu.net
    12,5 milioni pari al 49% di tutti i telespettatori, con un indice di permanenza che sfiora il 50%. C’è poco da fare: se si vuole capire il Paese, si deve guardare il Festival di San Remo. Lo impongono i numeri incontrovertibili dell’audience, del rating, dello share, degli sweeps, dei contatti netti, dell’indice di fedeltà. San Remo vince su tutta la linea. Perdete in partenza ogni atteggiamento di distaccata sufficienza intellettualoide, dal momento che gli spettatori della kermesse musicale sono un campione ben più rappresentativo di quelli usati nei migliori sondaggi elettorali. Questo appuntamento corale si ripete da oltre sessant’anni continuando a godere di ottima salute e a procedere imperterrito mentre il Paese naufraga nelle incertezze, l’Europa è percorsa da venti di guerra, i migranti muoiono nelle stesse acque che fanno da sfondo al Festival.

    In questo naufragio universale, un italiano su cinque si aggrappa come e più di prima alla scialuppa del rito popolare sanremese che, con la scusa di celebrare la canzone italiana, gli consente il lusso della distrazione di massa, confermandosi ultimo baluardo di una cultura nazional-popolare che in Italia esiste e resiste, nonostante i tentativi antropologici di circoscriverla e codificarla relegandola in un pantheon minore dove, nonostante qualche recente incursione di rap e di punk, regna tuttora indisturbato il mondo di Guido Gozzano con le sue buone cose di pessimo gusto.

    Nella sempiterna kermesse sanremese non è la musica che mobilita le emozioni e le masse, né sono i testi delle canzoni, moderatamente alcoolici, né le esibizioni dei singoli cantautori, dissacranti in dose pediatrica, né i presentatori teneramente prevedibili nei gesti, negli abiti e nelle battute, né gli ospiti tirati fuori per l’occasione dal pantheon del modernariato mondano. San Remo è tutto questo messo insieme, in modo da fare sistema. Un sistema così incredibile e irripetibile che tuttavia annualmente si ripete con la stessa puntualità del santo Natale. San Remo occupa nel popolo dei fedeli televisivi il posto che Padre Pio occupa nel popolo dei fedeli religiosi. E probabilmente i due popoli si sovrappongono in buona parte.

    Eppure, a ben guardare, in questo permanere del tutto sanremese, pure qualcosa impercettibilmente cambia di anno in anno. Se si confrontano le canzoni di sessant’anni fa – Grazie dei fiori, Vola colomba, Son tutte belle le mamme del mondo, Vecchio scarpone, Viale d’autunno, Buongiorno tristezza – con quelle delle recenti edizioni – Vorrei avere il becco, Non è l’inferno, L’essenziale, Controvento – trovi che una sorta di sottile secolarizzazione si è intrufolata anche sul palcoscenico di San Remo dove una canzone è arrivata a parlare di preservativi e più di una ha osato alludere ad amori omo. Sono ormai lontani i tempi di Pio XII e persino la televisione di Stato si può consentire un Elton John e delle splendide scenografie mozzafiato. Tollerare, miscelare, dosare, smussare, contenere erano ieri le parole d’ordine. Consentire, alludere, ammiccare sono oggi le password.

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