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  • Oliviero Beha
     
    14
    nov.
    2016

    Lo sport italiano finito nei cassonetti

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    Daniele Garozzo ha ritrovato la sua medaglia d’oro olimpica
     
    Daniele Garozzo ha ritrovato la sua medaglia d’oro olimpica

    Come nei migliori racconti di Joseph Roth, diciamo Il santo schermidore per parafrasarne uno noto spero anche ai ventenni, un fiorettista olimpionico a Rio, il siciliano Daniele Garozzo, viene derubato della sua medaglia d’oro (ricoperta, 6 grammi d’oro vero…). Si dispera, ma per un paio di settimane non se ne sa nulla. Invece sabato scorso una anziana signora assai occhiuta vede luccicare qualcosa in un cassonetto di Torino, ritrova la medaglia, ne fa informare l’atleta che è dall’altra parte del mondo a gareggiare.

    Perché ricordo questo episodio e ci costruisco sopra un articolo sulle condizioni del nostro demi-monde sportivo? Perché, a parte ovviamente il rallegrarmi con Garozzo, l’idea che la medaglia (un simbolo ma nel caso degli italiani in Brasile garanzia di una cifra considerevole, 150mila euro, immagino meritatamente incassata, mentre per un inglese era prevista solo la medaglia, per dire) sia finita nella monnezza continua la sua corsa simbolica e temo perfino metaforica. È un’esagerazione parlare di uno sport italiano che rischia i cassonetti nelle contraddizioni di un Paese assai meno sportivo, consapevole e civile, anche da questo punto di vista, di come lo spacciano? Vediamo. Ripartiamo dalle ultime Olimpiadi e dal bottino più pagato d’Europa per i nostri (forse come auspicio dei Giochi di Roma e di quello che sarebbe accaduto al benemerito Comitato Promotore…). Che però nella disciplina sportiva di base dei Giochi e di qualunque attività motoria, persino propedeutica al nuoto, ovvero l’atletica leggera, non hanno vinto neppure una medaglia di legno.

    Segno grave di arretratezza che dovrebbe far muovere in altre direzioni il presidente della Fidal, Alfio Giomi, una settimana fa rieletto alla carica con distanza a spese dell’ex mezzofondista di buon valore, Stefano Mei. Notizia, questa, tenuta assai bassa dai media debbo pensare perché ingiustamente soffocata dal clamore delle elezioni Usa, di “Hillary Trump”… Obietterete che nel Paese dei calciomani dell’atletica non ce ne può fregare di meno, delle Olimpiadi (a meno che non le si organizzino in proprio) neppure, bastano e avanzano per salvare la faccia la scherma appunto, il nuoto, il tiro di tutti i tipi essendo poi, noi contribuenti, il piccione di turno perché finanziamo due volte gli atleti se –come capita alla stragrande maggioranza – fanno parte di gruppi militari: soldi al Coni, soldi alle varie Armi, e vai!

    Avete ragione. Rimaniamo al pallone. Qui accade che nella scorsa settimana ad Atene si sia tenuto un seminario internazionale “conclusivo” sullo sport corrotto, le partite truccate, le scommesse ecc. Presente una delegazione tricolore (folta? Mah…) in rappresentanza di Ufficio Sport del governo, Interpol Italia, Coni, Agenzia dei Monopoli e Sistema Gioco Italia. Avete letto bene, scommesse. E chi è lo sponsor della nostra Nazionale dei piedi, quella del simpatico e spero adatto Ventura C.T., se non una multinazionale delle scommesse (una di quelle per cui fa da testimonial Claudio Amendola, subito dopo o addirittura contemporaneamente ad averlo fatto come pubblicità progresso per la Guardia Costiera)? Nel frattempo l’Italia in calzoncini di gol ne fa solo 4 al Principato del Liechtenstein, equiparabile a una nostra squadra di promozione, nelle qualificazioni per i Mondiali 2018 (quelli in Russia contestati dalle inchieste dell’Fbi prima che si dedicasse alla Clinton…), anche se gli organismi internazionali Fifa e Uefa la festeggiano perché da dieci anni non perde un match di qualificazione, mondiale o europeo che sia. Sai che soddisfazione se poi non ti qualifichi per la fase finale…

    Questo deve aver pensato anche il presidente della Figc Carlo Tavecchio, empatico gaffeur, che ha parlato di “tragedia” nel caso appunto peggiore. Ora anche nel linguaggio forse questi “uomini di sport” dovrebbero avere una minima prudenza. Tragedia con tutto quello che succede in giro, a partire dal sisma? È anche vero che l’incontinenza verbale può toccare altri vertici. La deputata del Pd Ileana Argentin, di cui peraltro non si loderà mai abbastanza la forza d’animo, per la vittoria di Trump non ha forse detto che “era peggio del terremoto”? Lo vada a ripetere oggi a Norcia, e poi ci regoliamo…

    Per rimanere al Reame Rotondocratico, la novità è cinese: mi sbaglierò certamente ma aspetterei a festeggiare trionfalmente tale avvento plutocratico sulle due sponde del naviglio calcistico ormai mutato in “Yangtze” ambrosiano. Montella sembra aver trovato la quadra e la squadra al Milan, specie potendo pensare solo al campionato, mentre la moria di tecnici all’Inter è ancora tutta da ponderare. Pioli ha già fatto bene dappertutto sia pure a stagioni alterne, il problema è il triangolo Pioli-giocatori superpagati- dirigenza cinese per interposti italiani, triangolo che si riproporrà anche al Milan adesso che in dicembre Galliani-Adams lascia con Berlusconi la baracca. È abbastanza per un quadro poco edificante della nostra situazione anche nello sport, senza toccare Valentino Rossi, sempre fenomenale ma all’occaso anche solo in confronto ai “biscotti” di un anno fa, e soprattutto ignorando le Ferrari che vanno bene solo in Borsa? Forse bisognerebbe rovistare meglio nei cassonetti di tutta Italia…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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