• Biografia
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > Il badante > Quel Gattopardo che loro chiamano “sì”
    30
    nov.
    2016

    Quel Gattopardo che loro chiamano “sì”

    Condividi su:   Stampa
    referendum-costituzionale

    Credo proprio che chi legge questo giornale sappia bene come votare domenica prossima, e voglio sperare non per gusto o per tifo ma per “manifesta inferiorità” della proposta referendaria e di chi la promuove con tutti i mezzi possibili, anche con colpi sotto la cintura. Dopo il pasticcio del e sul sistema bancario italiano, perfezionato dal governo Renzi in odore di JP Morgan infatti, sventolare prestigiose (ma solo se stanno dalla tua parte, naturalmente) testate straniere che paventano il fallimento di otto banche se vince il “no” sfiora la satira: ma come glielo spieghi ai risparmiatori – che so – di Banca Etruria che gli stai salvando i risparmi dopo che li hai raggirati? Sembrerebbe troppo, ma non lo è mai a questo punto. E quindi bene fa per l’ennesima volta Zagrebelski, imputato di scarsa telegenia mentre Renzi sbrillucica, a ribadire i soliti concetti di sempre: ossia che chi ha concepito e realizzato a voti di fiducia (in entrambe le camere: e dunque? Si vorrebbe solo accellerare il sospetto processo?) la riforma del 4 è uno “zero tituli” citando Mourinho e “autovolgarizzandosi”. Perché in gennaio saranno tre anni che per la prima volta nella storia repubblicana la Consulta ha giudicato incostituzionale una legge elettorale, il Porcellum, che ha espresso coloro che hanno votato tale fiducia. Bisognava comunque andare alle urne subito, per coerenza con la Corte e rispetto degli elettori, e invece la meniamo da anni, prima con Napolitano e adesso con Mattarella.

    Non entro nel merito del deficit di verità e democrazia della riforma e della sua stesura, l’hanno già fatto tutti gli altri meglio di me. Ma scrivevo all’inizio che questo “no” presumo valga per chi segue questa testata e le figure di riferimento, mentre come è noto non è detto che questo valga per tutti quelli coinvolti nell’impresa di questo giornale, ad esempio Michele Santoro. Intendiamoci, il “sì” in fatto di legittimità (prescindendo dai ragionamenti precedenti) vale il “no”, così come uno può essere, dirsi e votare a destra con la stessa legittimità di chi fa il contrario. Altrimenti parlare anche solo per “li rami” di democrazia o del suo facsimile non avrebbe senso. Senza invocare mediatori Onu alla De Mistura tra tali posizioni contrapposte, quello che mi fa sorridere è però proprio la motivazione con cui si vota “sì”, in due punti.

    Da un lato il “cambiamento”, evocato senza connotazione. A parte il fatto che è dimostrabilmente in peggio, c’è una bella flebo di Tomasi di Lampedusa in tutto ciò. Nella sostanza saremmo in pieno Gattopardo, andremmo avanti nel solito modo con minori garanzie (e già così è una democrazia svenuta, contiamo l’astensionismo). Nella forma impiastricciata con promesse di cambiamento (la password…) dell’Italicum, sarebbe una specie di polizza per interdire il M5S al governo. E qui c’è il secondo punto. Chi vota sì per “difendere la sinistra” dal populismo di Grillo ha un volto deretanico: non perché non esista il rischio di populismo di Grillo inteso come “trend” all’evidenza non solo italiano, magari tutto da spiegare oltre la superficie di ignoranza o di comodo, bensì perché “la difesa della sinistra” suona come un soldo d’ottone che cade a terra. Chi difende la sinistra ci dica che cosa ha fatto, come si è comportato, quanto ha guadagnato nel difenderla, se ha sventolato la bandiera della sinistra oppure ne ha fatto altro, fino a nascondersi dietro di essa opportunisticamente, secondo i momenti e le convenienze. E’ vero, ormai è tutto un confronto di “botteghe” nel fondamentalismo del denaro che “religiosamente” ci soffoca. Ma almeno prudenza nell’uso delle definizioni. Qualcuno in passato ci ha rimesso la pelle, a sinistra come a destra. Adesso è lotta senza tregua, ma per i guadagni stile Auditel…Esistenziale, intendo…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio