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    07
    dic.
    2016

    Il sonno dei mostri servirà a generare la ragione?

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    beppe-grillo

    La schiacciante respinta referendaria della Riforma di Renzi, Boschi e compagnia cantante ha avuto il grande merito di aver impedito una becera manomissione della Costituzione, in attesa che una classe dirigente ventura si decida ad applicarla come Dio comanda (prima o poi Papa Francesco spiegherà urbi et orbi il concetto…). Ma tra le pieghe ha regalato anche qualche chicca comportamentale e lessicale, non inedita in questo Paese di voltagabbana ma interessante a condizione che sia eccessiva: in tv ho sentito un diminutivo dell’ancora premier dare del leccaculo a un ex colonnello di Fini, da tempo nelle file di Berlusconi. Non credevo alle mie orecchie: dopo un’onorata esistenza passata a rivendicare il diritto alla lingua, di cui detto senza ironia evidentemente non può fare a meno, il termine che costui usa è proprio “leccaculo”? Ma dai…! Conformista, servo, scendiletto, che so, ma proprio leccaculo il diminutivo doveva risparmiarselo.

    I telespettatori di qualunque idea politica o subpolitica non hanno potuto fare a meno di pensare a un transfert incontrollabile. Ma reso omaggio a questa figura di contemporaneo combattente non priva di storicità, l’esito domenicale ci ha regalato anche il silenzio di figure rappresentative per l’opinione pubblica come i due Oscar del nostro cinema: dopo essersi spesi legittimamente per il SI non sarebbe stato dignitoso difenderlo anche nella sconfitta, magari spiegandolo? Altrimenti malfidati come siamo verremo indotti a pensare a scelte di convenienza. Certa nel caso di parecchi tra quelli che si stanno chiamando fuori dall’appello di “Bastaunsì”, dispostissimi immagino a dire che invece hanno votato nel segreto dell’urna e nel loro foro interiore per il No, invitandoci magari a una riflessione: se il No ha preso tanti voti, ci sarà pure una ragione… La resipiscenza in extremis ha una sua splendida politicità.

    Adesso però viene il bello, cioè il brutto: dai dati Istat sulla povertà che interessavano poco Renzi già prima figuriamoci adesso, i numeri ci dicono che è tempo di usare il vocabolo “miseria”, fuoriuscito dalla terminologia anche nel secondo dopoguerra. Allora si era poveri, ma in modo assai meno diseguale (oggi sappiamo come siano pochi i detentori delle ricchezze nostrane), ora si è miseri in proporzione crescente. E i miseri sono dei poveri di ultimo livello perché deprivati anche della dignità (difficile spiegare che essere poveri non è un dramma, lo è non avere un lavoro decente e quindi una casa decente ecc.). Mentre l’UE ci dice che dovremmo recuperare altri soldi, alla faccia della flessibilità. Ma loro, i notabili, naturalmente continuano a “giocare”: tutti contro tutti all’apparenza, ma tutti disponibili con tutti possibilmente contro il nemico comune, l’M5S, il “populismo” vincente con quello periferico di Salvini alle calcagna. Come se il populismo fosse spuntato da sotto un cavolo e la storia davvero fosse sempre muta e rimuovibile. Hanno sviluppato una democrazia finta, iniqua e marcita, da cui escono le proteste “populiste” dei cittadini, e sono sempre loro a lanciare intemerate contro il populismo dal quale loro medesimi vorrebbero difenderci: noi, cornuti e mazziati, che vorremmo invertire la china di un sonno della ragione che genera mostri, quando sono casomai i mostri irragionevoli e illegali che generano un eventuale altro tipo di mostri. Davvero un portento di logica.

    Mentre Renzi si fa il suo partito personale con i cocci di ciò che ha rotto, il Pd oggi si riunisce per controllare la propria estinzione, la destra si incarica di far apparire il vegliardo ancora lucido, forse il M5S dovrebbe farsi carico della ragione. Magari andando oltre l’appetibilità elettorale di un Italicum che la Consulta probabilmente boccerà a gennaio e cominciando a guardarsi attorno: davvero in questo Paese non ci sono “onesti” capaci di aiutare Grillo nella ricostruzione dalle macerie, anche se non si iscrivono su internet?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    08/12/2016 alle 10:58
    ....sotterrata; e quando qualcuno gliela ritira fuori, gliela risbatte davanti con fierezza e coerenza, non può che far malissimo, bruciare come una croce esorcizzante
    homofaber .
    08/12/2016 alle 10:55
    Preferendo glissare sul 'populismo': mai nessuno che si cauteli o abbia l'umiltà di consultare una semplice Treccani online, che gli esplicherebbe la prima corrente accezione del termine pur con le degenerazioni e i successivi, secondari, significati col tempo assunti ma che comunque non ne giustificano l'uso e l'abuso attuali, negli intenti negativo o comunque biasimevole. Diffidando fortemente sul reale addio e sulla reale mozione dei sentimenti esibita per motivare (e teatralizzare) la sua uscita, parlo di Renzi ovviamente, identica a quella di quando perse alle primarie con Bersani (ovvero di quando si è consapevoli che si può uscire apparentemente a testa alta dalla porta, come poi rientrare 'confusamente' dalla finestra o dal portone dorato apribile appositamente). E astraendomi per un attimo dall'agone politico, vorrei dare una motivazione più 'inconscia' del tiro al bersaglio (evidentissimo, sfacciato) contro Grillo e il 5 Stellle: più che una demonizzazione (come l'ha appena definita Grillo) credo sia un disperato tentativo di anti-esorcismo; ancor più per quegli pseudo opinionisti, intellettuali a libro paga o media cammellati, cui accenna lo stesso ideatore del 5 Stelle . E spiego meglio: tutto quello che realmente (e sottolineo: realmente) professa il Movimento - onestà, uguaglianza sociale, civismo e semplice ragionevolezza - sono tutti valori positivi e veri, che un tempo riconoscevano anche loro (appunto, avversari e soprattutto pseudo opinionisti, intellettuali a libro paga o media cammellati), ma che poi hanno rimosso, cancellato, barattato per opportunismo, filigrana, ego invadente o solo stoltezza. Quindi, il simbolo del 5 Stella brucia molto più di un normale antagonista da battere o di una realtà pubblica da giudicare: rappresenta una parte positiva di sè, che poi si è rinnegata, prostituita, sotterratcolderu

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