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  • Oliviero Beha
     
    09
    dic.
    2016

    Ma chi se ne ricorda a parte malati e parenti?

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    sangue-infetto

    A proposito di salute, sanità, mancanza di etica, rapporti tra aziende farmaceutiche, aziende ospedaliere, politica, faccendieri ecc., forse è indispensabile dare un’occhiata qui.
    o.b.

    Strage del sangue infetto. Ecco killer, complici & depistatori
    di Andrea Cinquegrani, La Voce delle Voci

    Strage per il sangue infetto. Chi sono i colpevoli degli emoderivati killer? Quali aziende hanno immesso sul mercato negli anni ’80 i farmaci che hanno ammazzato come le Torri Gemelle nella più perfetta – finora – impunità? Chi ha coperto, a livello ministeriale e politico, tali scempi che ai privati hanno consentito di cumulare profitti miliardari? La risposta dovrebbe arrivare dal tribunale di Napoli, dove da alcuni mesi va in scena lo storico processo cominciato a fine dello scorso millennio a Trento e poi passato nel 2006 a Napoli, alla sbarra l’ex re Mida della Sanità Duilio Poggiolini (sempre assente alle udienze per l’età avanzata e per le precarie condizioni di salute) e gli ex manager delle aziende del gruppo Marcucci, leader nella commercializzazione dei derivati del sangue in Italia e non solo. Sono in corso (ultima udienza il 5 dicembre, prossima il 30 gennaio) le verbalizzazioni dei testi (del pubblico ministero, delle parti civili e dei legali della difesa), mentre a febbraio è previsto il deposito delle perizie tecniche per accertare il “nesso causale” tra assunzione degli emoderivati e insorgenza delle patologie. Per la primavera inoltrata si attende la sentenza, tempi dell’italica giustizia permettendo.
    schermata-2016-12-08-alle-20-56-59Spiega un giurista cresciuto alla scuola di Raffaele Guariniello, la toga per eccellenza nei processi sul fronte delle minacce alla salute. “Tutto ruota intorno alla possibilità di dimostrare quali prodotti siano stati utilizzati dal paziente, di quale casa farmaceutica, individuando i tempi di assunzione, le modalità, quindi i dosaggi, l’insorgenza della patologia e alla fine del percorso accertando il nesso causale, ossia la connessione tra assunzione e malattia. Operazione non da poco ma non impossibile, perchè parliamo di un numero limitato di casi, solo nove, a fronte di una strage che ha fatto tantissime vittime che non avranno mai giustizia”.
    Solo nove, infatti, i familiari delle vittime che dopo tormenti, patimenti e calvari d’ogni sorta sono riusciti a raggiungere l’aula del processo. Tantissimi “casi” sono morti due volte: la prima per gli emoderivati assassini, la seconda per la prescrizione, ugualmente killer. Nel mezzo le estenuanti, penose battaglie civili per i risarcimenti danni: anche stavolta una battaglia contro il muro di gomma di una giustizia civile in stato comatoso, di entità ministeriali cieche, sorde e – s’è visto negli anni – colluse con le case farmaceutiche, di partiti che ugualmente non vedono, non denunciano (tranne i 5 Stelle, almeno sul terreno politico odierno) e se ne fottono delle sofferenze di malati ammazzati, appunto, due, tre, quattro volte e calpestati (con i familiari) nei loro più elementari diritti.

    TUTTI I CONFLITTI DEL SUPER EMATOLOGO
    Verbalizzazione clou, fino ad oggi, quella resa da un “super ematologo”, il milanese Piermannuccio Mannucci, chiamato a delineare la “storia” degli emoderivati in Italia, a chiarire i contorni del famigerato “nesso causale” e a fornire ragguagli circa la provenienza di quel plasma importato per le lavorazioni dalle industrie. Ecco il passaggio chiave: “i dirigenti delle imprese mi avevano assicurato che il prodotto era testato, controllato. Mi dicevano che proveniva in gran parte dagli studenti dei campus universitari e delle massaie americane”.
    Peccato si sia poi scoperto che quel sangue, invece, proveniva in gran parte sì dagli Usa, ma dalle carceri, ad esempio quelle dell’Arkansas, come ha dettagliato in uno choccante docufilm del 2006 il film maker statunitense Kelly Duda. Oltre che dall’Africa, come ha scritto la Voce in un’inchiesta di quasi 40 anni fa, estate 1976, e ha appena ricordato Elio Veltri, ematologo e antico cuor di socialista nel suo fresco di stampa, Non è un paese per onesti.

    Ma c’è di più. Giglio candido Mannucci, oltre a ignorare la vera provenienza di quel plasma, è un teste in palese conflitto di interesse, dal momento che ha effettuato consulenze per le società del gruppo Kedrion (la corazzata, oggi, di casa Marcucci) e partecipato a simposi nazionali e internazionali organizzati dalla stessa casa farmaceutica toscana, oggi guidata – dopo la scomparsa del patriarca Guelfo Marcucci, un anno fa – dal rampollo Paolo, azionista con i fratelli Marialina (per un paio d’anni, inizio 2000, coeditore dell’Unità e oggi in sella alla Fondazione Carnevale di Viareggio) e Andrea, eletto nel 1991 sotto i vessilli Pli dell’inseparabile amico Francesco De Lorenzo, Sua Sanità, e ora fedelissimo di Matteo Renzi al Senato.
    Un conflitto d’interessi grosso come una casa, quello del super teste Mannucci (tanto che nelle slide dei convegni a stelle e strisce quel conflitto viene illustrato a caratteri cubitali): come mai all’odierno processo di Napoli il giudice Antonio Palumbo e il pm Lucio Giugliano non se ne sono accorti?
    Ma passiamo alle ultime verbalizzazioni. All’udienza che si è tenuta nel giorno del post referendum, il 5 dicembre, sono stati sentiti due fratelli genovesi: nel 2008 hanno perso un fratello (gemello omozigote del secondo) e sono loro stessi vittime degli emoderivati, costretti a quotidiane, complesse cure. Ecco, a seguire, alcune frasi.

    TUTTO IL CALVARIO, STAZIONE PER STAZIONE
    “Nostro fratello ha fatto per anni uso di plasmaderivati. Dalla fine degli anni ’70 alla metà degli anni ’80 si trattava di prodotti della casa farmaceutica Biagini. Poi gli è stato prescritto il Kryobulin, prodotto sempre dal gruppo Marcucci”.
    “Mediamente faceva due infusioni la settimana, tra le 80 e le 100 all’anno, e praticamente tutte domiciliari, a fargliele era nostra madre che ha lavorato per anni come infermiera”.
    “E’ stato emofiliaco fin dalla nascita, poi le altre patologie come l’Aids gli sono venute dopo i trattamenti”.
    “Abbiamo tenuto per tutti gli anni un registro, una sorta di diario terapeutico, segnavamo tutte le infusioni, con la data, il prodotto. Due, tre volte all’anno lo consegnavamo al centro per l’emofilia che lo teneva sotto controllo, in occasione dei controlli periodici che gli facevano”.
    “Nessuno ci ma mai parlato di rischi per l’assunzione di quegli emoderivati, né alla Asl, né al centro, né alcun medico, il nostro o altri”.
    “Nessuno ci ha mai detto se esistevano terapie alternative”.
    “Nessuno ci ha mai detto se erano superiori i rischi dell’emofilia o i rischi per l’assunzione di quegli emoderivati, che poi si sono dimostrati fatali per la salute di nostro fratello”.
    “Nessuno ci ha mai detto che quel plasma non era frutto di donazioni e che invece veniva comprato. Nè tantomeno che poteva arrivare dalle carceri americane”.

    “Nostro fratello è morto a 33 anni, l’ultimo anno è stato di sofferenze atroci”.
    “Nostra madre ha dedicato tutta la sua vita a lui, avrà trascorso almeno 250 notti l’anno al suo fianco per tutti gli anni che ha vissuto”.
    “Abbiamo saputo che in molti Paesi, ad esempio quelli dell’Est, per il trattamento dell’emofilia gli emoderivati non venivano utilizzati, proprio perchè i rischi erano maggiori dei benefici”.
    “L’emofilia provoca perdite di sangue, gonfiori, dolori agli arti, ti comincia una sorta di artrosi ma non esiste alcun pericolo di morte, a meno di altri eventi”.
    “Per quale motivo non c’era alternativa conosciuta agli emoderivati? Non lo possiamo sapere. Ma a questo punto riteniamo che non ci potessero essere altre motivazioni che quelle economiche, del profitto per le case farmaceutiche che li producevano”.
    A metà novembre aveva verbalizzato Eugenio Sinesio, responsabile della LIDU (Lega Italiana Diritti dell’Uomo), ematologo, già consulente tecnico al processo di Trento e componente del ristretto team di esperti che affiancava Pasquale Angelone, per venti anni direttore del “Centro nazionale trasfusione sangue”.

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    Postato da Redazione
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