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  • Oliviero Beha
     
    27
    gen.
    2017

    Due facce penose dello stesso Paese

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    crisi-italiana

    Se avete la pazienza di non leggere solo le mie due righe, ma i due pezzi sottostanti che riporto insieme perché rendono l’idea del capolinea cui siamo arrivati, forse è possibile uscire dal cul de sac del tifo pro o contro il M5S. Dopo aver fermato il Paese, già in panne da ogni punto di vista, per il pasticcio del Referendum e di una legge elettorale prima “magnifica” e poi all’occorrenza rivedibile, ecco come siamo messi due mesi dopo l’esito del voto. Dello stato degradato dell’Italia non frega nulla a nessuno, l’importante è calcolare se conviene a sé e al proprio schieramento votare subito oppure no, anche in termini di vitalizio. Esce dalla Consulta questo topolino strumentale, con il dubbio serio che non c’entri il Diritto bensì il Rovescio della dipendenza anche dei massimi organi di garanzia dello Stato dai partiti. L’inaugurazione dell’anno giudiziario ci dice all’incirca la stessa cosa, grazie alla palese dimostrazione di rigetto data da Davigo, presidente ANM, uomo dabbene. In tutto questo molte cose del M5S non vanno come dovrebbero, da Roma alle questioni di coerenza, efficienza e modo di selezionare i rappresentanti spesso alla faccia della qualità (tutti fessi i non iscritti?). Ma senza essere un alibi ma casomai una spiegazione, il buco nero del Paese è tale che funge da risucchio per tutti. Nel passato che è sempre presente e non confessa errori marchiani responsabili del nostro precipizio non puoi oggettivamente credere (giudicate voi lo stato del Pd, e degli altri). Nel M5S puoi sperare, ma il compito pare sovrumano e al di sopra di loro e quindi anche dei loro limiti e pecche. Non c’è un interruttore da girare, ci vorrà molto tempo per cercare di rigenerare la classe dirigente e la popolazione. La prima è un insieme di OGM, la seconda almeno in parte è generazionalmente perduta nello sconforto, la rassegnazione, l’illegalità, il vuoto di identità, insomma un Groviera… Ma se dici le cose come temo che stiano, ti danno del “pessimista”: dunque meglio l’impostura corrente?
    o.b.

    TOGHE ROTTE – L’ANM PER LA PRIMA VOLTA NON HA PARTECIPATO ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO – DAVIGO: ‘IL GOVERNO PENSA DI POTERSI SCEGLIERE I GIUDICI, MA È VIETATO DALLA COSTITUZIONE. UNA FERITA SENZA PRECEDENTI PER L’AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA’
    Dagospia.com

    Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera
    La cerimonia si svolge al secondo piano del «palazzaccio» di piazza Cavour, nell’ aula magna gremita di ermellini e autorità, atmosfera solenne delle grandi occasioni; la contro-cerimonia va in onda subito dopo al sesto piano, in una saletta affollata di cronisti, fotografi e teleoperatori vocianti. Alla cerimonia il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio svolge la sua analisi sullo stato della giustizia in Italia, consentendo al responsabile del Pd, Davide Ermini, di esultare per il «riconoscimento del grande lavoro fatto dal governo Renzi»; alla contro-cerimonia il presidente dell’ Anm Piercamillo Davigo (che guida una delle sezioni penali della stessa Cassazione) spiega che il governo ha «stracciato i patti» con le toghe, dopo un colpo di mano a suo giudizio incostituzionale. Per la prima volta il sindacato dei giudici ha scelto di disertare l’ inaugurazione dell’ anno giudiziario, contro l’ esecutivo che dopo aver imposto il pensionamento delle toghe a 70 anni ha prorogato quel limite solo per una dozzina di magistrati; tutti della Cassazione. Compreso Canzio, e con lui il procuratore generale Pasquale Ciccolo, entrambi membri di diritto del Csm.

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    TUTTI GLI SCAZZI DENTRO LA CONSULTA SULL’ITALICUM – BARBERA CONTRO ZANON CHE VOLEVA CANCELLARE I CAPILISTA BLOCCATI – IL BALLOTTAGGIO CASSATO DA AMATO E MARTA CARTABIA: COME ORDINATO DA NAPOLITANO E MATTARELLA PER BLOCCARE I GRILLINI
    Dagospia.com

    Francesco Bonazzi per la Verità
    Winston Churchill ripeteva spesso che «il migliore argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’ elettore medio». Non conosceva i nostri giudici costituzionali, che per un giorno e mezzo hanno incrociato le spade sulla legge elettorale voluta da Matteo Renzi e inopinatamente chiamata Italicum, come quel Capitulare Italicum che raccoglieva tutti gli editti dei re longobardi.
    Il presidente della Consulta, Paolo Grossi, è un cultore del vero «Italicum», visto che è un insigne studioso del diritto medievale, e forse per un attimo, in queste ultime 48 ore, ha rimpianto di non poter affermare il diritto con la spada. Perché tra i 14 giudici sommi sacerdoti della Consulta, la spaccatura su che pesci prendere, con quella legge elettorale disegnata dall’ ex premier a immagine e somiglianza dei propri trionfali destini, è stata profonda. Molto profonda.

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    Postato da Redazione
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