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    19
    gen.
    2017

    Forse non è chiaro a proposito di analfabestialità…

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    analfabestismo

    Ieri sera, ospite a La Gabbia Open su La7, ho ribadito un concetto che mi sta particolarmente a cuore: quello di un Paese che si sta imbarbarendo sempre di più, e il cui imbarbarimento passa anche per il suo analfabetismo di ritorno, strutturale (assoluto) o funzionale (a non capire quasi nulla). Si parla peggio, si scrive male, non si legge nulla (e quei pochi spesso libri che “non fai fatica a leggere”, che si leggono “come bere un bicchier d’acqua”), si ha una vita culturale di qualunque genere ridotta all’osso, o anche meno. Vita culturale che non vuol dire far parte dell’Accademia dei Lincei, per carità, ma essere curiosi nei confronti della vita e vitali nella curiosità: c’è molta differenza tra chi è analfabeta e ragionevolmente ne soffre e vorrebbe rimediare (anni ’50 e ’60) e chi ora è ben contento di regredire e ti sbatte in faccia la sua regressione considerando la tua alfabetizzazione un privilegio o una colpa. Non sono dati da usare contro qualcuno o a favore di qualcun altro.

    Nel libro “Mio nipote nella giungla” affronto questa questione che evidentemente alla stragrande maggioranza di coloro che visitano il mio blog o la mia pagina facebook non interessa. Anzi, va già bene se non viene scambiata per un attacco al M5S, quasi fosse la cultura o meglio l’alfabetizzazione che ci ha ridotti così. Significa davvero non aver capito dove stiamo finendo, anche con il migliore dei Movimenti possibili. Un Paese in coma, che non pensa, che tifa, che non ne può più di chi lo ha sgovernato finora e vede acriticamente in Grillo e nei suoi l’unica risorsa per il futuro. Benché abbia dimostrato negli anni la mia empatia politica e sociale col M5S, non per averne qualcosa in cambio (una poltroncina, un incaricuccio ecc.) come è accaduto nemmeno troppo raramente, ma perché lo ritenevo e lo ritengo ancora giusto, ve lo dico ancora più chiaro: questa deriva analfabeta ci travolgerà tutti, anche coloro che fraintendendo ne fanno una questione politica rivoluzionaria. Ovvero “meno sai (leggere e scrivere) più ti opponi al degrado”. Ragazzi ( e ragazze), se la finissimo con questa stronzata?
    o.b.

    Postato da Redazione
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    cesira fenu .
    23/02/2017 alle 00:22
    Sono perfettamente d'accordo sull'analisi che Lei, gentile dott. Beha, fa di questa crisi e imbarbarimento generale. Ora sembra che l'ignoranza sia una dote, come Orwell in "1984" esprimeva negli slogan che martellavano gli individui del suo romanzo: "l'ignoranza è forza" era uno di essi. Ma quest'ignoranza è funzionale ad acquisire un controllo totale sull'individuo. Orwell si riferiva al totalitarismo comunista ma la sua disamina ben si attaglia alla nostra società post-moderna. Ottundere le menti bombardandole di luoghi comuni, offuscare le capacità critiche, inculcare l'odio per i libri che fanno riflettere e pensare e per tutto lo scibile, rendono facile soggiogare gli individui e farne ciò che si vuole. "Fahrenheit 451", capolavoro di Bradbury trasposto in film dal genio di Truffaut, immagina la società che sappiamo: nessuno deve pensare, leggere, ma qualcosa nel meccanismo si rompe, qualche maglia si allarga nel sistema di controllo e un gruppo di uomini e donne ai margini imparano a memoria i libri, i classici, ciascuno prende il nome dal libro che ha imparato e il finale si apre alla speranza. Purtroppo il secolo scorso ha visto reali roghi di libri e non solo. Il tutto per esprimere i timori per questa deriva antropologica. Altro che Homo Sapiens Sapiens! E la classe politica è la più incriminata oltre i mezzi di comunicazione per questo scadimento. Tutto viene bulimicamente introiettato, i peggiori esempi che la TV propone, la spacconeria, l'ignoranza, l'apparire, il mettersi in mostra. Mille messaggi negativi, modelli di comportamento vengono proposti dalla rete, dalla Tv, siamo letteralmente bombardati, mentre i giovani naufragano in una dimensione onirica e violenta. La Lingua diventa afasica, ci si esprime con messaggi, un tweet, tutto si semplifica e intanto l'Italiano perde la sua capacità espressiva sommerso da una valanga di banalità. Non resta che combattere la nostra "battaglia quotidiana" contro chi ci vorrebbe omologare e sperare che tante voci dissenzienti sortiscano effetti positivi. Con questi auspici porgo cordiali saluti. Cesira Fenu
    Paolo Antonio Rocchello .
    20/01/2017 alle 05:53
    Mi permetta, la sua è una affermazione che sarebbe stata di gran lunga maggiormente condivisibile se fosse stata supportata da accadimenti. Troppo semplice buttare una frase del genere nella mischia. Da un giornalista mi aspetterei dati e accadimenti a supporto di una denuncia. Cordialmente

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