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  • Oliviero Beha
     
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    gen.
    2017

    Non è capitalismo, è razzia

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    distribuzione-ricchezza

    Andiamo sempre peggio. Più chiaro di così, i numeri stavolta non debbono essere interpretati. E’ un cul de sac per il pianeta, ma pare che in pochi se ne accorgano.
    o.b.

    ECONOMIA | CAPITALISMO CLIENTELARE
    La progressiva concentrazione della ricchezza
    Domenico De Masi, www.inpiu.net

    Secondo le classifiche annuali pubblicate da “Forbes”, nel 2010 le 388 persone più ricche del mondo possedevano una ricchezza pari a quella di 3,5 miliardi di poveri, cioè la metà di tutti gli esseri umani allora viventi. Dopo quattro anni, i 388 paperoni si sono ridotti a 85. Dopo ancora due anni, nella classifica del 2016, bastavano solo 62 straricchi per mettere insieme una ricchezza pari a quella posseduta da mezza umanità. E’ passato meno di un anno e la nuova classifica di “Forbes” ci dice che ormai bastano i soli primi dieci più ricchi del mondo per eguagliare la ricchezza di mezza popolazione mondiale che ormai è composta da 3,6 miliardi di persone. A quanto pare, dunque, l’esito probabile del sistema-profitto, se nessuno contrasta questa sua insana tendenza, è quello di un pianeta in cui una sola persona, un “super paperon dei paperoni”, presto arrivi a possedere una ricchezza pari a quella di tutto il resto del genere umano.

    L’ultimo rapporto di Oxfam, l’organizzazione non governativa che lavora in più di 90 paesi per ridurre la povertà, ha stimato che il primo centile al vertice della piramide sociale è più ricco del restante 99% e, criticando duramente il neoliberismo, attribuisce la colpa di questo assurdo squilibrio al “capitalismo clientelare” composto da multinazionali e super-ricchi che alimentano le disuguaglianze attraverso l’elusione e l’evasione fiscale, la massimizzazione dei profitti, la riduzione dei salari, l’uso del potere e il ricorso alle lobby per finanziare campagne elettorali e ottenere leggi su misura soprattutto in termini di deregulation, di concessioni fiscali, di migliori occasioni finanziarie, di maggiori informazioni sulle opportunità di guadagno, di maggiori possibilità di sfuggire ai controlli.

    Mentre prima l’incremento della produttività e della ricchezza si traduceva in aumenti salariali per i lavoratori, oggi i salari medi e bassi diminuiscono ulteriormente anche quando la ricchezza complessiva aumenta. Negli Stati Uniti il 90% della popolazione, cioè i meno abbienti, ha un reddito medio che ristagna da 25 anni. In Italia il 45% della ricchezza prodotta negli ultimi anni è finita nelle tasche del 20% più ricco. Gli unici aumenti retributivi sono stati elargiti non a coloro che guadagnavano di meno, ma al 10% dei cittadini più facoltosi.

    Postato da Redazione
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