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  • Oliviero Beha
     
    22
    feb.
    2017

    Piddismo: ci sono, ci fanno o ci rovinano?

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    crisi-pd

    Se non fosse una partita giocata sulla pelle del Paese, affossato dagli indicatori economici e in attesa che le proteste decollino, come la Roma messa a freno e frizione dai tassisti sembra lasciar prevedere, questa del Pd sarebbe tutt’altro che una tragedia.

    Al massimo, una tragicommedia alla moviola cominciata ormai tanti anni fa, qualcosa tra il vascello fantasma di Poe e un racconto di Calvino o di Buzzati sulla scissione dell’atomo parlante. Dalla Bolognina in poi ne hanno fatte di tutti i colori, dentro, fuori e sulla soglia del Partito comunista più forte dell’Occidente, cambiando il nome invece che la destinazione d’uso (come nel Pierre Menard di Borges), dilatando le fauci per Tangentopoli come a dire “adesso tocca a noi” in perfetta cattiva coscienza, spalancando il governo a Berlusconi che se ci pensa ancora ride. Poteva mandare Greganti da Antonio Ricci a “Sega la notizia” ma non se l’è sentita. E da allora una straordinaria complementarietà tra Forza Italia e le varie locandine teatrali della sinistra, con i dioscuri D’Alema e Veltroni che al contrario dei ladri di Pisa si mettevano d’accordo di giorno per tirarsela di notte, di volta in volta profittando della ben remunerata (politicamente eh, per carità…) disponibilità salumiera di Prodi tra un Ulivo e un Frantoio. E a proposito dell’Ulivo, ho letto commosso l’intemerata di Sergio Staino, direttore della sedicente e socchiusa Unità, verso D’Alema, lo scissionista “assassino dell’Ulivo”.

    Ricordo che alla presentazione di un suo libro, anni fa, assistetti a un suo aneddoto meraviglioso. Dopo aver delucidato il suo rapporto annoso di odio/amore con il leader Maximo, raccontò che in un incontro pubblico con loro due vicini D’Alema borbottò quasi soprapensiero: “Certo che per te, Sergio, che disegni, stare perdendo la vista deve essere tremendo… Come se a me…” aggiunse rapito cercando il paragone più attinente, “come se a me venisse un cancro al cervello…”. Poi dopo le loro stagioni, dico dei Dioscuri tra il cinefilo e il vignarolo, ti spunta il Capitan Fracassa della rottamazione, che ha gioco facile dopo il disastro precedente e un Pd fatto di seconde e terze file unite solo dal patrimonio immobiliare Ds/Margherita e dall’antinomia più recitata che reale ai resti del Caimano. All’inizio si è quasi costretti a credergli, al Renzi guascone tutto superficie e invenzioni pubblicitarie come il “non sono certo attaccato alla poltrona”, o successivamente “se perdo il referendum me ne vado”.

    Ma dove, ma quando? Se ne va sì, ma in California, cercando di tenere insieme il “suo” partito, vuoto di idee e di politica in una temperie vuota di idee e di politica e ricca solo di figuranti. Alla faccia di chi nobilita le diaspore del Pd evocando “neoliberismo” contro “socialdemocrazia”: di nuovo, ma dove, ma quando? Lo spettacolo è quello di chi si sta facendo beatamente i cazzi propri per non scendere dalla giostra, infidi tra di loro che Cesare Borgia era un impiegato al confronto, ma ancora di più timorosi (solo elettoralmente: non hanno capito) del M5S che per ora è diverso dalla loro natura. Ma come si fa a negare che Grillo sia una creatura politica di D’Alema, Veltroni, adesso Renzi con Berlusconi sullo sfondo? Ora se lo tengono, così un’altra volta ci pensano prima. A che cosa? Al Paese naturalmente, a programmi veri, riconoscibili, alla difesa di diritti per tutti e al richiamo ai doveri per ognuno. C’era una volta Berlinguer… Adesso ci sono loro, OGM che si tirano gli ultimi stracci. E alla domanda principe se ci siano o se ci facciano, la risposta è che ci sono, ci fanno e ci hanno rovinato per generazioni. Almeno il padre di D’Alema era integerrimo, mentre come sappiamo quello di Renzi…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    rosa .
    22/02/2017 alle 19:40
    In Italia manca la democrazia dell'alternanza. Se qualche movimento o gruppo politico esce fuori dagli schemi Renzi, Berlusconi, Salvini, è attaccato in modo concentrico, non solo dagli avversari politici, ma anche da tutti quei poteri forti dell'economia, della carta stampata, delle tlevisioni a cui Renzi ha offerto i suoi servigi in cambion del sostegno politico. Rosa Scarpato

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