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    23
    ott.
    2009

    Dalla politica allo sport tra parolacce e maleducazione: la barbarie della lingua

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    Ci stiamo imbarbarendo un po’ tutti quanti, e tra le tante forme di questa barbarie comportamentale che ci fa regredire (a destra come a sinistra, così almeno ci capiamo…) la lingua che parliamo è una spia più che significativa, forse la spia per antonomasia. Nonostante tutta la modernità o post-modernità o post-post-modernità e i suoi sviluppi tecnologici e scientifici,infatti, ancora non è stata trovata una supplenza alla lingua. Rimane la principale forma di contatto tra noi umani (o subumani o paraumani che sia).Teorie? Vediamo.

    Partiamo dalla comunicazione più popolare, quella attraverso lo sport. Il calciatore più famoso di tutti i tempi, insieme a Pelè ma mediaticamente più di Pelè proprio perché è della nostra epoca, è di certo Diego Armando Maradona. Dopo la vittoria in extremis dell’Argentina, che lui allena, sull’Uruguay, passaporto per i Mondiali sudafricani, prendendosela con la stampa nella sua non infrequente “trance” ha detto qualcosa come “succhiatemelo” in diretta tv. Un barbaro,un cafone, semplicemente Maradona? Temo che in molti (in molti) considerino ciò normale. Veniamo a casa nostra, al CT Marcello Lippi che a Parma, dopo un’ Italia-Cipro nella quale per un’ora gli italiani erano stati penosi e fischiati, se l’è presa con il pubblico che invitava i miti d’oggi dello stadio ad “andare a lavorare”. Il CT ha detto cose come “sono incazzatissimo, vadano a lavorare loro” (“per difendere il gruppo” ha spiegato poi stolidamente), invito che si scontra con l’oggettiva disoccupazione e con un minimo, davvero un minimo di sensibilità contemporanea. Un barbaro sul piano sociale, uno fuori dal contesto linguistico, umorale, morale? Temo che tutto ciò a molti (molti?) non abbia scucito un baffo. In Formula 1, Gran Premio del Brasile, il “padrone” del Barnum Bernie Ecclestone ha detto in un’intervista (già si era espresso in difesa di Hitler..) “ineccepibilmente” che “la morte di Senna ha comunque fatto salire la popolarità di questo sport”. Un barbaro etico? Un mercante planetario schietto? Un guerrigliero anti-ipocrisia in un mondo che almeno in parte “compra” con l’agonismo di piloti e bolidi anche l’adrenalina da incidente dello spettatore/telespettatore? Temo che di tutto ciò e di quel che significa (dal suo punto di vista è stato sincero) non sia fregato niente a molti (molti?).
    E del resto extra-sport il linguaggio che ormai da troppi anni usano i nostri leader politici, Berlusconi ma non solo, è un linguaggio barbaro per barbari, che scambia la maleducazione per chiarezza e l’incisività mediatica per “onestà intellettuale”. Intendiamoci: non rimpiango di certo l’ipocrisia vellutata del “politichese” volutamente incomprensibile e mafioso di sempre, ma ritengo inaccettabile che una classe dirigente si esprima spesso come i calciatori, appunto in “calcese”. Quello che ne vien fuori non è una maggiore comprensibilità per i destinatari dell’informazione, ma un progressivo scadimento dell’autocontrollo e della decenza del parlante che si riverbera in una perdita dell’autocontrollo e della decenza della collettività, interlocutrice passiva e sempre più imbarbarita.
    Possibile che non ci si riesca a fermare? E se è questa la deriva (di come parliamo e del resto) dove ci porta? Fate un test con voi stessi e con coloro che vi circondano sulla qualità del linguaggio che parlate e ascoltate, e sappiatemi dire. Magari confrontando la vostra/nostra lingua con quella dei figli (o dei nipoti).Non è un problema di “parolacce”, credetemi, la parolaccia esiste da sempre ed è nella mente più che nella lingua. E’ la mancanza di rispetto per le nostre parole, quindi per noi stessi, che ci imbarbarisce sempre di più. 
    di Oliviero Beha
    Fonte Tiscali.it, 20 ottobre 2009

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    Chip En Sai .
    "Possibile che non ci si riesca a fermare?"!... ________________________________________________________________________ Oliviero... almeno per i momenti di vita pubblica... un tentativo di rimedio abbastanza *concreto* potrebbe essere avviato... costituendo la figura professionale del *vigile della lingua*... una sorta di Nanni Moretti con l'incarico di ascoltare i discorsi della gente che parla per strada e... soprattutto... in televisione!... se non bastasse... si potrebbero organizzare le "ronde linguistiche"... buone quando calano le tenebre e da dislocare in prossimità di pub e discoteche!... oppure... in alcuni momenti della giornata... all'entrata e all'uscita delle scolaresche... si potrebbero sguinzagliare dei pensionati volontari... scelti preferibilmente tra ex-docenti di italiano!... E' chiaro che la concretezza e l'efficacia di un simile approccio (*approccio*?!... uhm!) dipenderebbero anche dal numero di guanto di ogni operatore linguistico!... ma... per questo... basterebbe indire dei corsi e... specialmente... dei concorsi seri! .-)))

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