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    12
    nov.
    2009

    Caso marrazzo, il lato c

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    Pubblicato su Il Fatto Quotidiano dell'11 novembre 2009 Io so i nomi di tutti quelli che assumono cocaina o droghe ancora più pesanti tra i nostri rappresentanti in Parlamento, io so i nomi di coloro che vanno a puttane e a trans, io so i nomi di chi se la fa con i pupi in Italia e all’estero, io so i nomi di tutti coloro i quali hanno comportamenti eticamente riprovevoli. Ma non ho né prove né indizi. Sul piano della legalità basta la loro fedina penale, e per questo la Navicella del Parlamento è già più che sufficiente. Solo che pare non fregare niente a nessuno…

    L’inizio subpasoliniano del famoso testo uscito “rabberciato” sul Corriere della Sera di 35 anni fa sulla stagione delle stragi e i loro responsabili va bene anche oggi, magari applicato al caso Marrazzo. Che non è naturalmente “il caso Marrazzo” se non per comodità di cronaca giornalistica. A commento di sventagliate di verbali usciti domenica scorsa su questo giornale con la solita competenza, Marco Travaglio parla di lato A, la faccia emersa di una brutta storia, e di lato B (le iniziali sono ovviamente e puramente casuali) ancora tutto da verificare, conoscere, discutere. Il lato B si riferisce al grigio della storia, ai ricatti, ai comportamenti fuori o a lato della legge, a tutti coloro che hanno avuto parte in questa vicenda e che se ne dovrebbero assumere la responsabilità come in qualunque altro paese civile. Che non siamo. E qui spunta il lato C (stesso discorso per l’iniziale…), cui brevemente accenno qui. Cioè, tutto il tempo che è passato dalla vicenda del 2005 in poi, quando prima di essere eletto presidente della regione Marrazzo venne spiato, pedinato, controllato e messo in relazione alle sue frequentazioni con un “viado”.
    Allora ne uscì pulito, ma come faccio io alla finestra di questi fatti a non ricollegarli alla luce di quello che è accaduto tra il luglio e l’ottobre 2009 con lo scandalo che ne ha portato alle dimissioni? Come   posso pensare che in una via come via Gradoli, nomen omen da trent’anni per il caso Moro e presumibilmente sott’occhio dei Servizi segreti, ci sia stato questo tranquillo andirivieni? Come posso pensare che negli ultimi anni uno con questa carica e queste frequentazioni sia stato “un uomo libero che mi ha rappresentato”? Come posso pensare che la vicenda politica non si intrecci con una vicenda di denaro, e non certo e non solo con le banconote del video? Tanto per riassumere, i soldi di una regione   vanno nella stragrande percentuale alla Sanità, e Marrazzo consegna un anno e mezzo fa la testa di Battaglia, suo assessore, a mo’ di Salomè alla presidenza del Consiglio assumendosene l’interim? Mentre naturalmente come dimostra la cronaca di questi anni sanità pubblica e sanità privata si avvitano di continuo alla politica in un pasticciaccio da far impallidire Gadda e via Merulana? Ebbè? Ci vuole un genio per fare queste associazioni di idee? Non debbo pensare il peggio anche senza fare il Pasolini di riporto? E in questi anni nessuno sapeva dell’alone Marrazzo? Davvero? Nessuno alla regione, al governo, in Parlamento? E di questo lato C chi vuole parlare, chi vuole approfondirlo, chi vuole distinguere tra chi non c’entra e chi c’entra tantissimo?
    La verità o una delle verità è che se si tira il capo del filo di Marrazzo davvero, giornalisticamente, politicamente (non saranno connessi i due avverbi?), e penalmente, il rischio è che venga via tutto il gomitolo, o quasi. Eppure è la condizione necessaria e magari sufficiente per far sì che il caso Marrazzo non rimanga una storiaccia di trans e coca, e diventi altro, cioè quello che è. Un’epigrafe di questa politica in un paese in crisi dove succede di tutto senza che se ne risponda davvero.

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    Reverse Osmosis .
    20/03/2012 alle 05:58
    Not everything which is bad comes to hurt us.

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