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    15
    gen.
    2010

    Noi, presi a calci da questo calcio. il caso flachi? solo l’ultimo di una lunga se

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    Francesco Flachi è (era, ormai) un giocatore del Brescia di 35 anni, con un passato agonistico molto inferiore alle sue potenzialità di fuoriclasse. Era una specie di Roberto Mancini minore, ma non di tantissimo. Fiorentino, a 18 anni era già in prima squadra nella Fiorentina di Cecchi Gori. Ho scritto “era” perché è stato appena beccato positivo all’anti-doping per cocaina, e quindi ha chiesto “scusa” a tutti e ha smesso, come sarebbe stato comunque obbligato a fare. E’ recidivo, infatti. Negli ultimi anni è stato squalificato prima perché coinvolto in casi di scommesse, poi per ben due anni sempre per cocaina. Che assumeva -pare- fin da giovane. Si è rovinato una carriera che poteva/doveva essere differente. Fin qui, eccepirete, ”chi se ne frega” o quasi. Nel calcio, da Maradona in poi, e nello sport, vedi Pantani, le droghe non sono così eccentriche. Fa effetto e notizia (relativa) che assuma cocaina il calciatore Flachi, mentre se fosse -che so- un carpentiere o un avvocato non importerebbe niente a nessuno.

    Perché allora prendo spunto da un caso apparentemente minore o comunque non straordinario per parlare di etica nello sport, o meglio di progressiva mancanza di etica nello sport? Perché è un caso minore in una situazione maggiore.
    Oggi il criterio di “lealtà sportiva” che è l’articolo fondante della Costituzione materiale dello sport e del calcio, nell’idea che se ne ha (meglio, se ne aveva), e lo è anche per iscritto nelle carte federali del pallone, cioè le regole che lo governano, oggi dicevo questo criterio non esiste praticamente più.
    E’ un orpello retorico, un monumento all’ipocrisia, quasi un “dovere” formale contraddetto ogni giorno dai comportamenti sostanziali. Oggi in tanti, in troppi degli sport in cui circola denaro vero, cioè cifre che ti possono sistemare per la vita e nei casi più eclatanti per la vita di più generazioni, ignorano che cosa sia questa “lealtà sportiva”: nel calcio succede di tutto, fin dai bambini tesserati, naturalmente non per loro colpa ma per colpa degli adulti, quasi sempre in primis i genitori, e poi a volte dirigenti, tecnici, medici ecc.
    Gli arbitri, deputati alla “giustizia” pallonara sia pure istantanea, con un fischio oppure no che decide una partita e a volte un campionato, con in ballo milioni e milioni di euro, sono ormai dei “professionisti” sia pure non dichiarati che guadagnano in base alla carriera che fanno, e fanno carriera in base al gradimento dei club più importanti, ecc, ecc.
    Ciò ovviamente altera tutto. E potrei continuare. Sono cose ovvie, direte: eppure il tifoso, l’addetto, il consumatore di questa merce che è lo spettacolo sportivo, dal calcio alla Formula 1(cfr. gli scandali sempre più ossessivi) agli altri sport in proporzione al denaro che producono, fa ormai finta di niente.
    Conosciamo bene l’obiezione: è tutta la società contemporanea, non solo italiana, che non ha altro dio se non il soldo, e fa coincidere tutto con questo Dio Mammone di antichissimo stampo, certo, ma oggi padrone di corpi, anime, pensieri in dosi iperindustriali, come mai in passato. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più miseri.
    E allora vi domanderete perché rimarco la gravità particolare della decadenza dello sport e della “lealtà sportiva” in tempi in cui si è persa ogni decenza. Il motivo è semplice e sotto gli occhi di tutti (diceva Wittgenstein: “La cosa più difficile non è scoprire verità nascoste, ma vedere quello che è sotto gli occhi di tutti”).
    Lo sport moderno ottocentesco, compreso il calcio, da noi lo spettacolo sportivo modello Cuccarini, cioè “il più amato dagli italiani”, è nato gratuito, fuori dagli schemi del denaro industriale. Non capitalistico, insomma. E ha mantenuto a lungo, nel secolo XX, pur nella trasformazione in merce, quell’idea di diversivo, di distrazione di massa, di oppio antidoto alle pene di tutta la settimana.
    Il calcio è stato a un tempo in una domenica sia letterale che metaforica “messa” e conflitto simbolico, religione e guerra, appartenenza e dimensione ludica eccetera. La condizione reale della sua funzione acclarata era però che fosse appunto un diversivo, “diverso” dalle nequizie del mondo circostante.
    E’ andata in pezzi proprio questa diversità, questa distinzione, il calcio è oggi -vox populi- “ovviamente come tutto il resto”. E questo rende tutto più grave e senza futuro. E’ come se il calcio, almeno per l’Italia e i paesi che lo hanno messo su un piedistallo economico e quindi politico nell’accezione più profonda, fosse diventato da fusibile, cioè quella valvolina deputata in caso di necessità a salvare, preservandone l’efficienza, tutto l’impianto, a corto circuito elettrico: quando va in tilt il pallone, va in corto, salta l’elettricità tutta, non passa energia, siamo al buio.
    Usciamo dal calcio, dallo stadio, dalla tv che ce lo propina, “peggio” di come vi siamo entrati. Assai più scettici e diffidenti e sfiduciati: “È come il resto, che ci vuoi fare”. E così il pallone si sgonfia con noi dentro, e la cocaina di Flachi dovrebbe evidenziare che non ci sono più da un pezzo “riserve indiane” ludiche. Ci hanno tolto anche quello. E il famoso assunto capitolino ma applicabile ovunque “la Roma è una fede” sta diventando sempre più spesso un inno alla simonia, alla vendita/svendita di indulgenze…Ma sembra che di questo aspetto, che ci riguarda socialmente, tutti nessuno intenda occuparsi.di Oliviero Beha per www.Tiscali.it

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    Stormy .
    11/01/2012 alle 07:41
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    paolotto .
    Lei evidenzia lo sconcerto e la sfiducia generale verso il mondo calcio. Io sono rimasto molto scosso parecchi anni or sono dall'atteggiamento che hanno avuto allora e che hanno oggi molti uomini del Calcio e tantisismi - a me paioni tutti - i suoi colleghi della stampa, verso il caso dei "Falsi passaporti". Alcune persone operarono "slealta sportiva" commettendo reati penali veri tangibili e furono rei confessi di fronte alle legge penale di queste frodi. Il mondo del calcio si guardò bene dal definirli quello che erano, ed emarginarli; nel caso specifico del personaggio Oriali ( risultò che lo fece "all'oscuro della società di appertenenza" che ne avrebbe tratto beneficio) non solo non fu allontanato dalla società ma fu confermato nel ruolo dirigenziale e poi via via fece ancora carriera . Moratti lo perdonò e lo premiò! e la stampa, in una parte molto grande si guarda bene dal dirci quello che Oriali è stato e il falso che ha fatto e l'atteggiamento (nessuna cura) che ha avuto verso la lealtà sportiva.... Sia Moratti (Facchetti presidente però non l'ha smentito!) sia tanti addetti della stampa che non hanno preso le distanza a me paiono "immorali" e poco o niente galantuomini, così come sembrano "poco o per nulla morali" quelli che invocano il ritorno di Moggi alla Juventus (qui almeno i giovani proprietari hanno avuto la vergogna che Moratti non ha avuto nemmeno dopo la conclusione definitiva del processo penale a Oriali reo confesso!) Non le pare che se si deve da un lato reggere forte la barra verso Moggi (soprattutto in questi giorni), verso Moratti e verso Oriali si sia stati troppo spicci e benevoli dando esempio improponibile ..... Sono un Torinista che potrebbe dilungarsi sulla "frode" Bersano - tutti i guai cominciano di lì - (tutti si sapeva chi era dal primo giorno in coi comparve! nessun giornalista ebbe il coraggio di dirlo!) e sulla "grande professionalità" (a me non è mai parso "tonto"!) mostrata dal giornalista suo curatore d'Immagine che fu poi anche direttore responsabile di quel quotidiano messo in campo per una campagna elettorale vincente... ma questa è una storia pagata salata dal Torino che le racconterò un'altra volta....
    Chip En Sai .
    Oliviero... vedo che di elettricità non te ne intendi molto!... quando salta un "fusibile" non si verifica un "corto" circuito... bensì un circuito *aperto*!... e "salta l'elettricità" solo per il congegno nel quale il fusibile è inserito!... Il calcio a me non sembra proprio una "valvolina" inserita a monte di tutta l'illuminazione!... e se... comunque... mantieni la metafora... allora dovresti essere... in proposito... meno preoccupato! .-)))
      rsohux .
      09/01/2012 alle 12:52
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