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    gen.
    2010

    L’addetto “all’anima” sull’eurostar e il benzinaio testimonial di una possibile al

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    Dopo la caterva di post, per lo più “antipatizzanti” o semplicemente anchilosati, riservata al mio invito a sostenere Shukri Said, la portavoce dell’associazione “Migrare” che fa lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione sullo scandalo del rinnovo dei permessi di soggiorno a coloro cui regolarmente spettano (sei mesi o più invece di venti giorni) , oggi parliamo di noi. Non che Shukri e gli immigrati non siano “noi”, ma visto che qualcuno è duro di comprendonio restiamo agli italiani “veri” (anche qui ci sarà chi leggerà solo questa frase, non vedrà le virgolette,partirà per la tangente spero solo lessicale…).

    E non alle magagne italiane, di cui siamo pieni: dai “delitti” politici della cosiddetta sinistra – il centro evacua…-, che non si fa mancare neppure i reati spiccioli, vedi Bologna, al nodo scorsoio che l’esecutivo (avete capito bene, Berlusconi) fa passare intorno al collo del legislativo (il Parlamento) per strizzare poi indirettamente il giudiziario in un collasso evidente della separazione e indipendenza dei poteri. Dal crollo di case di tufo a evidenziatori del peggio come nel caso del sedicenne che accoltella il padre che gli ha staccato la play-station. Per arrivare a Bertolaso che viene sbertucciato perché ad Haiti accusa gli Stati Uniti di non saper coordinare i soccorsi e di mettersi in posa per la tv: sbertucciato dalle polemiche perfino dei “suoi”, preoccupati delle reazioni Usa di Hillary Clinton, che dovrebbero invece fargli notare che se ha ragione sui soccorsi scoordinati sull’isola – come avevano già detto Sarkozy, Kouchner e altri – non ha i titoli per condannare la mediaticità americana dopo le parate da Vespa dei soccorsi (?!?) dell’Aquila. E chi più ne ha più ne metta.
    No, oggi no. Oggi vi racconto due storie, due storielle italiane che mi hanno stupefatto. Una è recente, di qualche giorno fa, in treno. Ero su una qualche Freccia (occhio proto alla “r” che a volte i passeggeri dimenticano…) dell’Alta Velocità da Bologna a Roma, e ascoltavo dei discorsi poco sensati – a parer mio – di un ultrabenestante veneto (accento inconfondibile) che con la moglie veniva a Roma per fare shopping. E’ passato l’addetto alle bevande, un ometto in carne pieno di allegria e vitalità che non lesinava a nessuno cortesia e spirito. Quasi incredibile, ormai. Sembrava uno che facesse volentieri il suo lavoro invece che lamentarsi di tutto e tutti, a partire magari dalle stesse Ferrovie. Entrato in contatto con l’agente delle compere che aveva esternato sul peso e sulla necessità di non mangiare troppi biscotti, ha tirato fuori dalla sua testa, dal suo cuore e dal suo gilet rosso di servizio una teoria sull’anima che, “come saprà” diceva non senza ironia, su una bilancia organica ideale pesa 21 grammi. Lasciando il futuro comperante a bocca aperta. Poi quell’italiano lì, speciale, è passato di carrozza attraverso una scia e un alone di curiosità e di stima, o anche solo di “stranezza” per il sentire comune.
    Anni fa mi era capitato qualcosa di ancora più eccezionale. Avevo visto per puro accidente un film-documentario su Cecco d’Ascoli, trecentesco studioso, alchimista, poeta, medico, astrologo/astronomo, mago o scienziato ecc., bruciato vivo a Firenze per stregoneria ben prima di Savonarola. Una figura intrigante ma assai poco conosciuta, che avevo dunque incrociato pensate un po’ a Toronto in una sorta di festival curato dal Centro Culturale Italiano di là. Era forse l’estate del 2005. Nell’inverno, fermandomi a far benzina sull’autostrada subito dopo Firenze e verso Roma, un vecchietto grinzoso mentre mi riempiva il serbatoio si mise a commentare l’ineducazione di altri viaggiatori per finire in un “ma anche ai tempi di Dante Alighieri era così, non c’era molto da star tranquilli ”. Incuriosito, ho cominciato rapidamente a parlare con lui di “quei tempi”.
    Aveva letto moltissimo. Così, da inqualificabile impunito e provocatore come ormai chi legge anche solo queste note sa benissimo, ho tirato fuori la storia di Cecco D’Ascoli e del film visto pochi mesi prima. Beh, il vecchio benzinaio – una specie di biblioteca rugosa sotto il suo cappelletto forse della Esso nel freddo di dicembre – conosceva anche quel Cecco, lo commentò, mi domandò chi avesse prodotto il film e come fare per vederlo. Fornii qualche indicazione basito per lo stupore e per tutto il viaggio non feci che pensare che siamo o saremmo molto migliori di quel che sembriamo, e che è davvero un crimine non tirare fuori tutto, inteso come tutto il bene, che avremmo dentro il nostro spesso stupido “contenitore” umano. Temo che il mio benzinaio preferito non ci sia più, a quanto mi è stato detto successivamente quando fermandomi in quella stazione di servizio ho chiesto di lui.”Era anziano”, mi spiegarono. Mi rimarrà in testa finché campo. E cercherò l’addetto “all’anima” su tutti gli Eurostar del prossimo futuro. Forse pubblicitariamente dovrebbero eleggerlo a testimonial di una possibile “altra Italia”.di Oliviedo Beha per www.Tiscali.it

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    Commenti
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    Chip En Sai .
    Oliviero... due belle storie!... non avevo mai sentito parlare di Cecco d'Ascoli!... bisognerebbe indagare di più sul suo poema... "L'Acerba"... forse non è rimasto davvero incompiuto! .-|||

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