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    21
    apr.
    2010

    La filastrocca di gaber

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    da Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2010 Sarà una “guerra pacioccona”, alla Attalo, oppure “un’insanabile frattura” modello “ I duellanti”, di Ridley Scott? La prima, la prima che ho scritto… Mentre infuria la “resa delle conte” (dei parlamentari) tra Fini e Berlusconi c’è però come sempre chi ha mangiato la foglia di “destra & sinistra”, qualcuno che dice qualcosa di importante magari non volendo. E questo qualcuno è sempre Lui, “il migliore di noi”, “il migliore dei peggiori”, il “Togliatti del consumismo”: Silvio. Ha scandito: “Il Pdl è nato per riunire tutti coloro i quali non si riconoscono nella sinistra di cui disponiamo”. Anche senza fare il Napolitano acribico sugli aggettivi con il premier, qui c’è tutta la crisi italiana ormai da una generazione abbondante. “La sinistra di cui disponiamo” significa intanto che ne dispone Lui, di riffa o di raffa. E dal 1996 è la storia di “questa” sinistra, convenzionalmente chiamata così. Ma significa anche “la sinistra di cui disponiamo” noi tutti, in questo Paese. Ed è sempre la storia di “questa” sinistra, dal punto di vista di chi la vota. Contrapposta alla “destra” tale per definizione nelle parole di Silvio perché identificata a contrariis, cioè nel “non” essere la sinistra (“di cui disponiamo”).

    E pensare che questa faccenda cruciale di una destra e di una sinistra che non esistono né consistono ma dipendono soltanto dall’essere “contro”, è una faccenda già illuminata dagli artisti “veggenti” negli ultimi vent’anni. Assai più che non dai politologi, dagli analisti e tanto meno dalla classe politica interessata. Ha cominciato Nanni Moretti girando la “cosa”, quel reportage sulle sezioni dell’ex Pci diventato Pds con Occhetto. Fin dal nome innominato c’era tutta la crisi di identità che l’ha attraversata fino ad oggi, peggiorando anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, vincenti o perdenti che fossero. Poi ha continuato Giorgio Gaber con la memorabile filastrocca “Dov’è la destra, dov’è la sinistra”, la cui prima versione è del 1994. Andatevi a rileggere il testo, ridanciano, amarissimo e politicissimo, che finisce con il taglio cesareo di una sola parola, ”Basta!”. Un salto cronologico e ai primi anni Duemila di nuovo Moretti in versione girotondina che al megafono ci gridava “Con questi non vinceremo mai”, riferendosi alla leadership scadentissima della sinistra. Come sia andata, ognun lo sa. E ancora Moretti nel film “Il Caimano”, primavera 2006 prima dell’effimera seconda governatura di Prodi: la scena finale di Berlusconi dentro e fuori del Tribunale, in un paesaggio di focaracci e deriva sudamericana, non è altro che il nostro pane quotidiano. Non c’è destra dunque, non c’è sinistra, ci sono bande contrapposte più o meno incensurate, senza un’idea di futuro reale, senza programmi comprensibili e riconoscibili, senza una sensibilità verso le nuove generazioni che esca da un economicismo una volta trionfante e cammuffato da liberismo e oggi in crisi per chi – e sono tanti, sempre di più – non arriva alla fine del mese. Al governo, a sentire il Cavaliere Inarrestabile, Lui ha abolito per legge la povertà, o quasi. All’opposizione di cui comunque nessuno vuol perdere dividendi e privilegi, Bersani, D’Alema e i soliti noti ridono delle uscite del presidente del Consiglio e ne deridono l’Autore, senza fare un gesto di più. Sembrano e si dicono sempre stupiti di come sia possibile “che molti italiani lo votino”, mentre difficilmente si domandano perché dovrebbero votare loro se non per l’immarcescibile “il Caimano è peggio”. In questo set bloccato non si faccia più finta che c’è una destra contro una sinistra, e che all’interno della destra ci sia una destra cattiva e una destra buona, momentaneamente rappresentata da Fini con buone probabilità di rientrare di fatto o di parola nei ranghi. E’ una partita finta, una guerra di bande in cui l’unico perdente certo è il Paese e “Dov’è la destra dov’è la sinistra” figura degnamente come inno nazionale.    

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    12/01/2012 alle 14:25
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    09/01/2012 alle 17:15
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    09/01/2012 alle 12:11
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    MattiasCOnte .
    Allora.. un bel pezzo. un bell'articolo, molto acuto. Alcune incongruenze. I° il titolo è DESTRA - SINISTRA e non Dov'è La Destra Dov'è la sinistra. II° nel 1976 il grande maestro G.G. scrive Il Tennis. Una canzone la cui tematica è strettamente incentrata sul conflitto (che stava già andando assottigliandosi) tra destra e sinistra. Il tutto nella sua tipica chiave ironica. I "gusti" infatti sono il centro di questo dialogo, un po come nella sopracitata Destra-Sinistra, un dialogo leggero e apparentemente insignificante. Da rivisitare in quanto molto significativo sia al giorno d'oggi che, guardandolo con gli occhi del tempo, con il senno di poi. Gaber vedeva moolto più lontano degli altri. E' solo che forse quando uno dice la verità viene preso per pazzo, o viene ignorato. Ecco un link x il testo: http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=94
    Chip En Sai .
    "... Fini con buone probabilità di rientrare di fatto o di parola nei ranghi. E’ una partita finta..."?!... °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Oliviero... dal punto di vista dei vantaggi per la democrazia... si tratta senz'altro di una "partita finta"!... ma da quello degli svantaggi... se fosse veramente "finta"... allora sarebbe anche finta l'uscita di Fini dai "ranghi"!... Mi meraviglia non poco che tu non abbia soppesato abbastanza quanto sia importante e decisivo il «rischiare» di Fini!... e... in particolare... che... se lui dovesse davvero *chiedere* di "rientrare"... sarebbe (a questo punto!) politicamente *finito* nel Pdl!... Se... poi... a questa "probabilità" si accompagnasse quella del rifiuto di riammissione da parte di chi (con preordinato piano!) ha dichiartato che «non dipende più» da *lui*... allora per Fini sarebbe la *fine* politica anche fuori del Pdl! .-|||
      Mahaley .
      08/01/2012 alle 23:49
      It's always a relief when someone with obvious expertise anwesrs. Thanks!
      Buddy .
      11/01/2012 alle 06:39
      The expetirse shines through. Thanks for taking the time to answer.

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