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    28
    apr.
    2010

    Mi dimetto da testimone

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    da Il Fatto Quotidiano, 28 aprile 2010 Da 19 anni, precisamente dalla prima guerra del Golfo, “mi sono dimesso da contemporaneo”: mi sembrò eccessivo tutto, la guerra del petrolio mistificata e mistificante; l’Italia bellica in sfregio mascherato della Costituzione; l’informazione che arrivava “prima” con Emilio Fede e le sue gaffe sul nostro Cocciolone catturato nel deserto ecc. Così pensai di dover dare un segno almeno a me stesso che il mondo stava facendo capriole all’indietro, decidendo l’uscita dalla contemporaneità. E quell’artista vivida di Lella Costa fece propria la storia di quelle dimissioni.

    A dire il vero per quasi vent’anni mi ero tenuto un’altra veste, così, tanto per non parere del tutto ignudo: quella del testimone del tempo. Mi schiero in politica come è ovvio quando il gioco si fa troppo duro, ho delle idee giuste finché non mi risultano sbagliate – e nel caso le modifico –, il mio tifo calcistico dura lo spazio di una partita ma a volte neppure quello, se la squadra del mio cuore fa pena e gli altri meritano di più. Tutto ciò mi sembrava facesse parte del bagaglio di un normale “testimone del tempo”, poco fazioso di natura, tendente a valorizzare gli altri anche fosse solo per compagnia del proprio egocentrismo. Mi sbagliavo. Ormai non si può più essere né contemporanei né testimoni, a meno di non far finta che sia tutto vero quello che ci circonda e che risponde al tifo e alla peste del pensiero e del cuore. Non mi sto riferendo all’ultimo 25 aprile, giustamente qui rivisitato il giorno dopo dal Direttore di questo giornale, e a all’uso “calcistico” senza limiti né confini della memoria e della contrapposizione. Né ovviamente mi sento di dar torto al presidente della Repubblica quando invita a spegnere o a intiepidire i fornelli della cucina politica politicante (ma lui non si esprime proprio così…), che altrimenti continua a cuocere cibi immangiabili. Certo, se Napolitano fosse conseguente a tale impostazione quando firma gli enunciati di Silvio o quando (estate 2007) ha nel mirino delle critiche un giudice come la Forleo, “colpevole” solo di fare il suo lavoro disturbando se necessario il manovratore di destra e di sinistra non il 25 aprile ma tutto l’anno, forse saremmo tutti (tutti?) più sereni. Ma senza arrivare al Colle, basta fermarsi molto più giù, alla prima pagina di lunedì del “Corriere della Sera” ipotecata come sempre in taglio basso dalla rubrica di Francesco Alberoni. Una rubrica “resistenziale” tanto per rimanere alla data in questione, che lotta strenuamente sì ma per la liberazione dell’autore contro tutti gli eventuali invasori. Del suo spazio sul giornale. Per questo cerco di abbeverarmi ogni settimana. Sarà banale a volte, non lo nego, ma questo suo aspetto resistenziale in un certo senso mi commuove. Mi ha commosso meno quando scriveva tali corsivi da consigliere anziano della Rai, ad interim “quasi” presidente in assenza annunciata cioè annunziata della stessa. Lui ci teneva e si presentava così. Solo che poi sul “Corriere” scriveva di meritocrazia e in Rai “giustamente” piazzava i suoi puledri, purosangue, mezzosangue o muli che fossero. Lì provavo un leggero disagio, lo ammetto. Ma adesso ho potuto gustarmelo senza increspature. Nell’ultima rubrica sentenzia che “La politica non tiene il passo e i vecchi leader spariranno”, elogiando chi viene dal basso. Ho pensato: ebbene, ci siamo. Se ci è arrivato Alberoni, che ha corso tutta la vita il Gran Premio di cui stigmatizza la fine, come “survivor” testimone del tempo sono messo di fronte a un bivio: è davvero la fine di Alberoni e della vecchia politica e lo dice un “suicida” alla Seneca, oppure è la rinascita di Alberoni con la politica “nuova”, figlia di primo letto della vecchia? E di quale delle due ipotesi posso fare da testimone senza essere frainteso? Forse di nessuna delle due. Dimissioni, dunque: nella recita collettiva ti rimane solo il ruolo di spettatore, il palcoscenico Italia non prevede molto di più. 

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    Chip En Sai .
    Oliviero... guarda che Napolitano ha esortato all'autocritica i giudici!... e non ha detto a nessun "testimone" né di fare altrettanto né... tanto meno... di dimettersi! .-)))

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