• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > rubriche > articoli > Indietro Savoia > Sui media impazzano i duelli
    29
    apr.
    2010

    Sui media impazzano i duelli

    Condividi su:   Stampa

    Da quello fra toro e torero a quello fra il Papa e il "New York Times"C’era una volta che i duelli erano all’ordine del giorno, di una normalità e una ripetitività accettate magari anche con qualche episodio letterario da leggenda. Poi sono stati aboliti. Adesso che il colossale toro “Navigante” ha rischiato di affondare definitivamente le sue corna nelle arterie del più famoso torero di Spagna, José Tomas, in Messico, si riparla dell’abolizione/abrogazione/cancellazione delle corride. Ci si arriverà?   L’opinione pubblica italiana, salvo la parte schiettamente animalista, francamente se ne frega. Quella spagnola e centroamericana invece no, e si divide su corrida sì-corrida no. In Messico ad esempio facevano la fila per donare il sangue al loro Eroe. In Spagna periodicamente qualche movimento di opinione rileva la sanguinarietà dell’evento, solitamente per la bestia ma appunto anche non così raramente per l’umano: il tutto parrebbe anacronistico, animalismo a parte.

    Chi ama la tradizione sostiene invece che si mutilerebbe il Dna di un popolo cresciuto a matadores e banderilleros, che scelgono liberamente di farlo mentre non è propriamente lo stesso per il toro. Ne parlo con qualche minima conoscenza diretta, che va oltre il cantore per eccellenza dell’arena, Ernest Heminguay, avendo partecipato anni fa a Pamplona all’encierro, alla corsa tradizionale dei tori per le strade cittadine, per vedere con i miei occhi “l’effetto che fa”.
     
    Come andrà a finire? Se verrà deciso di archiviare il tutto, dopo qualche tempo il ricordo si consegnerà a libri, foto, quadri, film, tv e la mente dei contemporanei. E poi come per i duelli ci si abituerà alla “modernità”. Non sarà una tragedia, malgrado tutto, e anche il toro se ne farà probabilmente una ragione. Certo, il portato “culturale” e popolare della corrida è storico e profondo, ma non mi pare un mondo che non sappia cancellare in fretta storicità e profondità.
     
    C’era una volta che della diffusa pedofilia da parte di alcuni uomini (solo uomini?) di Chiesa si sapeva benissimo, e non se ne parlava di certo, tantomeno sui mass-media. Al massimo, era un bisbiglio, un classico del paganesimo tradotto nel teismo unificato che maneggiava i pargoli. Era una vergogna ? Certo che era una vergogna, peggiorata dal fatto che fosse praticata da chi aveva scelto Dio come compagno.
     
    Una specie di “infedeltà” matrimoniale, se si può dir così, a spese del “puer” che di solito non sapeva né poteva difendersi. Adesso, e da qualche mese, e nelle ultime settimane ancora di più, della pretopedofilia si parla eccome, e Benedetto XVI e il New York Times “duellano” su queste notizie. Già che se ne parli, e parecchio, significa un cambiamento abissale di mentalità, di sensibilità e di scala dei valori: prima veniva l’omertà e il buon nome della Chiesa, adesso per scelta o necessità al primo posto è il bisogno di padroneggiare un fenomeno rivelatosi in tutta la sua orrendezza quantitativa. Ogni giorno da qualche parte salta fuori un vescovo che si è adoperato in direzione di un fanciullo e che ora-pare- se ne pente.
     
    Come per i duelli e per la corrida, la pretopedofilia, la pedofilia sub specie confessionale, è destinata a scomparire? Non lo so, e non credo. La faccenda è un po’ diversa, e scava dentro. Basterebbe dare un’occhiata ad altre religioni, altri costumi, altri popoli, altre zone del mondo per capire che non è esattamente come per i duelli (per quanto…) o per le corride (per quanto…).
     
    Qui vorrei solo sottolineare che le cose cambiano, e ci vorrebbe una leadership politica, laica e non, in grado di seguire e favorire questo cambiamento, possibilmente sulla strada di un miglioramento delle condizioni di vita. Dei duellanti o ex duellanti che ormai si regolano altrimenti, di toreri e tori, di pedofili in tonaca o in altra divisa. E soprattutto delle loro “vittime”. Buonismo banale? Ma naturalmente, e “of course”, di corsa, come direbbe un pedofilo anglicano.
     
    di Oliviero Beha, per Tiscali

    http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

     commenti
    Commenti
    1
    Lascia un commento
    Chip En Sai .
    "Ogni giorno da qualche parte salta fuori un vescovo che si è adoperato in direzione di un fanciullo e che ora-pare- se ne pente."!... °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Oliviero... dal prete pedofilo si è passati al vescovo pedofilo!... presto si passerà al cardinale pedofilo... sempre che prima non si scopra il papa pedofilo... magari quello che in quel momento sieda sul trono pontificio!... I tempi sembrano essere ormai maturi per un simile evento! .-||| °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° P.S.!... Certo... però che su questi *fatti* (spariti!) si fosse cimentato qualcuno come Marco Travaglio... almeno un papa pedofilo lo avremmo per le mani già da un pezzo! .-)))

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook