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    01
    mag.
    2010

    Andrea agnelli, il nuovo “monarca” della juve

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    Come chi scrive la pensi sull’ultima casa regnante ufficiale di questo paese, lo dice la testatina della rubrica. Del resto non sarà per caso che il rampollo per ora finale calchi le piste da ballo come neppure un Roberto Bolle, certo a significare innato talento e vocazione alle piroette storiche del casato. Ho scritto “l’ultima casa regnante ufficiale” appunto perché ufficialmente dai Savoia si sarebbe passati alla Repubblica. Se in realtà non fosse proprio così, e a un certo tipo di monarchia se ne fosse sostituito un altro nelle diverse generazioni, per esempio la “Monarchia dell’automobile” o del “glamour” prima e la “Monarchia del consumo” sub specie televisiva poi, i Savoia sarebbero stati rilevati dagli Agnelli e dal Berlusconi. 

    Gli Agnelli come titolari monarchici dell’Italia del secondo dopo – guerra, e Berlusconi come Re Sole, o Re Travicello, o ancora meglio Re Solicello di questi ultimi vent’anni (e già quasi piovono pietre degli autori di commenti al post che leggono solo quello che vogliono leggervi. Prosit). Lasciamo stare però Berlusconi e torniamo agli Agnelli. Andrea, figlio di Umberto, ritorna in sella nel riassetto della “cassaforte di famiglia” cui negli anni passati in parecchi hanno dato l’assalto come “scassinatori” non provetti: è diventato (verrà ratificato a breve) presidente della Juve, un momento dopo che John Elkann, suo cugino come il pirotecnico Lapo,  assurgeva allo stesso ruolo in Fiat. E’ un ritorno al passato, alla conservazione dinastica? E’ una seria ipotesi per il futuro? Direi che le cose coabitano, è probabilmente un ritorno al futuro. Di Andrea si dice bene, un bene in famiglia inferiore solo alla stima che aveva riscosso Giovanni Alberto, scomparso davvero in un lampo nel 1997 proprio quando era vox populi che ne fosse nato uno “realmente giusto”. Non è frequente, nei casati…E’ per questo che si tenderebbe alla democrazia…
     
    Lo ha benedetto immediatamente e mediaticamente la bandiera della Juventus, Alessandro Del Piero, ricordando che “Andrea è stato sempre e comunque vicino alla squadra”. E gli Agnelli, dal padre dell’Avvocato a suo fratello Umberto passando per Gianni, hanno considerato la Juventus emotivamente e anche strategicamente alla stregua della Fiat, e forse in certi momenti anche di più. Anche se è capitato che i due interessi confliggessero: nella stagione calda alla fine dei ’70, per esempio, prima della marcia dei 40 mila a Torino, non venne acquistato Maradona per non urtare la suscettibilità operaia, o almeno così si disse e si scrisse.
     
    Dunque questo ripassaggio di consegne dopo l’interinato di figure potenti, impotenti, scadenti e scadute in questi anni, è francamente molto interessante. Il tifoso di superficie lo misurerà sugli acquisti, il nuovo allenatore, ecc. Chi segue più in profondità le cose del calcio, convinto che offrano la lente di ingrandimento di altri fenomeni nazionali, sociali, economici, politici, invece, forse da juventino oppure no, si può porre alcune domande.
    1) Come si comporterà il neopresidente Agnelli nei confronti del caso Calciopoli, trasformato dalla giustizia sportiva e dai media essenzialmente nel caso Moggiopoli ?2) Andrà facilmente all’apparenza per rabbonire il popolo bianconero, cioè alla richiesta che venga ritirato lo scudetto “di cartone” assegnato all’Inter per il 2005-2006 da Guido Rossi allora Commissario Straordinario di una Federazione con il presidente Carraro al tempo implicato nello scandalo e poi miracolosamente – come sempre – evaporato dalle accuse ?3) Andrà con difficoltà e impegno alla sostanza per far riaprire davvero il caso, magari per scoprire che la Juventus era ancora più colpevole di quel che si disse e si tentò di dimostrare nel 2006 con la giustizia sportiva “alla pecorara”? Oppure per scoprire che il sistema – Moggi era l’intero sistema – calcio uscito per lo più impunito dall’inchiesta? O addirittura per sbobinare il complesso del pallone pretendendo un calcio pulito o almeno decente invece di quello che ci viene regolarmente propinato come se lo fosse dopo la “discarica Moggi” buona per tutte le nefandezze ?
     
    Ecco, già solo da queste domandine semplici semplici si misurerà la qualità, la tempra e l’onestà intellettuale del nuovo Agnelli, dell’ultimo dinasta che era ancora senza ruolo. E giacché da sempre padre e zio e nonno hanno sostenuto che “quel che va bene per la Fiat va bene per l’Italia” (bugia, bugia, fortissima bugia…), potremmo parafrasare l’assioma con maggiore verità in “quel che si riesce a ripulire nella Juve e nel calcio è un viatico per ripulire l’Italia”. Non sarebbe male, vero? ( E qui lo squinternato di turno ebbro di incomprensione solitamente commenta: “ma Beha, non ti va bene proprio nulla…” e altre scempiaggini. Prosit, di nuovo).
     
    di Oliviero Beha per Tiscali.ithttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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