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    20
    mag.
    2010

    La “politica” virgolettata

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    4 fotografie sullo stato del Paese In quest’ultimo fine-settimana sono stato a Torino, al Salone del libro, a presentare Dopo di Lui il diluvio, edizione Chiarelettere. E fin qui, direte giustamente, “ecchissenefrega”. Ma nell’occasione ho avuto modo di scattare quattro fotografie politiche, anzi politicissime cui magari alla fine metteremo le virgolette, sullo stato del Paese. Naturalmente se la politica è o dovrebbe essere soprattutto il rapporto tra i cittadini e il potere, e i cittadini tra di loro. Chiamiamola politica della quotidianità per distinguerla dalla politica politicante di tutta, ribadisco “tutta”, questa classe dirigente dedita solo agli affari. I loro.

    Prima fotografia. Salgo in taxi e il gentile tassista mi chiede dove deve portarmi (a Fiumicino, vivo a Roma) avendo già l’auricolare. Sta parlando al telefono. Riassumo la successiva mezzora nei tratti salienti. ”A ma’, c’ho un problema. Co’ la tazza. Ma come, quale tazza? La tazza, no? La tazza del cesso. Che succede? Beh, insomma, sì, tiro la catena e esce l’acqua dalla doccia. E’ ‘na cosa seria? Devo smonta’ la tazza? E chi la sa smonta’ la tazza? Io faccio er tassista. Ah, dici che forse… nun è necessario… Mo’ chiamo mi’ moglie, je’ chiedo se stanno ancora a casa gli operai…Pronto? So’ io, sì…so’ ancora lì? Nun vogliono smonta’ la tazza se non glielo dice la ditta? E mo’ chiamo la ditta… Pronto? Sì, so’ quello…sì, pe’ quei lavori… c’è il problema della tazza… e ho capito, ma mica è colpa mia… e quanto me costerebbe… beh, vediamo… Pronto? A ma’, forse ho risolto… poi te richiamo…”.
     
    Seconda fotografia. Sul bus che porta all’aereo. Un ragazzetto stramiciato forse di 18 anni cui non daresti una lira per l’atteggiamento e il vestiario (per dovere di cronaca ammetto d’averlo notato perché aveva Il Fatto in mano), s’alza e cede il posto a una signora in là con gli anni senza che gli venisse chiesto. Trasecolo. Non siamo ancora perduti.
     
    Terza fotografia. Sul volo di ritorno, semipieno, in una fila di tre con un posto vuoto ci sono due ragazzotte, una men che ventenne l’altra con una manciata d’anni in più, vestite senza gusto, sguaiate, con l’iraddiddio di pendagli, auricolari, ipod e tutto il repertorio possibile, che si riveleranno poi detentrici di tacchi ridicoli e improbabili. Parlano a voce altissima, distribuendo parolacce lungo la conversazione, sperano che qualcuno si volti, qualcuno lo fa e lo riguardano soddisfatte. Lo spettacolo dura tutto il volo. Parlano male, maneggiano una rivista e il nome che viene citato più spesso è quello di Aida Yespica, nota show girl della tv, del jet set e degli alberghi romani. Scendendo dall’aereo, nel bus, a voce sempre stridente e altisonante, concludono con una parolaccia orrenda che nel brusio risalta particolarmente. Vanno via in una nuvola di disagio. Degli altri.
     
    Quarta fotografia. Sul taxi che mi riporta a Roma, un tassista non mi chiede che strada fare, ne imbocca una diversa che si rivelerà assai più lunga e trafficata, maneggia il telefonino mentre guida. Ma senza auricolare. Se lo porta all’orecchio e stancamente con l’altra mano gira il volante. Faccio in tempo a sentire cose come “Me’ so’ comprato la macchina nuova..ma sì, pagherò le rate… lavorerò un po’ de più… lo sai che nun me piace de lavora’ troppo..”, ecc. Obietto sulla strada visto che non stacca l’orecchio dal cellulare. Mi dice che quella è la migliore e che il tassista è lui. Gli domando se è normale parlare al cellulare senza auricolare. Mi risponde: ”Questi so’ problemi miei, la macchina è mia…”. Obietto che sulla sua macchina ci sono io in veste di cliente. E che se viola il codice davanti a me forse non è il massimo, né per la mia sicurezza né per la sua figura. Non ci sente, ripete la solfa di prima e cambia strada su mia richiesta facendomi risparmiare qualche minuto dei molti persi. Smette di parlare al telefono e rimane torvo alla guida. Morale? Tiratela voi, in altalena con i post. Giuro che qui Berlusconi e D’Alema o Bersani c’entrano addirittura di più che in altri articoli… Almeno, secondo me.
     
    di Oliviero Beha per Tiscali News

    http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    Chip En Sai .
    Oliviero... era appena finita la presentazione!... tu stavi parlando con una persona!... io sono stato il primo (credo!) ad avvicinarmi... ma non ho voluto distoglierti troppo dalla conversazione!... La prossima volta... comunque... ti porterò da firmare tutti gli altri tuoi precedenti libri... così capirai che sono io! .-)))
    OlivieroBeha .
    Non ti ho riconosciuto. Potevi dirmi chi eri. L'ho autografato a tutti quelli che me l'hanno chiesto.
    Chip En Sai .
    "In quest’ultimo fine-settimana sono stato a Torino, al Salone del libro, a presentare Dopo di Lui il diluvio, edizione Chiarelettere. E fin qui, direte giustamente, “ecchissenefrega”."?!... °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Oliviero... come sarebbe a dire... "... direte giustamente, “ecchissenefrega”."?!... Secondo te... me ne fregherei anch'io... che di sabato non lavoro e che quel giorno mi sono alzato alle cinque e mezza (prima del solito!)... per riuscire a seguire la presentazione del tuo libro e per farmelo autografare?!... E io che pensavo che tu mi avessi riconosciuto... visto che non mi hai chiesto chi fossi! .-)))

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