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    27
    mag.
    2010

    Sui banchi a ottobre o a settembre?

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    Meglio mai, aboliamo la scuola per fare economia Negli ultimi vent’anni mi è stato chiesto qualche volta di candidarmi: alle Comunali, alle Politiche, alle Europee. E negli anni, visti i ribaltoni cui abbiamo assistito, mi è capitato anche di ricevere queste richieste da (quasi) tutto l’arco parlamentare. Pensavano forse che potessi andar bene comunque, specie nei momenti di notorietà televisiva (rari). Ma erano loro o meglio i loro programmi, il loro modo di far politica, i loro valori/disvalori, la loro ipocrisia tra parole e fatti che non andavano bene a me. Così non ho mai accettato, e senza starnazzamenti mediatici. Però devo ammettere che almeno un rimpianto ce l’ho, e molto specifico. Mi sarebbe piaciuto dedicarmi alla cosa che reputo più importante e urgente di questo Paese, più della Sanità e della Giustizia, più della manovra economica e dell’ecologia, ecc. Forse perché li contiene tutti.

    Sto parlando della scuola italiana, che ho visto precipitare negli ultimi quarant’anni della mia vita, che al governo ci fosse la sinistra o il centro-sinistra, con o senza il trattino. Idem per la destra e il centro-destra. Mai rispetto e volontà politica, mai consapevolezza reale che è la scacchiera nazionale e internazionale su cui si giocano tutte le partite del presente e del futuro, mai investimenti finanziari e mai davvero chiarezza su che cosa sia e/o che cosa dovrebbe essere oggi la scuola (e quindi l’Università): una preparazione per la vita, com’era concepita all’origine?
     
    Oppure un viatico per il lavoro, come è ritenuta ormai da una generazione abbondante con il dettaglio infinitesimale che di lavoro ce n’è sempre meno? Ci ripensavo oggi che dovevo andare a parlare in un Liceo Scientifico di Mestre con i ragazzi entusiasti e il Preside ( o Direttore Didattico, o Presidente di istituto…boh…) che invece ha bloccato l’iniziativa. Troppo pericoloso, troppo “politico”.
     
    Troppo “scolastico”, invece, gli avrei opposto io magari in un confronto pubblico davanti agli studenti. E ci ripenso leggendo del precipizio (ripeto, cominciato da troppo tempo in un Paese senza memoria anche perché la qualità didattica di docenti e discenti si misura pure sulla memoria) che con la Gelmini stiamo definitivamente imboccando.
     
    Materie aggiornate che saltano (cfr. il mio recente “Dopo di Lui il diluvio”,edizioni Chiarelettere, anche sulla Malaistruzione), per cui nelle scuole superiori un bel taglio alla Resistenza e all’Antifascismo, quindi “semplicemente” alla nostra storia. Scuola che si vorrebbe far ricominciare da ottobre perché “settembre è un mese prezioso per il Turismo”, alla faccia dei dettati europei. Circolari che vietano ai presidi di “parlare male del governo” (cito “la Stampa “ di sabato non la Pravda di Breznev), ecc.ecc.
     
    Non misureremo noi la ferita profondissima al tessuto sociale che viene inferta con questa sottovalutazione e marginalizzazione della scuola italiana, di docenti, alunni e famiglie, aggravate dalla mancanza di denari pubblici cui si deve supplire con uno spaventoso “fai da te”. Spaventoso perché spaventa il futuro, alla lettera.
     
    La ferita la misureranno appunto i nostri figli. Intanto il dibattito verte sull’eliminazione degli sprechi, e sul numero in eccesso dei bidelli al sud, come le guardie forestali. Per carità, una razionalizzazione è indispensabile dopo decadi di assistenzialismo peloso. Ma la scuola rimane sempre più una sconosciuta. Se decidessimo di abolirla definitivamente? Pensate che risparmio per la manovra di Tremonti.
     
    di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    Commenti
    1
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    Chip En Sai .
    "Meglio mai, aboliamo la scuola per fare economia"!... °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Oliviero... sta' tranquillo!... presto saremo costretti ad abolire l'economia per fare scuola!... non ti dice niente il tremontiano «tornante della storia»?! .-|||

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