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    01
    giu.
    2010

    Tifare pro o contro? una questione “nazionale”

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    Si avvicinano pericolosamente (non è una metafora: le preoccupazioni per il Sudafrica ci sono eccome) i Mondiali e qualcuno ripropone una questione “nazionale”. Si tifa pro o contro gli azzurri? Non sembra oggettivamente un problemuccio di poco momento.Già quattro anni fa, in pieno casino mediatico e popolare da “Calciopoli”, Beppe Grillo e un nutrito gruppo di colleghi/seguaci intonò un epico “forza Ghana”, ovverossia la prima squadra che gli azzurri dovevano incontrare in Germania. Si è visto come è andata. Come minimo, tifare “politicamente” contro, “gufare” socialmente, culturalmente e mediaticamente contro l’Italia porta bene. Non so se all’Italia Paese, certo all’Italia Nazionale di calcio.

    Adesso si ripropone la questione, nel caso con un “forza Paraguay” che già suona diverso visti i “guai” in cui versiamo, senza scandali contemporanei se non uno “scandalo” consequenziale e uno “scandalo” nazionale: il primo è quello dei postumi di Calciopoli in tribunale, che finora fanno pensare che la giustizia sportiva quattro anni fa abbia fatto carne di porco, scaricando sul Moggi certo non monacale che conosciamo tutto il peggio del calcio italiano che ancora non è emerso con chiarezza (e chissà se verrà mai fuori davvero,visti gli interessi in gioco extracalcistici). Il secondo “scandalo” è quello di un Paese che fino a ieri si era sentito dire “consumate, consumate, rilanciate, rilanciate” ovviamente la produzione e da oggi si sente dire dallo stesso governo “avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi”, ovverossia “avete esagerato nel consumare”. La crisi morde i polpacci, ma degli italiani non certo degli azzurri che vedremo ai Mondiali sudafricani.Che c’entra lo stato di crisi dell’Italia di Berlusconi con lo stato di salute dell’Italia di Lippi? Beh, è la domanda a essere stupida, eventualmente: si può immaginare quanto bisogno e utilità avrebbe un ipotetico quinto successo mondiale dell’Italia sugli umori e l’indotto del Paese. Solo che si è vinto anche quattro anni fa, e di sicuro al calcio italiano in preda alle stesse beghe non è servito a niente, e al Paese ancora meno a giudicare da come stiamo messi.Questa serie di notazioni si incarica di rispondere al quesito se tifare Italia o no in Sudafrica. Proporrei di tenere separate le due questioni “nazionali”, quella di Lippi e quella di Berlusconi. Personalmente ho sempre cercato di spiegarle l’un l’altra, in un contesto complessivo nel quale sono interconnesse e con il quale interagiscono nel bene e nel male. Ma adesso dopo tanta “politicizzazione” del calcio e “calcistizzazione” della politica sarei un po’ stufo. Se l’Italia giocherà bene sarò contento, e se vincerà qualche partita sarà ancora meglio (dubito di un buon piazzamento per una serie di motivi di cui avremo tempo per parlare prima e durante i Mondiali). Se giocherà male, mi arrenderò all’evidenza del brutto spettacolo sia se perderà che se –come altre volte- andrà avanti nel torneo. Ma non tiferò contro, perché allora è più serio non tifare per nulla e fregarsene pensando come spesso dico che “è tutta una recita”. Né attribuirò truffaldinamente a qualche vittoria in più significati catartici per il Paese, che non avrebbe e non ha avuto in passato, se non per la tasca degli “happy few”.  Il calcio fa parte delle “brioches” di Maria Antonietta e di Luigi XVI con testoline ruzzolanti (Dopo di Lui il Diluvio, appunto…) esattamente come altre questioni che il Paese non vuole o non sa risolvere. Quindi godetevi – si fa per dire- Cannavaro, mentre la crisi morde voi e loro no.di Oliviero beha per Tiscali notizie, Indietro Savoia28 maggio 2010

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    Chip En Sai .
    Oliviero... c'è sempre una via di mezzo!... e... poi... non ci capiterà frequentemente di poter tifare per una nazionale straniera di primo livello guidata da un ct italiano!... Non possiamo perderci la rara e forse unica occasione che ci offrono l'Inghilterra e Capello! .-)))

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