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    Home > rubriche > Indietro Savoia > Cuore azzurro senza coraggio
    19
    giu.
    2010

    Cuore azzurro senza coraggio

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    La maglia è azzurra in omaggio a Casa Savoia, come è noto. Era nata bianca. Cuore e coraggio hanno la stessa origine etimologica, perché “coraggio” viene dal francese antico e prende le mosse appunto da cuore. Ma qui, cioè ieri sera, c’è stata una separazione in casa. Azzurra. L’Italia di Lippi ha certamente cuore, e lo ha dimostrato per tutta la partita con il (temibile? Sicuri? O solo “quadrato”?) Paraguay. Non si può dire che non si sia battuta sotto il diluvio di Cape Town, rischiando senza moine le gambe sotto i colpi “paraguagi” di vecchia scaltrezza sudamericana e restituendo mazzate dov’era il caso. Quindi cuore, e i sinonimi grinta, tenacia, agonismo ecc. sono sicuramente tra i fattori messi e visti in campo.

    Ma il coraggio è un’altra cosa. La divaricazione comincia dal concetto di fondo che per rischiare di vincere, nel calcio come in qualunque sport come nella vita, devi saper rischiare di perdere. Ed è esattamente questo “freno tirato” non nel cuore ripeto né nella coriacità dei giocatori bensì nell’atteggiamento psicologico da tenere che ha ridotto di molto le possibilità di questa squadra.Che non è mediocre, ma solamente media.
    Che può come si dice “fare la partita” ma senza rendersi davvero incisiva, che può aspettare gli avversari (non era il caso del Paraguay, tendenzialmente catenacciaro perché un pareggio li avrebbe alla vigilia più che soddisfatti malgrado le rodomontate delle dichiarazioni…) rendendosi pericolosa in contropiede ma non garantendo “saracinesche” in difesa tali da costituire un’ assicurazione contro gli eventi anche sfortunati.
    Il gol preso da uno che salta in mezzo a Cannavaro e De Rossi impegnati in un “blocco” difensivo sì, ma tra di loro, rende l’idea.Che cosa intendo per coraggio, distinto dal cuore? Intendo il fatto che dove mancano le qualità fuori dalla media (appunto) quel qualcosa in più te lo dà o te lo dovrebbe dare il coraggio, la voglia di rischiare, il fatto di stringere davvero d’assedio la difesa avversaria, di tirare in porta da qualunque posizione possibile ecc. Per esemplificare per gli addetti, un Di Natale in più e un Marchisio in meno.
    Ma è un discorso che travalica il calcio, che riguarda il Paese e la politica e la conduzione sociale della nostra profonda crisi. Non basta il cuore, che gli italiani hanno e mettono a disposizione specie nei momenti topici delle tragedie e/o degli eventi particolari: ci vuole il coraggio, perfino il gusto etico ed estetico di rischiare. Di rischiare che cosa? Semplicemente di perdere, sapendo che nel calcio non è una disfatta ma solo una sconfitta se hai giocato per vincere e ti è andata male.
    Nel resto, nella società italiana, il coraggio non c’è da un pezzo, e in nessuno. Difendono i loro privilegi in alto, galleggiano in basso, e nessuno sembra avere davvero la voglia di dare una svolta coraggiosa a questo Paese. Fino a quando giocheremo per un pareggio? Non è chiaro che nel frattempo sta diventando una sconfitta?  
    Oliviero Beha per Tiscali Notizie, 15 giugno 2010http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    Ragazzi leggete su ju29ro.com, c'è un' un' intercettazione tra Ruggero Palombo e Paolo Bergamo, è allucinante, che il Sig. Beha faccia qualcosa, dato che è l' unico giornalista che si comporta come tale e cerca la verità.
    rebyjaco .
    Non ho capito niente. Comunque sono vecchio, e sarà colpa mia. Voglio aggiungere: Con questa squadra, priva di gente che faccia GOL! (come pure in Germania), non si può aspirare che ad una qualificazione di quarto posto (ci metterei la firma). In Italia, non c'è di meglio, e se qualcuno ti ripropone i Balottelli o peggio ancora Cassano, (pessimo soggetto), con loro, poteva sicuramente andare peggio e non meglio. (con Cassano sicuramente), con Balottelli (una lotteria)
    rebyjaco .
    Dalla parte ""Italia"", sono d'accordo, dalla parte ""Paraguay"" NO. Carissimo, dimentichi che il Paraguay è arrivato secondo nel girone qualificatorio, battendo sia l'Argentina che il Brasile. E' sempre stata una squadra "durissima" e abbiamo avuto un gran "CULO" a pareggiare, e questo, se non si è in grado di capirlo, significa che come al solito, si parla del Brasile e l'Argentina, e per NOI, il calcio sudamericano finisce quì. Un'altra squadra che Ti propongo di osservare è il CHILE, con l'allenatore Bielsa che ha la particolarità di voler far giocare BENE le squadre, infatti, quando ha guidato l'Argentina ""senza i fenomeni"" ha vinto bellissime partite, purtroppo ha anche perso, e allora, siccome l'Argentina è ""una copia dei dirigenti italiani"" l'hanno cacciato. Vedremo! Non credo che l'Argentina (per cui tifo), arrivi in finale. L'handicap Maradona è troppo anche per loro. 19/06/010
    Chip En Sai .
    Oliviero... per caso... non sarai un giocatore d'azzardo piuttosto che di "coraggio"?!... Il rischio di perdere una partita... per una squadra "media"... c'è sempre e comunque!... se... poi... (come dici in conclusione!) giocando "per il pareggio"... aumentano le probabilità di "una sconfitta"... allora bisogna dedurne che quanto si è più prudenti tanto più si ha "coraggio"... visto che si rischia maggiormente di perdere!... Complimenti... però... perché... scommettendo coraggiosamente di vincere la partita di questa distinzione concettuale tra "cuore" e "coraggio"... anche a rischio proprio di perderla... hai davvero dimostrato (tu per primo!) molto coraggio!... poco importa che poi tu abbia davvero perso questa sfida!... anche in questo caso "non è una disfatta ma solo una sconfitta"!... purché sia una "sconfitta" solo del gioco e non del coraggio stesso!... e purché... quasi come come per «l'amore»... possiamo sempre dire che il coraggio «vince sempre»... anche quando ci fa perdere!... «vince sempre»... perfino sulla sconfitta stessa e non solo «sull'invidia e sull'odio»! .-)))

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