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    30
    giu.
    2010

    Porte girevoli

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    da Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2010Scrivo addolorato per la morte di Pietro Taricone, che non conoscevo ma mi era simpatico. Alla memoria purtroppo tragica, non avresti detto che era uno da “Grande Fratello”. E probabilmente aveva dimostrato poi di non esserlo. È più da “Grande Fratello” dei poteri italioti Lamberto Cardia, che lascia la Consob dopo anni di sabbie mobili (Parmalat, Cirio, Alitalia ecc.) non per andare in pensione bensì alle Ferrovie. Lo pagano o dà lui qualcosa di sua tasca per farle funzionare meglio? Nel dubbio il migliore resta Berlusconi che si scopre “simile a Lula”, cioè “anche” a Lula, semplicemente perché va in Brasile. Grande. Passa di diritto ai quarti dei Mondiali. Poi ripiega sulle solite critiche alla stampa, che non lo adora come il vitello d’oro (o grasso) che è, e invece domani inscena la protesta di Piazza Navona contro la legge bavaglio e tutto ciò che la correda.

    Detto che penso (e scrivo da anni) che sia la giustizia sia l’informazione italiana siano sufficientemente malate per richiedere un medico di famiglia che non è però Dracula Silvio, che le “finirebbe” volentieri, veniamo alla manifestazione. Come? Con tre citazioni forse di qualche utilità. Cominciamo da Formigoni, che ha fatto notare che nessuno, se non una sua lettera autografa a “Il Giornale”, ha notato una misura virtuosa della Regione Lombardia. E cioè che per l’infausta partita dell’Italia con la Slovacchia invece che demagogiche chiusure il Pirellone aveva ragionevolmente permesso ai suoi dipendenti di prendere le ore lavorative per vederla, a condizione di recuperarle. Ebbene, quello che lamenta Formigoni è sensato, anche se poi c’è tutta la storia di “oil for food” ormai dimenticata. Ma guai a mettere sotto accusa le persone senza riconoscerne le decisioni positive. Si creano “mostri tifosi”. Così come è indispensabile, sempre in tema di stampa, riconoscere la gravità di ciò che è successo a “Panorama”. Fanno un’inchiesta su Bernabè e la Telecom, e scompare sul magazine la pubblicità della medesima. Per carità, è tutto un pasticcio, ma non rilevare anche questo è un pasticcio nel pasticcio e insinua sospetti di manicheismo. Anche nel Paese dei Berlusconi (che auspica di togliere la pubblicità ai giornali “cattivi”) e Berluscloni. Idem silenzioso per una recente sentenza di straordinario interesse pubblico, pressoché taciuta dai media. Riguarda ciò che ha sostenuto all’inizio di giugno il gup di Perugia, Carla Giagamboni: “La Consulta dichiari che non spetta a Berlusconi porre il segreto sul peculato di Pompa e Pollari. Non c’è alcun motivo per cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e il suo braccio destro Pio Pompa, imputati per peculato, possano invocare il segreto di Stato”. Il giudice competente ha dunque ammesso la costituzione di parte civile per 7 parti lese (magistrati, avvocati, politici, giornalisti, più l’associazione internazionale Medel), sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato che investe la Consulta. “Si chiede a codesta Corte – conclude il giudice – di volere dichiarare che non spetta al presidente del Consiglio dei ministri secretare, mediante conferma dell’opposizione del segreto da altri opposto, modi e forme dirette e indirette di finanziamento per la gestione del servizio da parte di Pio Pompa della sede di Sismi di via Nazionale a Roma, allorché il Servizio era retto da Nicolò Pollari”. Secondo i capi d’imputazione nell’arco di ben cinque anni (dal 2001 al 2005) Pompa, su input di Pollari, avrebbe svolto una minuziosa attività di dossieraggio su una molteplicità di soggetti, accusati di voler delegittimare, con la loro azione, l’attività del premier, allora – come ora – Silvio Berlusconi. Monitorati giuristi (una trentina) facenti capo a Medel; magistrati di punta, come Libero Mancuso (7 procedimenti davanti al Csm in quel periodo), politici scomodi (come Elio Veltri e Cesare Salvi), giornalisti ficcanaso (radunati intorno al gruppo de “La Voce delle Voci-La Voce della Campania”, descritta da Pompa come una sorta di “al Qaeda dell’informazione”). Ne vogliamo parlare domani a Piazza Navona per la presa di questa speciale Bastiglia, oppure no?    No alla legge bavaglio. No al golpe strisciante. Tutti in piazza il 1 luglio

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